«Con tutte le sue creature». Inaugurato il Lecco Film Fest

Inaugurata la settima edizione del Lecco Film Fest promosso da Confindustria e Fondazione Ente dello Spettacolo e che fino a domenica terrà mobilitata la città. All’insegna del motto “Con tutte le sue creature”, richiamandosi al Cantico di San Francesco con una variazione del pronome (da “tue” a “sue” appunto) per indicare un percorso che coinvolge tutti.
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E il richiamo non è casuale; l’aggancio sono gli 800 anni della morte del frate d’Assisi che si celebrano quest’anno e il programma del festival ne ha tenuto conto: temi francescani hanno infatti caratterizzato il momento inaugurale (con la proiezione tra l’altro del primo film su San Francesco: “Il poverello di Assisi”, pellicola muta di 12 minuti girata nel 1911), mentre domani, sabato 4 luglio, alle 20 al Cenacolo sarà in visione “Francesco giullare di Dio”, film del 1950 di Roberto Rossellini.
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Dal santo degli umili, lo sguardo volge poi agli umili di oggi, ai problemi del lavoro, motivo per il quale l’ospite d’onore di questa edizione è il regista francese Stephane Brizé che ai drammi del mondo del lavoro di questi ultimi anni ha guardato con un’attenzione particolare. Il festival lecchese lo ha voluto omaggiare. Tre i suoi film in calendario: dopo “La legge del mercato” del 2025 (presentato ieri pomeriggio), oggi (alle 14,30 al Cinema Nuovo aquilone) sarà proiettato “in guerra” del 2018 e domani (alle 15 sempre al Cinema Nuovo aquilone) “Le occasioni dell’amore” del 2023.
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È stato il Teatro della Società la cornice che ha ospitato, nel tardo pomeriggio di ieri, la cerimonia di apertura della rassegna, condotta dal critico cinematografico Gianluca Pisacane e alla quale hanno portato il loro saluto il sindaco Filippo Boscagli e il sottosegretario regionale Mauro Piazza. Il primo cittadino ha sottolineato come l’iniziativa sia molto più di un festival, bensì un’occasione di crescita culturale per la città, un momento di riflessione sul presente e le cinquemila presenze dell’edizione dello scorso anno testimoniano la solidità dell’evento. 
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Piazza ha invece omaggiato l’ex prevosto don Davide Milani, l’anima della manifestazione, definendolo «il Creso della cultura lecchese» ricordando come il Lecco Film Fest generi attesa e, richiamandosi al titolo, ha sottolineato come anche questo festival sia una “creatura” della volontà; in maniera invero un po’ inelegante, ha poi concluso assicurando che la nuova amministrazione comunale «farà di tutto per sostenere le nuove creature che verranno dalla città».
Sono stati poi il presidente degli industriali Marco Campanari e quello della Fondazione Ente dello spettacolo che è appunto monsignor Milani a prendere la parola.
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Nel suo intervento, Campanari ha parlato del festival come parte del territorio e come si possa raggiungere un’osmosi ancora maggiore. In virtù di un’iniziativa che va consolidandosi e assumendo anche respiro internazionale, riferendosi proprio a Stephane Brizé che con i suoi titoli ha sottolineato la centralità del lavoro e ha indagato sulle fragilità. Ha rimarcato come l’uomo debba sempre essere messo al centro e rivendicato anche da parte di Confindustria c’è un impegno reale perché anche nelle imprese l’uomo continui a restare al centro.
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Da parte sua, don Milani ha preso l’abbrivio dalla morte di San Francesco e dal Cantico delle Creature, rilevando come nel buio di quei giorni Francesco abbia visto la bellezza, abbia visto come per il mondo vi sia un disegno buono che è appunto quello di Dio. E a proposito delle “tue” e “sue” creature si è chiesto come noi – “sue creature” – che sguardo abbiamo su questo tempo che è stato detto la civiltà delle immagini, le quali sono soprattutto negative. «E possibile vedere il bene? C’è ancora il bene? Possiamo anche noi innalzare un cantico di lode?» Ebbene, la risposta, «il bene c’è, esiste: dobbiamo solo essere capaci di vederlo».
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Anche Velasco Vitali – l’artista che ha disegnato il manifesto: una specie di cigno che osserva il mondo – si è soffermato su quel cambio di consonante che è sufficiente a cambiare la prospettiva. È un invito a pensare: quando ci viene consegnato questo tema (“Con tutte le sue creature”), possiamo immaginare che tutto venga spazzato via, un mondo attraversato da un vento che fa tabula rasa. E allora si torna a un inizio. Nulla è più concettualizzato. Serve un ordinatore, qualcuno che faccia di questo caos l’inizio di una nuova creazione. Bisogna immaginare che qualcosa possa accadere. Allora possiamo immaginare l’occhio di una cinepresa: possiamo farlo entrare da sotto, da sopra, di lato, ma si mette al centro e guarda appunto l’inizio di una nuova creazione, ma il compito è nelle nostre, vostre mani.
