Ponte Vecchio: dalla storia alla "scoperta dell'acqua calda"
Per decenni, il Ponte Azzone Visconti (il nostro Ponte Vecchio) ha gestito il traffico in modo pragmatico ed efficiente attraverso una netta e logica separazione dei flussi:
• Doppio senso per le auto: La carreggiata centrale ospitava contemporaneamente il traffico automobilistico in entrambe le direzioni (in entrata verso Lecco e in uscita verso Malgrate).
• Passerelle esterne per la mobilità dolce: Pedoni e ciclisti transitavano in sicurezza su passerelle metalliche a sbalzo, aggiunte nel dopoguerra sui lati esterni, lasciando la carreggiata interamente ai veicoli.
Il pretesto del passato: 2013-2015
La svolta radicale – e l'inizio dei problemi – è arrivata quando le passerelle esterne furono dichiarate strutturalmente instabili. Anziché metterle in sicurezza (una scelta che sarebbe stata logica, specie se confrontata con i budget astronomici investiti per realizzare centinaia di rotonde in spazi così angusti da bloccare persino i camion), si preferì eliminarle.
Il risultato? La pista ciclo-pedonale è stata "portata" sopra la struttura del ponte. Sacrificando una corsia automobilistica per fare spazio a poche biciclette, l'amministrazione di allora dimezzò lo spazio per i veicoli, inaugurando l'era del senso unico e del caotico sistema a fasce orarie. A quel tempo, dall'interno, provai a dire la mia e a far valere il buon senso, ma essendo da solo dovetti sottostare al volere di una maggioranza sorda.
Oggi, l'amministrazione guidata dal sindaco Boscagli presenta come una rivoluzione epocale il decreto che avvia una "sperimentazione" per riaprire il ponte alle auto 24 ore su 24. Ma guardando la realtà dei fatti, la genialità di questa mossa si rivela per quello che è: il classico gioco delle tre carte per cambiare tutto e non cambiare nulla. Siamo davanti all'apoteosi dello slogan che nasconde la stupidità politica.
Le nuove regole introducono un'apertura continuativa nelle 24 ore, eliminando i vecchi e restrittivi blocchi alternati tra mattina e pomeriggio. Tuttavia, la struttura del ponte rimane la stessa: la corsia è rimasta una sola.
Di fatto, non si tratta di una vera e propria sperimentazione viabilistica, ma della scoperta dell'acqua calda. Riaprire h24 una strada che rimane intrinsecamente monca non risolve il problema strutturale del traffico cittadino; lo sposta soltanto d'orario.
Da un amministratore come Boscagli, forte di una super-permanenza in Consiglio Comunale da oltre vent'anni, la cittadinanza si sarebbe aspettata un intervento strutturale, coraggioso e decisivo. Ci si aspettava il ripristino della doppia corsia o una soluzione definitiva per i flussi tra Lecco e Malgrate, non un palliativo orario.
Presentare la semplice rimozione di un blocco orario come un traguardo storico, senza restituire lo spazio vitale alle auto, significa barattare la reale fluidità della città con un semplice annuncio propagandistico. Cambiano i fattori, ma il risultato per i cittadini resta lo stesso: il traffico ringrazia.
Cordialità,
• Doppio senso per le auto: La carreggiata centrale ospitava contemporaneamente il traffico automobilistico in entrambe le direzioni (in entrata verso Lecco e in uscita verso Malgrate).
• Passerelle esterne per la mobilità dolce: Pedoni e ciclisti transitavano in sicurezza su passerelle metalliche a sbalzo, aggiunte nel dopoguerra sui lati esterni, lasciando la carreggiata interamente ai veicoli.
Il pretesto del passato: 2013-2015
La svolta radicale – e l'inizio dei problemi – è arrivata quando le passerelle esterne furono dichiarate strutturalmente instabili. Anziché metterle in sicurezza (una scelta che sarebbe stata logica, specie se confrontata con i budget astronomici investiti per realizzare centinaia di rotonde in spazi così angusti da bloccare persino i camion), si preferì eliminarle.
Il risultato? La pista ciclo-pedonale è stata "portata" sopra la struttura del ponte. Sacrificando una corsia automobilistica per fare spazio a poche biciclette, l'amministrazione di allora dimezzò lo spazio per i veicoli, inaugurando l'era del senso unico e del caotico sistema a fasce orarie. A quel tempo, dall'interno, provai a dire la mia e a far valere il buon senso, ma essendo da solo dovetti sottostare al volere di una maggioranza sorda.
Oggi, l'amministrazione guidata dal sindaco Boscagli presenta come una rivoluzione epocale il decreto che avvia una "sperimentazione" per riaprire il ponte alle auto 24 ore su 24. Ma guardando la realtà dei fatti, la genialità di questa mossa si rivela per quello che è: il classico gioco delle tre carte per cambiare tutto e non cambiare nulla. Siamo davanti all'apoteosi dello slogan che nasconde la stupidità politica.
Le nuove regole introducono un'apertura continuativa nelle 24 ore, eliminando i vecchi e restrittivi blocchi alternati tra mattina e pomeriggio. Tuttavia, la struttura del ponte rimane la stessa: la corsia è rimasta una sola.
Di fatto, non si tratta di una vera e propria sperimentazione viabilistica, ma della scoperta dell'acqua calda. Riaprire h24 una strada che rimane intrinsecamente monca non risolve il problema strutturale del traffico cittadino; lo sposta soltanto d'orario.
Da un amministratore come Boscagli, forte di una super-permanenza in Consiglio Comunale da oltre vent'anni, la cittadinanza si sarebbe aspettata un intervento strutturale, coraggioso e decisivo. Ci si aspettava il ripristino della doppia corsia o una soluzione definitiva per i flussi tra Lecco e Malgrate, non un palliativo orario.
Presentare la semplice rimozione di un blocco orario come un traguardo storico, senza restituire lo spazio vitale alle auto, significa barattare la reale fluidità della città con un semplice annuncio propagandistico. Cambiano i fattori, ma il risultato per i cittadini resta lo stesso: il traffico ringrazia.
Cordialità,
Ezio Venturini, Patto per il Nord




















