Rancio: l'anima di trafilieri e partigiani nella storia del ''Libero Pensiero''

Erano letture pubbliche e sono diventate un libro: ''Trafilieri e partigiani''. Ricostruisce la storia del circolo ''Libero Pensiero'' del quartiere lecchese di Rancio, passando naturalmente attraverso gli anni del Fascismo e della Resistenza. L’autore è Michele Piatti, 30 anni: sua l’idea di raccontare a voce quella storia e sua la proposta di trasformarla in un piccolo libro che raccoglie anche qualche fotografia ripescate nell’archivio del circolo. Tra le queli quella di Annibale Molinari, al quale il circolo è dedicato. Molinari, operaio della Rocco Bonaiti, era uno dei 26 operai arrestati per gli scioperi del 7 marzo 1944 e deportato a Gusen dove sarebbe morto.
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Michele Piatti

La spiega così, l’idea, lo stesso Piatti: «All’inizio dell’estate 2025, un principio d’incendio costringe il circolo Libero Pensiero ad anticipare la chiusura di stagione. Allo sconforto, allo spavento e alla preoccupazione per l’ingenza dei danni si sostituisce ben presto un sentimento di solidarietà, ottimismo, affetto. Durante quell’estate, ogni giorno e ad ogni ora, dal mattino al tramonto come da giugno a settembre, chi passava da via Calloni in cerca di riparo dall’afa persistente avrebbe potuto vedere la porta del circolo semiaperta, udire voci di volontari, soci e simpatizzanti e seguire il ritmo dei loro martelli, pennelli e strumenti affini. In questo contesto nasce l’idea di raccontarne le origini: scoprendo, durante i lavori, vecchie e inestimabili scartoffie nei suoi scantinati, polverosi cimeli nei suoi armadi, antiche foto ingiallite dal tempo nei suoi cassetti. Per ripartire, bisogna ricordarsi da dove veniamo».
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La proposta è stata accolta dallo stesso circolo in collaborazione con Sindacato dei pensionati della Cgil. “Trafilieri e partigiani”, dunque. Che sono stati coloro che hanno ridato vita al circolo dopo gli anni del Fascismo. “Trafilieri e partigiani”: comunisti. Perché il circolo era ben caratterizzato politicamente e i parroci nelle omelie minacciavano di scomunica di ci andasse a ballare. 
Il libro è stato presentato ieri sera, nell’ambito della “Festa dell’Unità” come è tornata a chiamarsi l’appuntamento estivo del Partito democratico e ospitata appunto nel cortile del circolo “Libero Pensiero” fino a domenica prossima, 21 giugno.
Ad aprire la serata è stato Mauro Crimella, segretario della “Lega Spi”, il quale ha sottolineato come il circolo sia stato ricostruito nel 1950 grazie ai contributi raccolti ai lavoratori che versavano la paga della loro giornata e poi hanno operato anche sul cantiere.
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Mauro Crimella

È poi intervenuta Pinuccia Cogliardi, segretaria generale dello Spi-Cgil che ha spiegato come la proposta di Piatti sia stata accolta senza pensarci, in virtù delle linee guida del sindacato dei pensionati: la memoria storica e il patto intergenerazionale, «perché conoscere la nostra storia è anche partire da luoghi come questo, un circolo nato nella prima metà del Novecento e ricostruito dopo la Liberazione.
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Pinuccia Cogliardi

Il presidente dello stesso circolo Emilio Villa ha ricordato come il “Libero Pensiero” fosse un punto di riferimento, soprattutto nei momenti più difficili come gli scioperi, come da quelle stanze siano passati molti personaggi a cominciare da Pio Galli, ma ha anche voluto arricchire il racconto con le proprie memorie personali: «Quando venni qui da ragazzo c’erano i partigiani che avevano combattuto in montagna, i reduci di Russia, i compagni usciti dai lager. E allora respiravo quest’aria con timore, timidamente. Il punto di riferimento era il Pci e del circolo faceva parte Luigi Rigamonti che del partito era un grosso dirigente, tanto che alla mezzanotte del giorno del suo compleanno la Radio sovietica gli faceva gli auguri. Questo era il circolo comunista. Chi non lo era, non poteva farne parte, tranne forse un’eccezione. Oggi siamo qui ancora. Il circolo è più inclusivo, ognuno può pensarla come crede. Ma rimane un circolo antifascista.
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Emilio Villa