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La parola è poi passata a Elena Di Raddo, docente di storia dell’arte contemporanea all’Università Cattolica, che ha accompagnato il pubblico in una breve escursione sulle raffigurazioni di San Francesco nella storia della pittura e in particolare del suo incontro con la povertà.
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I riflettori si sono poi accesi sull’ospite francese, sul regista Stephan Brizé, che è un non credente eppure ha ricevuto l’anno scorso il premio “Robert Bresson” assegnato dalla Fondazione dello spettacolo di don Milani in occasione della mostra del cinema di Venezia. Ed è stato in quell’occasione che i due si sono conosciuti.
Brizé ha esordito arruffianandosi il pubblico dicendo come una Coppa del mondo di calcio senza la nazionale italiana non è una Coppa del mondo e ciò fa pensare: cosa sta succedendo, se il Paese della Ferrari e dello Spritz non partecipa ai Mondiali? Sarà opportuno che don Milani interceda presso il suo superiore.
E riferendosi al premio Bresson, ha poi aggiunto che, in questo mondo polarizzato in cui ci si fa guerra l’un contro l’altro, è un vero segno di speranza che la Chiesa riconosca l’opera di un laico che quel mondo osserva. Si è poi richiamato al discorso di papa Leone al mondo del cinema, la considerazione che il contributo più prezioso del cinema è far riflettere sulla propria esperienza. «Non era obbligato a dirlo. Affermare la necessità di questo tipo di cinema è accettare anche la critica, accettare di essere messi in discussione, ma è proprio questo che dà la possibilità di crescere. Ricchi e poveri, abbiamo tutti gli stessi problemi esistenziali, ma qualcuno è visto meno dagli altri. E chi non è visto sono gli umili: compito del cinema è farli vedere. Pensando a San Francesco, occorre darsi il tempo di guardare il mondo e di modificare il nostro sguardo. Cercare nelle vite ordinarie una grandezza sublime e discreta. Andare oltre i cliché, le narrazioni dominanti, per avere la possibilità di guardare al mondo sia da laici che da religiosi, ma tutti riuniti attorno a un’idea di sacro.»
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Nel corso dell’incontro inaugurale, come detto, è stato presentato il primo film su San Francesco, il film del 1911 del regista Enrico Guazzoni e interpretato da Emilio Ghione. È stato il critico Giancarlo Arnone a raccontarne storia, particolarità e retroscena. Per l’occasione, il film è stato accompagnato dalla colonna sonora composta da Rossella Spinosa e che lei stessa ha eseguito al pianoforte.
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C’è anche stata una parentesi teatrale con un assaggio dello spettacolo “Francesco polvere di Dio” scritto e interpretato da Riccardo Tordoni, con le musiche di Paolo Ceccarelli e il canto di Simona Bianchi.
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Prima della tradizionale proiezione serale in piazza Garibaldi, l’inaugurazione si è conclusa con l’intervista a Simona Ventura e Giovanni Terzi, lei celebre conduttrice televisiva e lui giornalista e scrittore, da qualche tempo in coppia nella vita e nel lavoro. A interrogarli, il critico Lorenzo Ciofani. Quest’anno, peraltro, ricorre un anniversario particolare: i quarant’anni dalla elezione di Ventura a “Miss Muretto”, un concorso di bellezza organizzato tra le iniziative che animano l’estate di Alassio. La conduttrice ne ha raccontato qualche retroscena, ricordando come quella fu l’occasione che le servì per la sua lunga carriera televisiva. Curiosità, quella sera ad Alassio c’era anche Giovanni Terzi che con gli amici andò a festeggiare la vincitrice senza neppure sapere chi fosse. Lo avrebbe scoperto solo poco tempo fa, proprio quando i giornali rosa cominciarono a parlare di un flirt tra i due: fu un amico a ricordarglielo.
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Ventura e Terzi hanno raccontato la loro vita, con il condimento di una serie di aneddoti. Lei che aveva frequentato il liceo scientifico solo perché stava a cento metri da casa sua a Chivasso, con la madre che la iscriveva a tutti i corsi possibili per farle superare la timidezza. Poi l’Isef, tanto sport, i concorsi di bellezza, la televisione, i grandi maestri come Maurizio Costanzo: «La verità è che mi sono sempre circondata di persone migliori di me per poter imparare. Ero una spugna.» Fino a rivoluzionare il ruolo di conduttrice, come ha fatto rilevare Ciofani: «Mio malgrado – ha risposto lei – ho creato uno stile, ho tirato fuori me stessa. Prima c’erano conduttrici tradizionali. Ma in quel periodo, furono Alba Parietti nel calcio e Mara Venir nell’intrattenimento a fare la vera rivoluzione».

