Mandello: Alice Lini racconta la sua sfida al cancro al seno
Una corsa per andare, con il sorriso, verso il futuro e lasciarsi alle spalle un decennio di malattia. Alice Lini, quarantatreenne di Mandello Del Lario, sabato 13 giugno ha partecipato alla Strawoman di Bergamo, una camminata non competitiva dedicata alle donne, per dare l’addio alla malattia.


Era il 2015, Alice era una giovane donna, sposata, madre di una figlia di quasi 4 anni, che da poco aveva intrapreso un nuovo lavoro. Un periodo felice, di rinnovamento e di novità, ma una nuvola grigia incombeva sulla sua vita: “Da qualche settimana – racconta - avvertivo una sensazione di tensione mammaria sinistra poi trasformata in dolore. Una sera, prima di entrare in doccia, mi sono guardata allo specchio e ho notato che il capezzolo era retratto e vicino c’era un rigonfiamento. L’indomani ho fatto un’ecografia mammaria ed era già molto evidente da lì che fosse un tumore: era grande come un mandarino”. Scoprendo di avere un tumore alla mammella, Alice è stata investita da tante emozioni: “Appena ricevuta la diagnosi ho provato terrore puro, la paura di morire e quella di non poter crescere mia figlia. Avevo la sensazione di avere la testa sott’acqua e che tutto intorno a me stesse girando vorticosamente”.
A partire da luglio 2015 è cominciato per lei un percorso di esami e visite, al termine del quale, circa un mese dopo, è avvenuto l’intervento chirurgico di mastectomia presso l’ospedale Manzoni di Lecco dove è stata in cura anche per le successive terapie oncologiche. “Sembrava tutto finito – rivela Alice - ma mi hanno comunicato che quasi tutti i linfonodi ascellari erano metastatici per cui dovevo fare chemioterapia e radioterapia. Ho chiesto se potessi evitare la chemio ma mi hanno detto che l’alternativa era non farcela. Ero terrorizzata ma non ho avuto il tempo di fermarmi: ho seguito alla lettera tutti i protocolli che mi venivano indicati”.
Difficile l’accettazione del percorso doloroso di cura che avrebbe dovuto affrontare: “Il momento in cui mi hanno comunicato che dovevo fare chemioterapia e radioterapia è stato devastante. Il pensiero di stare male per curarmi non mi lasciava dormire”.
Dopo la prima infusione ha perso i capelli: durante un pomeriggio ha iniziato a perderli a ciocche, una fase di cui era consapevole ma alla quale non era pronta: “Me lo avevano spiegato – prosegue Alice - ma non potevo immaginare quanta sofferenza avrei provato nel guardarmi allo specchio e vedere la mia malattia. La perdita dei capelli è stata molto faticosa perché lo specchio ti rimanda l’immagine della tua malattia, tutti sanno cos’hai e ti senti impotente. Ho deciso di non fare fotografie in quel periodo proprio per non avere il ricordo tangibile di quello che mi aveva fatto questo mostro. Speravo che prima o poi sarebbe passato tutto lasciando solo qualche cicatrice”.

