PAROLE CHE PARLANO/287

Memoria e custodia

 Non hanno la stessa origine etimologica, tuttavia questi due termini hanno una base culturale e linguistica che li collega, legata all’idea della cura attenta e della conservazione; in poche parole, un atto che scongiura l’oblio.

 La parola memoria deriva dal latino memor, “che ricorda, che tiene a mente”. A sua volta, memor ha origine dalla radice indoeuropea (s)mer-, che significa “prendersi cura, ricordare, riflettere”.

La memoria, in origine, non è solo un atto intellettuale, ma un tenere a mente con sollecitudine, ricordare (letteralmente, riportare al cuore), quindi quasi un gesto affettivo.

 Custodire viene invece dal latino custos, custodis (“guardiano, sorvegliante”). L’etimologia di custos è meno provata, anche se molti linguisti la riconducono a una radice indoeuropea (s)keu-, che significa “coprire, avvolgere, proteggere”. La stessa radice dà vita al tardo latino cuiare, da cui l’italiano cura. Custodire implica quindi un coprire con attenzione, un proteggere tenendo al riparo.

 Pur provenendo da radici diverse, pertanto, memoria e custodia trovano una forte convergenza nella nozione di cura. Chi ricorda autenticamente custodisce il ricordo; chi custodisce tiene in memoria ciò che è affidato alla sua vigilanza. In latino, l’aggettivo memor può riferirsi non solo alla persona che ricorda, ma anche a chi è attento a un dovere, a un patto, insomma, a chi “non lascia perdere”.

 Nella Cura (1996), l’indimenticato poeta e musicista Battiato descrive un amore che è atto di custodia: «Ti proteggerò dalle paure [...] Ti regalerò soprattutto il silenzio e la pazienza [...] Perché sei un essere speciale / E io avrò cura di te.»

Avere cura non è sentimento, ma azione: vegliare, anticipare, ricordare l’altro anche quando non chiede. Come chi fa suo il memor latino, e custodisce con fedeltà.

Così memoria e custodia si intrecciano: memoria è la cura che diamo al tempo; la custodia è la memoria che si fa gesto.

Rubrica a cura di Dino Ticli
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