ERRORE 404: assessorato non trovato
Il consiglio comunale si è appena arricchito di un nuovo membro e, a sentir lui, di un nuovo trauma. Paolo Fiocchi, 404 preferenze, secondo più votato del centrodestra, ha lasciato FdI il giorno stesso l'insediamento per accasarsi con Vannacci.
Motivazione ufficiale: meritocrazia. - Motivazione reale, lui stesso la confessa quasi senza accorgersene: "È mancato il rispetto nei miei confronti"
Cominciamo dal numero, perché il destino a volte scrive le sue ironie meglio di qualsiasi editorialista: 404. Per chiunque abbia navigato su internet, quel numero ha un significato preciso: pagina non trovata. Risorsa inesistente. Ed è curiosamente la sintesi perfetta del curriculum politico di Fiocchi prima di queste elezioni: zero presenza nei dibattiti pubblici, zero partecipazione nei tavoli civici, zero tracce in questi anni di vita amministrativa lecchese.
Poi arriva una campagna elettorale, arrivano 404 voti - frutto del cognome e dello stile dei suoi reel non di un percorso politico costruito - e improvvisamente il neoconsigliere scopre di meritare un assessorato. - È il paradosso di chi invoca la meritocrazia senza averne mai praticato la prima regola: il merito si costruisce nel tempo, con il fare, non si reclama il giorno dopo il voto agitando uno scontrino elettorale. - Fiocchi sembra credere che la meritocrazia sia un distributore automatico: inserisci preferenze, esce una delega. Non è così che funziona, e chiunque abbia un minimo di esperienza amministrativa lo sa. Lui no, perché esperienza amministrativa, semplicemente, non ne ha. - Chi si lamenta di essere stato "ignorato" dovrebbe forse chiedersi cosa ha dimostrato, oltre al consenso elettorale. E allora arriva il capriccio, raccontato persino con un certo orgoglio nei suoi stessi post social: il video con Vannacci, il cambio di casacca a tempo di record, la libertà sbandierata come scelta di principio.
Sul piano "giuridico" nessun problema: l'art.67 della Costituzione tutela il mandato libero, e cambiare gruppo due secondi dopo l'insediamento non è reato né scandalo. È legittimo. Ma c'è una differenza enorme tra ciò che è legittimo e ciò che è dignitoso. - E la tempistica, qui, parla da sola: non è la maturazione di un percorso politico, è il dispetto di chi prende il pallone e se ne va perché non l'han fatto giocare titolare alla prima partita.
È una concezione piuttosto infantile della politica. Perché la politica adulta sa distinguere tra ambizione personale e responsabilità verso gli elettori. Restano sul campo, increduli, anche gli alleati. Fiocchi avrà tempo, in consiglio comunale, per dimostrare che i suoi 404 voti meritavano fiducia. Ma la fiducia, a differenza delle preferenze elettorali, non si conta il giorno del voto: si guadagna ogni giorno, da quello dopo. Per ora, il bilancio politico di questo esordio è proprio quello scritto nell'errore informatico che il destino gli ha affibbiato sulla scheda: pagina non trovata.
Motivazione ufficiale: meritocrazia. - Motivazione reale, lui stesso la confessa quasi senza accorgersene: "È mancato il rispetto nei miei confronti"
Cominciamo dal numero, perché il destino a volte scrive le sue ironie meglio di qualsiasi editorialista: 404. Per chiunque abbia navigato su internet, quel numero ha un significato preciso: pagina non trovata. Risorsa inesistente. Ed è curiosamente la sintesi perfetta del curriculum politico di Fiocchi prima di queste elezioni: zero presenza nei dibattiti pubblici, zero partecipazione nei tavoli civici, zero tracce in questi anni di vita amministrativa lecchese.
Poi arriva una campagna elettorale, arrivano 404 voti - frutto del cognome e dello stile dei suoi reel non di un percorso politico costruito - e improvvisamente il neoconsigliere scopre di meritare un assessorato. - È il paradosso di chi invoca la meritocrazia senza averne mai praticato la prima regola: il merito si costruisce nel tempo, con il fare, non si reclama il giorno dopo il voto agitando uno scontrino elettorale. - Fiocchi sembra credere che la meritocrazia sia un distributore automatico: inserisci preferenze, esce una delega. Non è così che funziona, e chiunque abbia un minimo di esperienza amministrativa lo sa. Lui no, perché esperienza amministrativa, semplicemente, non ne ha. - Chi si lamenta di essere stato "ignorato" dovrebbe forse chiedersi cosa ha dimostrato, oltre al consenso elettorale. E allora arriva il capriccio, raccontato persino con un certo orgoglio nei suoi stessi post social: il video con Vannacci, il cambio di casacca a tempo di record, la libertà sbandierata come scelta di principio.
Sul piano "giuridico" nessun problema: l'art.67 della Costituzione tutela il mandato libero, e cambiare gruppo due secondi dopo l'insediamento non è reato né scandalo. È legittimo. Ma c'è una differenza enorme tra ciò che è legittimo e ciò che è dignitoso. - E la tempistica, qui, parla da sola: non è la maturazione di un percorso politico, è il dispetto di chi prende il pallone e se ne va perché non l'han fatto giocare titolare alla prima partita.
È una concezione piuttosto infantile della politica. Perché la politica adulta sa distinguere tra ambizione personale e responsabilità verso gli elettori. Restano sul campo, increduli, anche gli alleati. Fiocchi avrà tempo, in consiglio comunale, per dimostrare che i suoi 404 voti meritavano fiducia. Ma la fiducia, a differenza delle preferenze elettorali, non si conta il giorno del voto: si guadagna ogni giorno, da quello dopo. Per ora, il bilancio politico di questo esordio è proprio quello scritto nell'errore informatico che il destino gli ha affibbiato sulla scheda: pagina non trovata.
Paolo Trezzi




