Alice quindi deciso di acquistare una parrucca con i capelli lunghi, più simili possibili alla sua acconciatura prima che le cadessero per evitare di spaventare la figlia, la quale ha però avuto una reazione inaspettata: “Quando mi ha vista per la prima volta con la testa pelata ha gridato “Mamma sei bellissima!”. Ho provato una gioia immensa e una consapevolezza del mio ruolo di mamma: nonostante stessi affrontando un periodo molto difficile, sfiancante e debilitante, per Viola ero sempre e comunque la sua mamma, il suo punto di riferimento. E ho capito che io non ero la mia malattia, ero sempre Alice che stava solo combattendo una battaglia”.
Alice non ha mai indossato quella parrucca: l’ha riposta in un cassetto, che è stato riaperto dalla figlia l’anno successivo per festeggiare il Carnevale. Oltre ai capelli, ha perso anche ciglia e sopracciglia e ha acquisito un colorino verdastro della carnagione. In questo caos, è riuscita a creare una quotidianità: “Quando stavo bene – racconta - andavo a lavorare e la mattina impiegavo un’ora a truccarmi per bene e disegnare le sopracciglia, tutto per avere una parvenza di normalità. Man mano che le chemio aumentavano, mi abituavo a quel tran-tran fatto di prelievo, visita e flebo settimanale: il reparto di oncologia non è uno dei più felici ma tutto il personale medico e infermieristico fa di tutto per curarti al meglio e non farti sentire malata. Si incontrano persone con i tuoi stessi problemi e timori ma anche con la voglia di farcela, di sconfiggere questo maledetto cancro”. In tutto questo periodo, le persone attorno a lei non le hanno fatto mancare l’aiuto e l’affetto: “Il mio obiettivo – ricorda Alice - era quello di riprendermi in fretta per andare a lavorare e gestire tutte le attività di mia figlia in autonomia. Ovviamente non potevo fare tutto da sola. Mio marito, la mia famiglia, le mie colleghe e gli amici mi hanno sempre aiutata, supportata e sopportata. Ho capito che non è facile essere a fianco di una persona malata, i timori e le preoccupazioni le vive anche chi ti è vicino”.
Archiviata la chemioterapia, Alice ha cominciato la radioterapia, che è durata fino a giugno 2016: “Avevo un programma di tante sedute ma ci andavo la mattina presto così potevo andare al lavoro e gestire mia figlia quando usciva dall’asilo”. Un fatto che ricorda con commozione è proprio quello della ricrescita dei capelli: “Quando ho iniziato a vederli rispuntare è stato come iniziare a vedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel. Mi sono proprio detta: “è quasi finita! L’hai superato!”. Uno dei momenti più belli, di rinascita, è stato quando ho finalmente tolto il foulard e ho sfoggiato i miei capelli cortissimi e ancora un po’ radi, un bel paio di orecchini e un bel rossetto e il gioco è stato fatto: ho ricevuto molti complimenti, ho respirato normalità”.
Ë iniziato così per Alice un percorso in discesa. La guarigione definitiva le è stata comunicata a gennaio 2026 durante una visita di routine di controllo oncologico. “Mi aspettavo di ricevere tutta la sfilza di ricette per i soliti esami di follow up e invece il medico mi ha detto: “vai Alice, qua dentro non ti voglio più vedere perché sei ufficialmente guarita!”. Ho provato un senso di libertà indescrivibile, di gioia immensa, di gratitudine e di riconoscenza verso la scienza, la medicina e le persone. Sono anche molto orgogliosa di me stessa, perché ho vinto questa sfida a testa alta! Una mia carissima amica mi ha sempre detto: “ricordati che tu sei più forte di lui!” e lo sono stata!”.
Il periodo vissuto è ormai alle spalle: “Le cicatrici rimarranno sempre sulla mia pelle, nel mio cuore e nel mio cervello, ma col tempo diventano sempre più leggere e sono un ricordo. Alice oggi è la stessa di ieri, con un bagaglio importante di vita ma che è chiuso in un cassetto. Lo riapro solo per condividere la mia esperienza e raccontare quello che ho vissuto e che tante donne possono evitare facendo prevenzione”.

Al termine di questi dieci anni e mezzo di cure, compresi i follow up e le terapie di “mantenimento”, Alice ha deciso di festeggiare la guarigione definitiva con un momento simbolico, partecipando a una camminata dedicata alle donne: “È la prima volta che partecipo alla Strawoman ed è stata un’idea per celebrare la mia dipartita dall’oncologia insieme alle mie colleghe. Lavoriamo nel settore sanitario ed essere presenti e mettere la faccia per fare ricerca e prevenzione è un atto importante”.

Alice consegna la sua testimonianza per ricordare il valore della prevenzione: “Mi piace molto usare la frase “fatele vedere!” perché la prevenzione può salvare la vita: si può trovare un problema che non si pensava di avere e bisogna iniziare molto presto perché il cancro non ha età, sesso, stile di vita. Se si incontrano degli ostacoli sul proprio cammino vanno affrontati con tenacia, anche se la strada è lunga e tortuosa il panorama che si vedrà alla fine sarà bellissimo”. Alice lo testimonia: la sua vita le è tornata tra le mani e ora, annaffiata dall’amore che ha conosciuto in questo decennio, potrà rifiorire.

