Un sacco d'apparenza
Il bilancio Silea è stato approvato all'unanimità - e già questo la dice lunga.
Utile netto 4,4 mil di €; dividendi distribuiti ai Comuni azionisti per 1,1 milioni; raccolta differenziata all'78,5%. Tutto bello, tutto in vetrina. Ma la vetrina è ancora quella dei film western: perfetta, imponente, basta non girarci attorno.
Perché quell'utile netto che ogni anno, da anni si registra, vuol dire soprattutto far pagare ai cittadini le tasse sulle tasse, vuol dire bollette pagate troppo care, vuol dire servizi non erogati.
Perché quel 78,5% di raccolta differenziata è un numero costruito per fare scena. È la percentuale di quanto viene "avviato a smistamento" dopo la raccolta (il sacco fuori dall'uscio) - non di quanto viene effettivamente recuperato. La differenza non è tecnica, è politica. Lo ha ammesso, dopo anni di insistenza, lo stesso direttore di Silea in una intervista: circa il 15% del sacco viola è costituito da "frazioni estranee" - rifiuti conferiti male, che non possono essere riciclati - e un'ulteriore 28% Silea non è in grado, attualmente, di riciclare. Il che significa che di quel 78,5% sbandierato, un'enorme fetta (il 43%!) va comunque a bruciare. Hai voglia a promuovere il sacco rosso se poi anche metà del viola finisce nel forno
E poi ci sono i numeri che non vengono mai messi sul tavolo: "La produzione pro capite di rifiuti" non compare mai nei pomposi comunicati stampa. Eppure è il dato che misura davvero le politiche ambientali: quanti chili produciamo per abitante? Meno di dieci anni fa? Di più? Nel frattempo l'inceneritore di Valmadrera ha bruciato nel 2024 circa 110.000 tonnellate di rifiuti - un dato record, quasi il 50% in più delle 83.000 del 2019. Cinque anni, non un secolo. Metà circa portati da fuori territorio. La risposta è quindi nel modello, non nelle abitudini dei cittadini. Il nodo vero resta quello del teleriscaldamento che costringe a bruciare, bruciare, bruciare. L'espansione è in corso, il bilancio la presenta come un valore aggiunto. Ma il TLR non è neutro: per funzionare ha bisogno della piena potenza termica dell'inceneritore, che ha bisogno di rifiuti, che devono essere garantiti anche quando la produzione locale non basta. E non basta. Il risultato è che appunto si importano rifiuti da fuori con tutto ciò che comporta in termini di traffico pesante, emissioni da trasporto e pressione sull'impianto. Se si smettesse di farlo, si potrebbero ridurre le linee di incenerimento attive, con ricadute concrete su inquinamento e viabilità. Ma nessuno lo propone, perché nessuno vuole toccare gli utili, i conti. E i conti reggono così: più rifiuti entrano, più energia si vende, più il sistema si sostiene. Meno rifiuti produci, meno ne porti al forno, meno ricavi, meno tornano i conti. È una trappola costruita attorno a un sovradimensionamento impiantistico che ora deve essere alimentato per giustificare se stesso.
Un'ultima nota poi sulla misurazione puntuale. Il bilancio Silea cita con orgoglio che il 95% degli abitanti è coperto dal sistema di misurazione puntuale dei rifiuti. Ottimo sulla carta. Ma per fare l'esempio di Lecco - nonostante le promesse reiterate negli anni - la misurazione puntuale non è ancora diventata tariffa puntuale: vale a dire che il passaggio dalla misurazione alla modulazione effettiva della bolletta in base a quanto si produce non è stato fatto. Si misura, ma non si premia chi produce meno. Il meccanismo che dovrebbe incentivare davvero la riduzione è rimasto a metà strada.
Aggiungiamoci nessuna politica per ridurre gli imballaggi, per il recupero del vetro con il reso nei negozi e il vuoto a rendere, per la promozione dello sfuso, per una maggiore e migliore pulizia delle strade, per una sostenibilità ed educazione ambientale sul riuso, per un maggior sostengono a partire dalle famiglie più fragili. Altro che utili.....
E il sacco dell'apparenza è colmo.
