Olginate: con AVIS una mostra di sculture di Vito Mele (che realizzerà un'opera per il Comune)
È stata inaugurata sabato presso la Biblioteca di Olginate una mostra di sculture "contro la guerra" di Vito Mele, organizzata dal gruppo AVIS locale in collaborazione con il Comune e pensata anche per essere una "presentazione" alla cittadinanza dell'artista, che creerà una scultura ex novo da posizionare di fronte al Municipio.

"Ho conosciuto Vito grazie ad AVIS Garbagnate (con il quale siamo "gemellati") in occasione di una cena, e mi è venuta l'idea di organizzare questa esposizione, per la quale ringrazio il sindaco che ha messo a disposizione gli spazi della Biblioteca, per mostrare a tutti le sue opere" ci ha raccontato il presidente di AVIS Olginate Gianluigi Secchi, accompagnato all'inaugurazione dal suo vice Adriano Rusconi e da altri volontari.
"Ho dipinto per trent'anni, poi nel 1997 ho deciso di dedicarmi alla scultura e non mi sono più fermato" ha svelato invece l'artista, originario della provincia di Lecce e fondatore del Museo di arte moderna e contemporanea del Santuario di Santa Maria di Leuca, confidando che la sua casa è piena di opere di forme e dimensioni differenti, in numero tale da non saper più dove metterle. "La vera rivelazione per me è arrivata la prima volta che ho creato "un mondo": sembrava che fosse la mano di Dio a guidare la mia arte".

Le sue sculture vogliono proprio rappresentare la visione di una nuova vita, la speranza in un mondo migliore, la luce di Dio sul pianeta. I temi sono principalmente quelli della pace e della guerra, ma Mele ha creato anche diverse nature morte, forme di animali e opere religiose. La particolarità sta nella loro realizzazione, con diversi metalli come rame e ottone che vengono saldati e modellati per dare vita alle idee nella mente dell'artista.

Scrive di lui il noto autore Paolo Domenico Montalto: "L'opera di Vito Mele è una mirabile sintesi di razionalità, progetto, mestiere, sentimento, poesia, amore per la realtà e per la vita. Mele è giunto alla scultura in età anagrafica già matura, ma dimostrando subito - fin dalle sue prime prove - di essere autore di razza e di rango: capace, colto, ricercato, inconfondibile. Qualità che sono il portato e il coronamento di una lunga esperienza nel campo industriale della fusione d'arte, durante la quale ha vissuto importanti frequentazioni artistiche, partecipando di un milieu culturale internazionale, e ha messo a punto una perfetta conoscenza dei materiali, delle tecniche e delle procedure. Le sue meravigliose creazioni sono il frutto di ciò che gli antichi greci designarono con termine preciso: la téchne, ovvero quell'imprescindibile complesso di regole, di nome, di ricette che rende l'artista, l'artifex, padrone del proprio lavoro. Naturalmente il dominare la tecnica non è condizione bastante per dar luogo a un'opera d'arte, se manca l'assistenza dell'invenzione, dell'inventio la quale - come spiega Cicerone - è la capacità di trovare gli argomenti fondativi del proprio discorso, virtù nella quale Mele eccelle".
E ancora: "Le avanguardie del Novecento hanno portato a una radicale svalutazione del valore della tecnica, come si constata oggi in tanta arte contemporanea cosiddetta "concettuale", dove l'intervento manuale dell'artista risulta pressoché assente. Per contro, l'arte di Mele è un capitolato di abilità straordinarie: nell'uso del bronzo, dei metalli, delle patine, egli è un autentico erede dei grandi fonditori ellenici della Magna Grecia, terra luminare alla quale - salentino - appartiene per nascita. Ma non è solo il bronzo, materia protagonista, delle opere di Mele: ci sono anche l'acciaio, la pietra (in special modo, l'amata varietà leccese), il marmo, il legno in varie essenze, soprattutto l'ulivo, per il quale l'artista dimostra un feeling elettivo, consono alla sua indole e matrice mediterranea".

Oltre ad aver offerto la propria arte a Papa Francesco, di cui parla giustamente con grande orgoglio, e ad aver realizzato monumenti sparsi in tutto il mondo (Sri Lanka, Colombia, Albania, New York...), Vito Mele sente molto vicino alla sua sensibilità l'impegno solidale di AVIS, che ha ispirato molte delle sue opere. In quest'occasione, in particolare, ha deciso inoltre di regalare una delle sue sculture all'associazione e un'altra al Comune, oltre alla statua per il Municipio che, come detto, verrà creata prossimamente.