Alla Strawoman di Bergamo con le colleghe

Era il 2015, Alice era una giovane donna, sposata, madre di una figlia di quasi 4 anni, che da poco aveva intrapreso un nuovo lavoro. Un periodo felice, di rinnovamento e di novità, ma una nuvola grigia incombeva sulla sua vita: “Da qualche settimana – racconta - avvertivo una sensazione di tensione mammaria sinistra poi trasformata in dolore. Una sera, prima di entrare in doccia, mi sono guardata allo specchio e ho notato che il capezzolo era retratto e vicino c’era un rigonfiamento. L’indomani ho fatto un’ecografia mammaria ed era già molto evidente da lì che fosse un tumore: era grande come un mandarino”. Scoprendo di avere un tumore alla mammella, Alice è stata investita da tante emozioni: “Appena ricevuta la diagnosi ho provato terrore puro, la paura di morire e quella di non poter crescere mia figlia. Avevo la sensazione di avere la testa sott’acqua e che tutto intorno a me stesse girando vorticosamente”.

Alice con la figlia Viola appena prima della scoperta della malattia
A partire da luglio 2015 è cominciato per lei un percorso di esami e visite, al termine del quale, circa un mese dopo, è avvenuto l’intervento chirurgico di mastectomia presso l’ospedale Manzoni di Lecco dove è stata in cura anche per le successive terapie oncologiche. “Sembrava tutto finito – rivela Alice - ma mi hanno comunicato che quasi tutti i linfonodi ascellari erano metastatici per cui dovevo fare chemioterapia e radioterapia. Ho chiesto se potessi evitare la chemio ma mi hanno detto che l’alternativa era non farcela. Ero terrorizzata ma non ho avuto il tempo di fermarmi: ho seguito alla lettera tutti i protocolli che mi venivano indicati”.
Difficile l’accettazione del percorso doloroso di cura che avrebbe dovuto affrontare: “Il momento in cui mi hanno comunicato che dovevo fare chemioterapia e radioterapia è stato devastante. Il pensiero di stare male per curarmi non mi lasciava dormire”.
Dopo la prima infusione ha perso i capelli: durante un pomeriggio ha iniziato a perderli a ciocche, una fase di cui era consapevole ma alla quale non era pronta: “Me lo avevano spiegato – prosegue Alice - ma non potevo immaginare quanta sofferenza avrei provato nel guardarmi allo specchio e vedere la mia malattia. La perdita dei capelli è stata molto faticosa perché lo specchio ti rimanda l’immagine della tua malattia, tutti sanno cos’hai e ti senti impotente. Ho deciso di non fare fotografie in quel periodo proprio per non avere il ricordo tangibile di quello che mi aveva fatto questo mostro. Speravo che prima o poi sarebbe passato tutto lasciando solo qualche cicatrice”.

Con il marito e la figlia, con i capelli ricresciuti dopo la chemioterapia
Alice quindi deciso di acquistare una parrucca con i capelli lunghi, più simili possibili alla sua acconciatura prima che le cadessero per evitare di spaventare la figlia, la quale ha però avuto una reazione inaspettata: “Quando mi ha vista per la prima volta con la testa pelata ha gridato “Mamma sei bellissima!”. Ho provato una gioia immensa e una consapevolezza del mio ruolo di mamma: nonostante stessi affrontando un periodo molto difficile, sfiancante e debilitante, per Viola ero sempre e comunque la sua mamma, il suo punto di riferimento. E ho capito che io non ero la mia malattia, ero sempre Alice che stava solo combattendo una battaglia”.

I primi cinque anni libera dal cancro
Alice non ha mai indossato quella parrucca: l’ha riposta in un cassetto, che è stato riaperto dalla figlia l’anno successivo per festeggiare il Carnevale. Oltre ai capelli, ha perso anche ciglia e sopracciglia e ha acquisito un colorino verdastro della carnagione. In questo caos, è riuscita a creare una quotidianità: “Quando stavo bene – racconta - andavo a lavorare e la mattina impiegavo un’ora a truccarmi per bene e disegnare le sopracciglia, tutto per avere una parvenza di normalità. Man mano che le chemio aumentavano, mi abituavo a quel tran-tran fatto di prelievo, visita e flebo settimanale: il reparto di oncologia non è uno dei più felici ma tutto il personale medico e infermieristico fa di tutto per curarti al meglio e non farti sentire malata. Si incontrano persone con i tuoi stessi problemi e timori ma anche con la voglia di farcela, di sconfiggere questo maledetto cancro”. In tutto questo periodo, le persone attorno a lei non le hanno fatto mancare l’aiuto e l’affetto: “Il mio obiettivo – ricorda Alice - era quello di riprendermi in fretta per andare a lavorare e gestire tutte le attività di mia figlia in autonomia. Ovviamente non potevo fare tutto da sola. Mio marito, la mia famiglia, le mie colleghe e gli amici mi hanno sempre aiutata, supportata e sopportata. Ho capito che non è facile essere a fianco di una persona malata, i timori e le preoccupazioni le vive anche chi ti è vicino”.

