Lecco: Boscagli una vittoria annunciata. Poteri forti pur se in mimetica col centrodestra

A Lecco Filippo Boscagli sorpassa con 932 voti il Sindaco uscente. Auguri a Filippo per il suo impegno e per le sfide che dovrà affrontare. Adesso sarà interessante vedere la nuova squadra di governo della città: tra il dire e il fare c’è di mezzo il lago. Oggi, oltre allo schieramento, è un giorno di festa e anche per suo padre, sua madre, le sorelle e la moglie.  

Dei 39.137 elettori, sono andati a votare 23.175, pari a 59.15% della popolazione. Di questi: 11.905 (52,04), pari al 30,41 della popolazione, hanno votato per Filippo Boscagli; 10.973 (47,96), pari al 28,03 della popolazione, hanno votato per Mauro Gattinoni. Schede nulle 187; schede bianche 108; schede contestate 2 .

Il 28 marzo, su questa testata - Lecco: simulazione elettorale tra frammentazione e fluidità -, prognosticavo che il centrodestra avrebbe ottenuto il 52% circa. La previsione si è rilevata sbagliata di qualche centesimo di percentuale. In un secondo editoriale affermavo che avrebbe vinto il raggruppamento che fosse stato in grado di costruire più relazioni sociali.

La novità di questa partita è però nell’alta affluenza dei votanti al secondo turno. Non c’è stato un calo rispetto al primo turno. Un terzo della popolazione (40%) non si è recato alle urne; questo è un dato importante, che il nuovo sindaco dovrà tenere in considerazione: l’astensione supera i voti del centrodestra e del centrosinistra.

La lista civica, Orizzonte, con la sua ambiguità e i troppi distinguo, si è rivelata un’operazione sfavorevole al centrosinistra. A differenza della vecchia lista “Appello per Lecco” la lista Orizzonte è composta da ambientalisti, civici storici, cattolici ‘dissidenti’, ex PCI; insomma, una squadra con il mal di collo rivolta al passato, al distinguo, alla castità - si fa per dire – . Nel tentativo di trovare l’icona della purezza, ha consegnato la città al centrodestra. Bene, bravi.

Al primo turno, pensavano di ottenere un risultato vicino al 10%, invece, così non è andato. Non contenti, nel nome del distinguo: “noi siamo noi”, scelgono di non schierarsi, lasciando l’ambiguità del distinguo. Qualcuno ha votato per Gattinoni, molti per Boscagli e altri non sono andati a votare.

Il centro-sinistra era convinto di vincere al primo turno. Non ha preso nemmeno in considerazione il dato del referendum sulla giustizia, che dava vincitore il Sì a Lecco.

La campagna elettorale è stata centrata su quello che era stato fatto. Non è riuscito a sviluppare  tematiche che andassero oltre la concezione securitaria del centrodestra. Non ha avuto il coraggio di affrontare le questioni ambientali come il Magnodeno; né di immaginare una città futura, né di raffigurare una viabilità più articolata. Non ha approfondito la questione dell’occupazione, del disagio socio ambientale. Non ha separato la questione dei migranti dalla sicurezza.

Non ha colto il rumore di fondo della città. Bastava ascoltare, girovagare per sentire l’antipatia sottesa nei confronti della giunta uscente. La città e la cittadinanza sono il frutto dell’umore, del bisogno irrazionale, che abita  dentro di noi. Come sempre, si è tenuto un tono arrogante di superiorità, che infastidisce.

I poteri forti, come la chiesa, le associazioni imprenditoriali e commerciali sono stati mimeticamente a favore della destra: non lo diranno mai perché loro sono “acqua e sapone”.

La campagna del centrodestra è stata quella di sempre, con i soliti contenuti. Tuttavia, Boscagli è riuscito a vivacizzare la campagna elettorale, come se fosse la fiera della cuccagna, la sagra di Pescarenico. Da decenni, il voto a Lecco si muove sotto l’ombra di un campanile. Anche Brivio e Gattinoni sono fioriti sotto l’ombra di un campanile. Questa volta, l’ombra del Campaniletto di S. Gregorio ha prevalso: basta vedere i voti delle sezioni di Pescarenico. La sinistra deve essere più laica, avere più coraggio, proporre emozioni e contenuti vivi, vitali: basta con il caffè macchiato. 
Dr. Enrico Magni
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