Anche il sindaco Marco Passoni, intervenuto con il suo vice Antonio Gilardi, ha voluto spendere due parole in suo onore: "La cosa speciale di queste opere è che hanno un significato semplice e universale: quello della pace. Entrando in questa stanza mi viene in mente una cosa: queste sculture guardano al futuro e si aprono alla speranza. Provo una grande "invidia" rispetto ad alcuni particolari che ho notato in esse e alla capacità di crearli. In compenso, chi non ha questo dono artistico ha la fortuna di ammirarli".

Vito Mele con i volontari AVIS (secondo da sinistra il presidente Gianluigi Secchi)
"Ho conosciuto Vito grazie ad AVIS Garbagnate (con il quale siamo "gemellati") in occasione di una cena, e mi è venuta l'idea di organizzare questa esposizione, per la quale ringrazio il sindaco che ha messo a disposizione gli spazi della Biblioteca, per mostrare a tutti le sue opere" ci ha raccontato il presidente di AVIS Olginate Gianluigi Secchi, accompagnato all'inaugurazione dal suo vice Adriano Rusconi e da altri volontari.
"Ho dipinto per trent'anni, poi nel 1997 ho deciso di dedicarmi alla scultura e non mi sono più fermato" ha svelato invece l'artista, originario della provincia di Lecce e fondatore del Museo di arte moderna e contemporanea del Santuario di Santa Maria di Leuca, confidando che la sua casa è piena di opere di forme e dimensioni differenti, in numero tale da non saper più dove metterle. "La vera rivelazione per me è arrivata la prima volta che ho creato "un mondo": sembrava che fosse la mano di Dio a guidare la mia arte". 
Le sue sculture vogliono proprio rappresentare la visione di una nuova vita, la speranza in un mondo migliore, la luce di Dio sul pianeta. I temi sono principalmente quelli della pace e della guerra, ma Mele ha creato anche diverse nature morte, forme di animali e opere religiose. La particolarità sta nella loro realizzazione, con diversi metalli come rame e ottone che vengono saldati e modellati per dare vita alle idee nella mente dell'artista.

Scrive di lui il noto autore Paolo Domenico Montalto: "L'opera di Vito Mele è una mirabile sintesi di razionalità, progetto, mestiere, sentimento, poesia, amore per la realtà e per la vita. Mele è giunto alla scultura in età anagrafica già matura, ma dimostrando subito - fin dalle sue prime prove - di essere autore di razza e di rango: capace, colto, ricercato, inconfondibile. Qualità che sono il portato e il coronamento di una lunga esperienza nel campo industriale della fusione d'arte, durante la quale ha vissuto importanti frequentazioni artistiche, partecipando di un milieu culturale internazionale, e ha messo a punto una perfetta conoscenza dei materiali, delle tecniche e delle procedure. Le sue meravigliose creazioni sono il frutto di ciò che gli antichi greci designarono con termine preciso: la téchne, ovvero quell'imprescindibile complesso di regole, di nome, di ricette che rende l'artista, l'artifex, padrone del proprio lavoro. Naturalmente il dominare la tecnica non è condizione bastante per dar luogo a un'opera d'arte, se manca l'assistenza dell'invenzione, dell'inventio la quale - come spiega Cicerone - è la capacità di trovare gli argomenti fondativi del proprio discorso, virtù nella quale Mele eccelle".

Oltre ad aver offerto la propria arte a Papa Francesco, di cui parla giustamente con grande orgoglio, e ad aver realizzato monumenti sparsi in tutto il mondo (Sri Lanka, Colombia, Albania, New York...), Vito Mele sente molto vicino alla sua sensibilità l'impegno solidale di AVIS, che ha ispirato molte delle sue opere. In quest'occasione, in particolare, ha deciso inoltre di regalare una delle sue sculture all'associazione e un'altra al Comune, oltre alla statua per il Municipio che, come detto, verrà creata prossimamente.

L'artista con il sindaco Marco Passoni e il suo vice Antonio Gilardi
Anche il sindaco Marco Passoni, intervenuto con il suo vice Antonio Gilardi, ha voluto spendere due parole in suo onore: "La cosa speciale di queste opere è che hanno un significato semplice e universale: quello della pace. Entrando in questa stanza mi viene in mente una cosa: queste sculture guardano al futuro e si aprono alla speranza. Provo una grande "invidia" rispetto ad alcuni particolari che ho notato in esse e alla capacità di crearli. In compenso, chi non ha questo dono artistico ha la fortuna di ammirarli".
G.I.




