Festeggiando dopo sette anni
Archiviata la chemioterapia, Alice ha cominciato la radioterapia, che è durata fino a giugno 2016: “Avevo un programma di tante sedute ma ci andavo la mattina presto così potevo andare al lavoro e gestire mia figlia quando usciva dall’asilo”. Un fatto che ricorda con commozione è proprio quello della ricrescita dei capelli: “Quando ho iniziato a vederli rispuntare è stato come iniziare a vedere uno spiraglio di luce in fondo al tunnel. Mi sono proprio detta: “è quasi finita! L’hai superato!”. Uno dei momenti più belli, di rinascita, è stato quando ho finalmente tolto il foulard e ho sfoggiato i miei capelli cortissimi e ancora un po’ radi, un bel paio di orecchini e un bel rossetto e il gioco è stato fatto: ho ricevuto molti complimenti, ho respirato normalità”.

Due anni fa
Ë iniziato così per Alice un percorso in discesa. La guarigione definitiva le è stata comunicata a gennaio 2026 durante una visita di routine di controllo oncologico. “Mi aspettavo di ricevere tutta la sfilza di ricette per i soliti esami di follow up e invece il medico mi ha detto: “vai Alice, qua dentro non ti voglio più vedere perché sei ufficialmente guarita!”. Ho provato un senso di libertà indescrivibile, di gioia immensa, di gratitudine e di riconoscenza verso la scienza, la medicina e le persone. Sono anche molto orgogliosa di me stessa, perché ho vinto questa sfida a testa alta! Una mia carissima amica mi ha sempre detto: “ricordati che tu sei più forte di lui!” e lo sono stata!”.

Alice Lini oggi
Il periodo vissuto è ormai alle spalle: “Le cicatrici rimarranno sempre sulla mia pelle, nel mio cuore e nel mio cervello, ma col tempo diventano sempre più leggere e sono un ricordo. Alice oggi è la stessa di ieri, con un bagaglio importante di vita ma che è chiuso in un cassetto. Lo riapro solo per condividere la mia esperienza e raccontare quello che ho vissuto e che tante donne possono evitare facendo prevenzione”.


Con il dottor Adrizzoia, primario dell’oncologia di Lecco
Al termine di questi dieci anni e mezzo di cure, compresi i follow up e le terapie di “mantenimento”, Alice ha deciso di festeggiare la guarigione definitiva con un momento simbolico, partecipando a una camminata dedicata alle donne: “È la prima volta che partecipo alla Strawoman ed è stata un’idea per celebrare la mia dipartita dall’oncologia insieme alle mie colleghe. Lavoriamo nel settore sanitario ed essere presenti e mettere la faccia per fare ricerca e prevenzione è un atto importante”.

Con la dottoressa Pastore ed Emanuela, tecnico di radiologia a un evento sulla prevenzione nel quale Alice ha portato la propria testimonianza
Alice consegna la sua testimonianza per ricordare il valore della prevenzione: “Mi piace molto usare la frase “fatele vedere!” perché la prevenzione può salvare la vita: si può trovare un problema che non si pensava di avere e bisogna iniziare molto presto perché il cancro non ha età, sesso, stile di vita. Se si incontrano degli ostacoli sul proprio cammino vanno affrontati con tenacia, anche se la strada è lunga e tortuosa il panorama che si vedrà alla fine sarà bellissimo”. Alice lo testimonia: la sua vita le è tornata tra le mani e ora, annaffiata dall’amore che ha conosciuto in questo decennio, potrà rifiorire.
Michela Mauri




