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Da parte sua, Terzi ha ricordato d’essere stato un ragazzo viziato di una famiglia benestante. Avrebbe voluto fare il giornalista, ma il padre – condirettore del Corriere della Sera – glielo sconsigliò «perché il giornalismo era finito». Era l’anno 1984. Così divenne architetto, per poi tornare a scrivere. «La realtà – ha aggiunto – è che ho sempre creduto nella Provvidenza, nelle occasioni che la Provvidenza ti mette davanti e che tu devi saper cogliere».



IL PROGRAMMA DI OGGI, VENERDì  3 LUGLIO:

Sabrina Varani, Stéphane Brizé, Massimiliano Camaiti, Amerigo Basso e Laura Lucchin, Olivia Musini, Giorgio Pasotti, Marco Bellocchio e Lino Musella, Davide Boosta Dileo

Ore 11.30 > Cinema Nuovo Aquilone
Proiezione de L’ottavo giorno
A seguire, incontro con la regista Sabrina Varani
Modera Giulia Lucchini, Rivista del Cinematografo 

Ore 14.30 > Cinema Nuovo Aquilone
Omaggio a Stéphane Brizé
Il percorso continua con la proiezione di In guerra
A seguire, MASTERCLASS del regista
Modera Federico Pontiggia, Rivista del Cinematografo 

Ore 17.15 > Cinema Nuovo Aquilone
Proiezione di Agnus Dei
Presenta Massimiliano Camaiti, regista
Modera Valerio Sammarco, Rivista del Cinematografo 

Ore 18.00 > Piazza XX Settembre
Presentano il loro libro
Amerigo Basso, Laura Lucchin, genitori di Sammy Basso, e Chiara Pelizzoni, giornalista
Modera Francesca Fialdini, giornalista e conduttrice televisiva
 
Ore 18.45 > Piazza XX Settembre
Cinematografo Incontra
Olivia Musini, produttrice
Modera Gian Luca Pisacane, Rivista del Cinematografo
Consegna del PREMIO LUCIA alla produttrice
 
Ore 19.30 > Piazza XX Settembre
Cinematografo Incontra
Giorgio Pasotti, attore, registra, sceneggiatore
Modera Marta Cagnola, giornalista e speaker di Radio24
 
Ore 21.00 > Piazza Garibaldi
Portobello episodi 1 e 2
Presentano Marco Bellocchio, regista e sceneggiatore
e Lino Musella, attore
Modera Valerio Sammarco, Rivista del Cinematografo
 
Ore 23.00 > Lido Olivedo di Varenna
Metropolis (Fritz Lang) + Davide “Boosta“ Dileo
Non un concerto, non una sonorizzazione, non un DJ set. Ascoltare Metropolis è una sessione d'ascolto in cui la poetica visiva di Metropolis di Fritz Lang diventa lo spazio dentro cui far collidere musica classica contemporanea, elettronica e techno. Lang non viene accompagnato: è il campo gravitazionale. Il pubblico non guarda un film con la musica sopra, ma attraversa un ambiente sonoro dove l'immagine del 1927 e il suono di oggi si riconoscono come la stessa domanda — cosa resta di umano dentro la macchina.
D.C.
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