Civate: è tempo di fermarsi, con la mostra 'Vagabondarsi'
Insegnanti entrambi, da uno scambio di battute nel cortile della scuola dove lavorano, Ilaria Rocco e Michele Casadio hanno portato a Civate già tre mostre, in location differenti, destinate a diventare quattro il prossimo anno. La terza è stata inaugurata ieri sera presso la Sala Civica di Villa Canali, trasformata così in maniera inusuale in sala espositiva.

Presenti ovviamente lei, in veste di assessore alla Cultura affiancata dal sindaco Angelo Isella e dal vice Simone Scola e lui, professore di arte nella vita di tutti i giorni, in questo caso curatore, con la “collega” Francesca Piazza, della collettiva che, fino a domenica, impreziosirà le proposte inserite nell'ambito del tradizionale programma della Festa Patronale di San Vito organizzata dal Comune e dalla Parrocchia, in collaborazione con le associazioni civatesi.

Vagabondarsi il titolo della mostra che ha coinvolto, oltre a Casadio e Piazza, anche Elena Benigni, Nicole Locatelli e Andrea Perrotta, tutti artisti emergenti e compagni di studi all'Accademia Carrara di Bergamo, nonché la giovanissima Alice Molteni, allieva del curatore, impegnata nel campo della sperimentazione pittorica, materica e su tavola.

Ed è proprio la sperimentazione un secondo elemento di collegamento tra le firme delle opere esposte a Civate, con tele e installazioni in dialogo tra loro pur profondamente diverse le une dalle altre anche solo per i materiali usati ma tutte frutto del mettersi alla prova. Anche lo spazio stesso, la sala civica, del resto ha richiesto ingegno per l'allestimento, ben riuscito poi nel suo complesso, con le quattro colonne laterali divenute pareti per l'affissione di quattro diverse “spiegazioni” di che cosa è “Vagabondarsi” a cura di quattro diversi professori. “Vagabondarsi significa – scrive Davide Colombini – dare al mondo il tempo di raccontarsi. Apparente errore, nasconde invece un viaggio che non misura distanze ma la profondità con cui impariamo a guardare”.

Se il tema delle opere è la natura, gli artisti che le propongono si sono riconosciuti in valori comuni, quelli del cammino non necessariamente con una meta, come spiega Casadio, sottolineando come quanto messo in mostra definisce un percorso, con gli autori che, a un certo punto, si sono abbandonati alla contemplazione. Si sono accorti, in altre parole, “di quanto c'è bisogno di fermarsi in un mondo che corre. Anche a Civate. Per ritrovare il cammino verso l'io. Per ricordarci che siamo piccoli e di passaggio. Vi regaliamo – la chiosa davanti ai presenti all'ideale taglio del nastro – per tre giorni un pezzettino su cui ci siamo fermati. Lavori che ci hanno messo alla prova”.
Vagabondarsi è visitabile oggi dalle 18.30 e domani, domenica, dalle 10 alle 13.

Presenti ovviamente lei, in veste di assessore alla Cultura affiancata dal sindaco Angelo Isella e dal vice Simone Scola e lui, professore di arte nella vita di tutti i giorni, in questo caso curatore, con la “collega” Francesca Piazza, della collettiva che, fino a domenica, impreziosirà le proposte inserite nell'ambito del tradizionale programma della Festa Patronale di San Vito organizzata dal Comune e dalla Parrocchia, in collaborazione con le associazioni civatesi.

Vagabondarsi il titolo della mostra che ha coinvolto, oltre a Casadio e Piazza, anche Elena Benigni, Nicole Locatelli e Andrea Perrotta, tutti artisti emergenti e compagni di studi all'Accademia Carrara di Bergamo, nonché la giovanissima Alice Molteni, allieva del curatore, impegnata nel campo della sperimentazione pittorica, materica e su tavola.

Ed è proprio la sperimentazione un secondo elemento di collegamento tra le firme delle opere esposte a Civate, con tele e installazioni in dialogo tra loro pur profondamente diverse le une dalle altre anche solo per i materiali usati ma tutte frutto del mettersi alla prova. Anche lo spazio stesso, la sala civica, del resto ha richiesto ingegno per l'allestimento, ben riuscito poi nel suo complesso, con le quattro colonne laterali divenute pareti per l'affissione di quattro diverse “spiegazioni” di che cosa è “Vagabondarsi” a cura di quattro diversi professori. “Vagabondarsi significa – scrive Davide Colombini – dare al mondo il tempo di raccontarsi. Apparente errore, nasconde invece un viaggio che non misura distanze ma la profondità con cui impariamo a guardare”.

Se il tema delle opere è la natura, gli artisti che le propongono si sono riconosciuti in valori comuni, quelli del cammino non necessariamente con una meta, come spiega Casadio, sottolineando come quanto messo in mostra definisce un percorso, con gli autori che, a un certo punto, si sono abbandonati alla contemplazione. Si sono accorti, in altre parole, “di quanto c'è bisogno di fermarsi in un mondo che corre. Anche a Civate. Per ritrovare il cammino verso l'io. Per ricordarci che siamo piccoli e di passaggio. Vi regaliamo – la chiosa davanti ai presenti all'ideale taglio del nastro – per tre giorni un pezzettino su cui ci siamo fermati. Lavori che ci hanno messo alla prova”.
A.M.




















