Omicidio di Cassina: la Corte d'Assise ha assolto Corrado Paroli (ritenuto non imputabile). Disposta l'immediata scarcerazione
In questi minuti la Corte d'Assise di Como ha assolto Corrado Paroli - cinquantenne accusato di aver ucciso la madre, Margherita Colombo, il 18 novembre 2024 nel loro appartamento di Cassina Valsassina - poiché ritenuto non imputabile.
La decisione è arrivata al termine dell'udienza durante la quale il sostituto procuratore Simona Galluzzo, pur ritenendo che l'istruttoria avesse provato la responsabilità dell'imputato, aveva chiesto l'assoluzione alla luce dei dubbi, rimasti irrisolti anche nel corso del processo, sulla sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti. Dubbi rafforzati dalle conclusioni del perito nominato dalla Corte, che aveva ritenuto totalmente viziata la capacità di intendere e di volere di Paroli.

Nella requisitoria il PM aveva sostenuto che Margherita Colombo fosse morta per strangolamento e che il figlio, secondo il proprio consulente, fosse solo parzialmente incapace al momento dei fatti. Tuttavia, considerate le conclusioni del perito della Corte e l'impossibilità di raggiungere una certezza ogni oltre ragionevole dubbio, aveva concluso chiedendo l'assoluzione, con il contestuale collocamento dell'imputato in una Rems per la presunta pericolosità sociale.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Riccardo Mariconti e Maria Isabella Forlaita, ha invece contestato integralmente l'impianto accusatorio, sostenendo che Paroli fosse totalmente incapace di intendere e di volere e mettendo in discussione anche la causa della morte dell'anziana. Secondo il consulente della difesa, infatti, il decesso sarebbe stato provocato dagli effetti dei farmaci assunti con una tisana e non da uno strangolamento. I legali avevano quindi chiesto l'assoluzione perché il fatto non sussiste, con l'immediata scarcerazione, o in subordine l'assoluzione per totale vizio di mente.
Dopo un'ora di camera di consiglio la Corte – presieduta dal giudice Carlo Cecchetti – ha formulato il proprio verdetto, riservandosi novanta giorni per il deposito della sentenza: assoluzione dell'imputato poichè ritenuto non imputabile, con libertà vigilata per tre anni e affidamento al servizio psichiatrico territoriale. Disposta dunque l'immediata scarcerazione.
La decisione è arrivata al termine dell'udienza durante la quale il sostituto procuratore Simona Galluzzo, pur ritenendo che l'istruttoria avesse provato la responsabilità dell'imputato, aveva chiesto l'assoluzione alla luce dei dubbi, rimasti irrisolti anche nel corso del processo, sulla sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti. Dubbi rafforzati dalle conclusioni del perito nominato dalla Corte, che aveva ritenuto totalmente viziata la capacità di intendere e di volere di Paroli.

Corrado Paroli in un'immagine d'archivio
Nella requisitoria il PM aveva sostenuto che Margherita Colombo fosse morta per strangolamento e che il figlio, secondo il proprio consulente, fosse solo parzialmente incapace al momento dei fatti. Tuttavia, considerate le conclusioni del perito della Corte e l'impossibilità di raggiungere una certezza ogni oltre ragionevole dubbio, aveva concluso chiedendo l'assoluzione, con il contestuale collocamento dell'imputato in una Rems per la presunta pericolosità sociale.
La difesa, rappresentata dagli avvocati Riccardo Mariconti e Maria Isabella Forlaita, ha invece contestato integralmente l'impianto accusatorio, sostenendo che Paroli fosse totalmente incapace di intendere e di volere e mettendo in discussione anche la causa della morte dell'anziana. Secondo il consulente della difesa, infatti, il decesso sarebbe stato provocato dagli effetti dei farmaci assunti con una tisana e non da uno strangolamento. I legali avevano quindi chiesto l'assoluzione perché il fatto non sussiste, con l'immediata scarcerazione, o in subordine l'assoluzione per totale vizio di mente.
Dopo un'ora di camera di consiglio la Corte – presieduta dal giudice Carlo Cecchetti – ha formulato il proprio verdetto, riservandosi novanta giorni per il deposito della sentenza: assoluzione dell'imputato poichè ritenuto non imputabile, con libertà vigilata per tre anni e affidamento al servizio psichiatrico territoriale. Disposta dunque l'immediata scarcerazione.




