È stata poi la volta di Michele Piatti, con l’accompagnamento musicale di Luca Pedeferri (fisarmonica) e Agnese Poli (voce e violino),
Piatti ha ripercorso i momenti salienti del circolo: la sua nascita nel 1920 un po’ “fuori posto”, in via Monte Sabotino, dove sorgono le ville degli industriali: «Il “Libero” è figlio del più importante sciopero della storia di Rancio: quello dei metalmeccanici di un anno prima, durato novantasei giorni e conclusosi con l’occupazione delle fabbriche e l’elezione a sindaco del trafiliere socialista Giuseppe Spreafico. Rancio avrebbe fatto Comune a sé ancora per tre anni, per poi confluire nella Grande Lecco», ma intanto in Italia si impone il Fascismo.

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Anche a Lecco nasce il Fascio di Combattimento: a chi cent’anni dopo avrebbe ancora affermato che l’unico errore del Fascismo fu affidarsi al Terzo Reich, occorre ricordare la sequela di violenze, soprusi e pestaggi squadristi che si avvicendarono in quegli anni anche a Lecco, culminando nella distruzione fisica dei circoli socialisti di Castelloi e di San Giovanni e nell’occupazione della Camera del lavoro. Il circolo Libero Pensiero – associazionismo, libertà e pensiero, i tre grandi tabù per il Regime – resiste, seppure in sordina, fino alla fine del 1926».
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Agnese Poli

Ci vorranno vent’anni perché si possa tornare a respirare: gli anni bui della dittatura e poi le guerra e la guerra mondiale, la Resistenza contro i nazisti e i fascisti di Salò, Fino alla Liberazione che per Lecco avviene il 27 aprile.
«Finita la guerra, bisogna ricostruire – le parole di Piatti -. In via Arrigoni 7 si riunisce il ritrovato Circolo Libero Pensiero: si balla e si festeggia assieme. Il consiglio di amministrazione acquista nel 1947 un terreno dei marchesi di Galliano, per 100 mila lire, in località Castiglione di Rancio, L’11 giugno 1949 viene costiuita la società cooperativa intitolata ad Annibale Molinari e nel settembre dello stesso anno».
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Si ricostruisce il circolo

Il progetto è di un geometra bellanese, l’impresa è di Rancio: avevano promesso di ultimare i lavori di costruzione entro il maggio 1950. È stato l’alpinista Carlo Mauri a ricordare «come il circolo venne edificato dalle mani degli stessi rancesi, operai e partigiani, mattone dopo mattone: 30 mila chilogrammi di cemento, 1700 di ferro, 75 di chiodi, ventimila di calce e quasi 300 metri cubi di sabbia, costo totale dei lavori lire sei milioni e 159 mila.»
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Annibale Molinari

Il 18 settembre 1950 «il Consiglio di amministrazione, per la prima volta, si riunisce nella neonata sede di via Calloni 9. I lavori di rifinitura si spingono fino al dicembre dello stesso anno, quando una nevicata benedice, imbiancandolo, il nuovo fabbricato. Alla festa di inaugurazione, la gente danza – e danza col passo di chi ha imparato a contare i rintocchi della fabbrica, i sospiri durante la latitanza in montagna».
«Quanto segue dopo – dice ancora l’autore -, è storia del Libero, ma anche storia di un’Italia che cambia di decennio in decennio».
E allora le tappe sembrano quasi prosaiche. Anno 1950: inizio del ballo liscio; ottobre 1951, acquisto della macchina del caffè Cimbali per 210 mila lire. Ma anche, nel 1958, l’acquisto di un bollitore per le docce, aperte a soci e famigliari sprovvisti di riscaldamento domestico.
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«Storie ancora in essere e tuttora da scrivere – la conclusione – o storie non ancora iniziate, settantacinque anni dopo. Choi può saperlo? Anche la storia recente e il presente del circolo un giorno saranno storia con la esse maiuscola. E qualcun altro si troverà a raccontarla. È poi quello che chiedono le storie: essere ascoltate, ricordate, portate nel cuore e nell’animo.»
D.C.
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