Utile netto 4,4 mil di €; dividendi distribuiti ai Comuni azionisti per 1,1 milioni; raccolta differenziata all'78,5%. Tutto bello, tutto in vetrina. Ma la vetrina è ancora quella dei film western: perfetta, imponente, basta non girarci attorno.
Perché quell'utile netto che ogni anno, da anni si registra, vuol dire soprattutto far pagare ai cittadini le tasse sulle tasse, vuol dire bollette pagate troppo care, vuol dire servizi non erogati.
Perché quel 78,5% di raccolta differenziata è un numero costruito per fare scena. È la percentuale di quanto viene "avviato a smistamento" dopo la raccolta (il sacco fuori dall'uscio) - non di quanto viene effettivamente recuperato. La differenza non è tecnica, è politica. Lo ha ammesso, dopo anni di insistenza, lo stesso direttore di Silea in una intervista: circa il 15% del sacco viola è costituito da "frazioni estranee" - rifiuti conferiti male, che non possono essere riciclati - e un'ulteriore 28% Silea non è in grado, attualmente, di riciclare. Il che significa che di quel 78,5% sbandierato, un'enorme fetta (il 43%!) va comunque a bruciare. Hai voglia a promuovere il sacco rosso se poi anche metà del viola finisce nel forno
E poi ci sono i numeri che non vengono mai messi sul tavolo: "La produzione pro capite di rifiuti" non compare mai nei pomposi comunicati stampa. Eppure è il dato che misura davvero le politiche ambientali: quanti chili produciamo per abitante? Meno di dieci anni fa? Di più? Nel frattempo l'inceneritore di Valmadrera ha bruciato nel 2024 circa 110.000 tonnellate di rifiuti - un dato record, quasi il 50% in più delle 83.000 del 2019. Cinque anni, non un secolo. Metà circa portati da fuori territorio. La risposta è quindi nel modello, non nelle abitudini dei cittadini. Il nodo vero resta quello del teleriscaldamento che costringe a bruciare, bruciare, bruciare. L'espansione è in corso, il bilancio la presenta come un valore aggiunto. Ma il TLR non è neutro: per funzionare ha bisogno della piena potenza termica dell'inceneritore, che ha bisogno di rifiuti, che devono essere garantiti anche quando la produzione locale non basta. E non basta. Il risultato è che appunto si importano rifiuti da fuori con tutto ciò che comporta in termini di traffico pesante, emissioni da trasporto e pressione sull'impianto. Se si smettesse di farlo, si potrebbero ridurre le linee di incenerimento attive, con ricadute concrete su inquinamento e viabilità. Ma nessuno lo propone, perché nessuno vuole toccare gli utili, i conti. E i conti reggono così: più rifiuti entrano, più energia si vende, più il sistema si sostiene. Meno rifiuti produci, meno ne porti al forno, meno ricavi, meno tornano i conti. È una trappola costruita attorno a un sovradimensionamento impiantistico che ora deve essere alimentato per giustificare se stesso.
Un'ultima nota poi sulla misurazione puntuale. Il bilancio Silea cita con orgoglio che il 95% degli abitanti è coperto dal sistema di misurazione puntuale dei rifiuti. Ottimo sulla carta. Ma per fare l'esempio di Lecco - nonostante le promesse reiterate negli anni - la misurazione puntuale non è ancora diventata tariffa puntuale: vale a dire che il passaggio dalla misurazione alla modulazione effettiva della bolletta in base a quanto si produce non è stato fatto. Si misura, ma non si premia chi produce meno. Il meccanismo che dovrebbe incentivare davvero la riduzione è rimasto a metà strada.
Aggiungiamoci nessuna politica per ridurre gli imballaggi, per il recupero del vetro con il reso nei negozi e il vuoto a rendere, per la promozione dello sfuso, per una maggiore e migliore pulizia delle strade, per una sostenibilità ed educazione ambientale sul riuso, per un maggior sostengono a partire dalle famiglie più fragili. Altro che utili.....
E il sacco dell'apparenza è colmo.
Paolo Trezzi




















