Proposte che cercano asilo

Dopo l'incendio, una proposta: 
container, Villa Fiocchi, e una domanda sul Piano B che non c'è mai stato

L'incendio del tetto dell'asilo di Bonacina ha fatto più che bruciare delle travi: ha messo a nudo un sistema senza rete.
Decine di famiglie che pensavano di affidare i propri figli a una struttura sicura si ritrovano oggi a chiedersi dove. 
E la domanda, semplice e durissima, è questa: in tutti questi anni - dall'ultima consiliatura Brivio fino alla Giunta appena terminata di Gattinoni, nessuno ha mai pensato a un piano B?
Non è polemica, è osservazione. 
Un tetto che viene spazzato via per un imprevisto - peraltro su un asilo che non era nemmeno ancora aperto - non dovrebbe essere in grado di mandare in tilt l'intero sistema cittadino dell'infanzia. 
Eppure è quello che sta succedendo, e oggi la situazione è persino meno grave di quanto sarebbe stata in altri scenari, proprio perché si parla di una struttura mai entrata in funzione. 
Se questo è un insegnamento, che almeno lo sia per davvero, non solo una lezione da dimenticare alla prossima emergenza.
Detto questo: l'urgenza non aspetta le diagnosi sul passato. 
Serve trovare spazi, e serve trovarli in fretta. 
Ed è qui che vale la pena ragionare, con tutta la cautela del caso, su due almeno strade possibili.
Per verificare che lo siano davvero

La prima: i container in stile Bertacchi.
Come in uso per la ristrutturazione della scuola De Amicis e dopo la cessione, folle, dell'asilo di via Ghislanzoni per trasformarlo in una Casa di Comunità, mentre lo stesso Ospedale mette in vendita un'enorme stabile in via Visconti 40-46 di 25 unità avuto in eredità.
Queste strutture prefabbricate potrebbero rappresentare una soluzione che tiene insieme tre variabili decisive in un'emergenza: costi contenuti, rapidità di allestimento, flessibilità d'uso. Non è la soluzione definitiva, è un ponte. 
Ma i ponti, quando il fiume è in piena, sono quello che serve.

La seconda, più audace: Villa Fiocchi. L'ex asilo di Belledo, chiuso dieci anni fa dopo 85 anni di splendido servizio, è una struttura solida, fisicamente in grado di reggere un riutilizzo. 
È vero - e va detto con altrettanta chiarezza - che la destinazione d'uso è stata cambiata proprio pochi mesi fa con un'osservazione al PGT, in vista di un futuro impiego a servizio della Fiocchi Munizioni. 
È un ostacolo reale, non un dettaglio da derubricare. 
Ma forse è anche l'occasione per chiedersi se oggi non ci sia spazio per un gesto diverso: che la proprietà, la grande impresa che ha già scritto un pezzo di storia industriale di questa città, scelga di rimettere a disposizione la struttura anche solo temporaneamente. 
Dieci anni di disuso richiederanno lavori - ma se si trattasse di adeguamento, di infissi e non di un intervento integrale, i tempi potrebbero essere compatibili con l'urgenza.

E ancora 
L'ipotesi dello stabile già comunale di via Marco d'Oggiono oggi relegato follemente a scantinato o, se ci sono spazi essendoci certamente in questo caso la disponibilità, dentro il nuovo Oratorio appena inaugurato.

Sono strade tutte da verificare. 
Nessuna è già una soluzione: sono ipotesi che meritano, credo, un'istruttoria seria, rapida, trasparente - non un titolo di giornale e poi il silenzio.
Ma di fronte a una situazione drammatica, la cosa peggiore che si possa fare è non nominare le opzioni perché non sono ancora perfette.
Lecco ha bisogno, oggi, di amministratori capaci di muoversi nello spazio stretto tra l'urgenza e la fattibilità - e di una città, imprese comprese, disposta a fare la sua parte quando viene chiamata in causa. 
Il tetto è caduto. 
Quello che si ricostruisce adesso, però, non è solo un tetto: è la capacità di questa comunità di non farsi trovare scoperta la prossima volta, qualsiasi possa essere il problema, l'emergenza, la necessità.
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