Gossip, social e minori: quando il diritto di sapere incontra il diritto di essere protetti

Nelle ultime ore una vicenda rilanciata da un noto canale social e rapidamente rimbalzata sul web ha attirato l'attenzione di migliaia di utenti. Al centro del racconto una giovane donna lecchese, una presunta relazione con un personaggio sportivo di fama internazionale quando questo era ancora minorenne e una bambina di cui, già dalle anticipazioni disponibili online, si conosce il nome e addirittura la scuola frequentata in città.
Non entreremo nel merito della vicenda. Ci teniamo lontani da indiscrezioni, accuse o retroscena. E non pubblicheremo nomi, fotografie, dettagli personali o ulteriori elementi che possano contribuire a rendere riconoscibili le persone coinvolte.
Non perché ignoriamo ciò che sta circolando online. Semplicemente perché riteniamo che, in questo caso, la domanda più interessante non sia "cosa è successo?" ma "fino a che punto è giusto raccontarlo?".
Viviamo in un'epoca in cui una storia pubblicata sui social può raggiungere milioni di persone nel giro di poche ore. Una volta online, tutto sembra diventare automaticamente di interesse pubblico. Ma non sempre ciò che suscita curiosità coincide con ciò che merita di essere trasformato in notizia.
Il diritto di cronaca è uno dei pilastri di una società democratica. Lo è altrettanto il diritto alla privacy. E quando entrano in gioco dei minori, il tema assume inevitabilmente un peso diverso. La madre sarà pure una influencer come viene presentata e il presunto padre una star del calcio. Ma una bambina non sceglie di essere esposta. Non sceglie i riflettori, i commenti, le condivisioni o le polemiche che possono nascere attorno agli adulti ed ai loro comportamenti. E soprattutto non sceglie che la propria immagine o dettagli della propria quotidianità finiscano, direttamente o indirettamente, al centro dell'attenzione pubblica.
Per questo motivo riteniamo che esista una differenza sostanziale tra il raccontare un fatto e l'amplificarlo.
La rete ha già fatto il suo corso. Le piattaforme social continueranno a discutere, ipotizzare, schierarsi. Ma il ruolo di una testata giornalistica non è necessariamente quello di rincorrere ogni argomento che genera traffico o curiosità.
Talvolta il giornalismo consiste anche nel decidere cosa non pubblicare.
Soprattutto quando il valore informativo di una vicenda appare inferiore al rischio di esporre ulteriormente persone che non hanno scelto di stare sotto i riflettori.
In tempi in cui tutto sembra dover essere raccontato, commentato e condiviso, forse vale ancora la pena ricordare che esiste un confine. Non sempre è facile individuarlo. Ma quando di mezzo ci sono dei minori, ignorarlo diventa ancora più difficile.
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