Bellano: monsignor Delpini in oratorio, lascia 3 parole da custodire
Una visita speciale ha caratterizzato la giornata di oggi all'oratorio San Giovanni Bosco di Bellano. In tarda mattinata è arrivato l'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, impegnato in questi giorni nel tour degli oratori estivi della diocesi.

Dopo il pranzo, Delpini ha incontrato gli animatori, consegnando a ciascuno un'immaginetta raffigurante Cristo che accompagna un giovane. Sul retro una preghiera composta dallo stesso arcivescovo, con un invito a vivere l'esperienza dell'oratorio estivo come occasione per conoscere meglio se stessi, aprirsi agli altri e vincere la tentazione dell'isolamento.

Nella preghiera Gesù viene presentato come un compagno di viaggio e un amico capace di indicare la strada e sostenere nei momenti di difficoltà. L'incontro con tutti i ragazzi avrebbe dovuto svolgersi nel cortile dell'oratorio, ma la pioggia ha costretto a trasferire l'appuntamento nel salone. Ad accogliere l'arcivescovo sono stati don Simone Zappa, il parroco don Emilio Sorte e il sindaco Antonio Rusconi.

Seduti attorno al palco, i ragazzi hanno avuto l'occasione di dialogare direttamente con Delpini attraverso tre domande. La prima ha riguardato la sua vocazione. «Tra la quarta o la quinta elementare e la prima media – ha raccontato – ho capito che volevo diventare sacerdote». Una scelta maturata poi con l'ingresso in seminario e consolidata, a 17 anni, nella consapevolezza dell'importanza di vivere pienamente il Vangelo.
La seconda domanda si è concentrata sul significato dell'essere vescovo. Delpini ha spiegato che il vescovo è chiamato a guidare il popolo di Dio, ma ha anche precisato di non amare particolarmente la definizione di "pastore", perché «Gesù è il Buon Pastore».
Nemmeno quella di "padre" lo rappresenta pienamente. «Il vescovo – ha concluso – è il servo della comunità, colui che invita tutti a sentirsi un popolo unito, volendo bene alle parrocchie, ai preti e ai diaconi».

L'ultima curiosità dei ragazzi è stata: quale domanda vorrebbe sentirsi rivolgere più spesso? La risposta è arrivata con un altro interrogativo: «Come si fa a essere felici?». E subito dopo ha aggiunto: «Avendo letto il Vangelo, io avrei la risposta».
Durante il momento di preghiera, dopo la proclamazione del Vangelo, l'arcivescovo ha lasciato ai ragazzi tre parole da custodire. La prima è stata "insieme", da mettere davanti a tanti verbi: giocare, parlare, cantare, vivere l'oratorio. Un invito a condividere esperienze e relazioni, contrastando la solitudine. La seconda parola è stata "avanti", per guardare con fiducia al futuro, crescere nelle responsabilità e affrontare il cammino della vita senza paura. Infine "con Gesù", l'amico che accompagna il cammino di ciascuno e invita a vivere insieme agli altri.
Prima di concludere l'incontro, Delpini ha affidato a don Simone una simpatica "missione": verificare il giorno successivo se i ragazzi ricordassero le tre parole e premiare chi saprà ripeterle, invitando invece chi le avrà dimenticate a impararle. Al termine della visita, i ragazzi hanno consegnato all'arcivescovo un cesto di prodotti locali e alcuni "soldoni", i gettoni che ricevono durante le sei settimane di oratorio estivo e che serviranno per le attrazioni del luna park conclusivo. Un dono simbolico, accompagnato dall'invito a tornare a Bellano per condividere anche quel momento di festa.

Dopo il pranzo, Delpini ha incontrato gli animatori, consegnando a ciascuno un'immaginetta raffigurante Cristo che accompagna un giovane. Sul retro una preghiera composta dallo stesso arcivescovo, con un invito a vivere l'esperienza dell'oratorio estivo come occasione per conoscere meglio se stessi, aprirsi agli altri e vincere la tentazione dell'isolamento.

Nella preghiera Gesù viene presentato come un compagno di viaggio e un amico capace di indicare la strada e sostenere nei momenti di difficoltà. L'incontro con tutti i ragazzi avrebbe dovuto svolgersi nel cortile dell'oratorio, ma la pioggia ha costretto a trasferire l'appuntamento nel salone. Ad accogliere l'arcivescovo sono stati don Simone Zappa, il parroco don Emilio Sorte e il sindaco Antonio Rusconi.

Seduti attorno al palco, i ragazzi hanno avuto l'occasione di dialogare direttamente con Delpini attraverso tre domande. La prima ha riguardato la sua vocazione. «Tra la quarta o la quinta elementare e la prima media – ha raccontato – ho capito che volevo diventare sacerdote». Una scelta maturata poi con l'ingresso in seminario e consolidata, a 17 anni, nella consapevolezza dell'importanza di vivere pienamente il Vangelo.
La seconda domanda si è concentrata sul significato dell'essere vescovo. Delpini ha spiegato che il vescovo è chiamato a guidare il popolo di Dio, ma ha anche precisato di non amare particolarmente la definizione di "pastore", perché «Gesù è il Buon Pastore».
Nemmeno quella di "padre" lo rappresenta pienamente. «Il vescovo – ha concluso – è il servo della comunità, colui che invita tutti a sentirsi un popolo unito, volendo bene alle parrocchie, ai preti e ai diaconi».

L'ultima curiosità dei ragazzi è stata: quale domanda vorrebbe sentirsi rivolgere più spesso? La risposta è arrivata con un altro interrogativo: «Come si fa a essere felici?». E subito dopo ha aggiunto: «Avendo letto il Vangelo, io avrei la risposta».
Durante il momento di preghiera, dopo la proclamazione del Vangelo, l'arcivescovo ha lasciato ai ragazzi tre parole da custodire. La prima è stata "insieme", da mettere davanti a tanti verbi: giocare, parlare, cantare, vivere l'oratorio. Un invito a condividere esperienze e relazioni, contrastando la solitudine. La seconda parola è stata "avanti", per guardare con fiducia al futuro, crescere nelle responsabilità e affrontare il cammino della vita senza paura. Infine "con Gesù", l'amico che accompagna il cammino di ciascuno e invita a vivere insieme agli altri.

M.A.




















