PAROLE CHE PARLANO/283

Schermo 

Schermo è oggi è un vocabolo che associamo ai piccoli e grandi dispositivi elettronici che hanno invaso le nostre case. Eppure nasce in un’epoca in cui pixel e retroilluminazione erano parole inesistenti.

La sua origine è insieme guerresca e domestica, e racconta un gesto profondamente umano: quello di proteggersi.

Il termine italiano deriva da una base germanica, probabilmente longobarda o francone (skirm, skrank), che indicava un riparo, una barriera, uno scudo. Era la parola usata per ciò che para, che difende, che si frappone tra il corpo e il pericolo. Attraverso il francese antico escran (il parafiamma posto davanti al camino), la parola arriva all’italiano come schermo, conservando intatta la sua funzione originaria di protezione. 

Alla base di questi termini si trova una radice antichissima, indoeuropea, sker-, che significa “tagliare, separare”. Lo schermo, in origine, non è ciò che mostra, ma ciò che taglia fuori: il colpo d’arma, la fiamma, lo sguardo diretto. È un oggetto che crea una distanza, una linea di confine tra ciò che deve essere difeso e ciò che può ferire. Proprio questa idea di separazione ha permesso, col tempo, un’evoluzione decisiva del significato: lo schermo non è più solo ciò che nasconde, ma anche ciò che, separando, consente tuttavia di osservare. È lo schermo che divide il pubblico dalla scena e che, proprio per questo, rende possibile le rappresentazioni.

 Interessante è un suo derivato: il verbo schermirsi, cioè ripararsi da qualcosa di fisico, come il sole, il vento, un colpo. Col tempo, schermirsi è passato dal corpo alla parola, dal gesto alla relazione per cui ci si schermisce da una domanda, da un’accusa, da un’obiezione. È un modo per proteggersi, ma silenzioso, senza aggressività. 

Nel linguaggio contemporaneo, schermo è quello del televisore, del computer, del telefono. Ma la parola conserva la memoria del suo passato. Ogni schermo è ancora, in fondo, una soglia: protegge e insieme mostra, separa ma connette. E ogni volta che lo accendiamo, ripetiamo senza saperlo un gesto antichissimo: quello di chi si mette al riparo.

E questo vale purtroppo anche per i cosiddetti “leoni da tastiera” che usano però vigliaccamente la protezione dello schermo.

Rubrica a cura di Dino Ticli
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