Calolzio: il piazzale del Lavello intitolato a Padre Turoldo

Quando, ormai mesi fa, l'intitolazione era stata “sollecitata”, l'assessore alla partita Tina Balossi aveva spiegato di essere già al lavoro per concretizzare un'idea che sposava. C'è voluto del tempo ma da quest'oggi l'area esterna al Monastero di Santa Maria del Lavello (quella del parcheggio appena riqualificato) porta il nome di Padre David Maria Turoldo, Sacerdote dei Servi di Maria e poeta.
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Una dedicazione che arriva a 110 anni dalla nascita del sacerdote, venuto al mondo il 22 novembre 1916 a Coderno di Sedigliano, in Friuli. Battezzato come Giuseppe, entrerà poi a tredici anni nel convento di Santa Maria al Cengio, emettendo la professione religiosa il 2 agosto del 1935. Nell'ottobre del 1938 pronuncia i voti solenni a Vicenza e nell'agosto di due anni dopo viene ordinato presbitero nel Santuario della Madonna di Monte prima di essere inviato a Milano dove, per circa un decennio, si occupa di tenere la predicazione della domenica in Duomo, collaborando poi, in occasione dell'occupazione nazista, in modo attivo con la Resistenza. 
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Nella sua vita itinerante, non ha mai dimenticato il Lavello, come sottolineato quest'oggi, durante la cerimonia di intitolazione, dal professor Mauro Manzoni, autore di due libri dedicati ai testi di Turoldo, alla sua “poesia profetica”, che “continua a parlare anche ora sia a chi crede sia a chi dice di non credere”.
Per lui, è stato detto, il convento calolziese adagiato sull'Adda, era un “luogo del cuore, il rifugio del suo peregrinare”, tanto da aver spinto lui stesso Elena Gandolfi ad attivarsi affinché tanta bellezza venisse recuperata, con il desiderio avveratosi dopo la morte, incontra dall'età di 75 anni il 6 febbraio 1992.
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“Quando partivamo da Lecco per Fontanella – il priorato cluniacense nella bergamasca che aveva individuato come luogo dove dar vita a un'esperienza religiosa comunitaria muova che coinvolgeva anche i laici, ndr – mi chiedeva sempre di “girare giù” per passare di qui”, ha sostenuto anche Pierfranco Mastalli, amico di Turoldo, a riprova dell'affetto sincero verso quello che noi oggi chiamiamo Monastero ma che Monastero non è mai stato. Un ambiente di cui apprezzava, come sottolineato da Manzoni, il silenzio. “Un silenzio che non è vuoto”. 
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L'intitolazione è avvenuta contestualmente all'inaugurazione dell'area parcheggio e delle opere accessorie, intervento di riqualificazione finanziato dal Parco Adda Nord, con i proventi delle “compensazioni ambientali” dovute dalla Cartiera e da Sime Energia, risorse che i comuni di Calolzio e Olginate hanno chiesto di investire localmente.

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E così la cerimonia odierna, coordinata dal sindaco ospitante Marco Ghezzi, supportato dall'assessore Tina Balossi e dal professor Fabio Bonaiti, ha visto la presenza in fascia tricolore anche del primo cittadino del paese sull'altra sponda, Marco Passoni, trasformandosi in un taglio del nastro corale, esteso anche al chiosco e alle migliorie realizzate a Olginate nel periodo immediatamente successivo al Covid, consegnate alla collettività senza una vera e propria inaugurazione e senza un “grazie” pubblico a chi ha finanziato gli interventi.
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A tal proposito hanno dunque presenziato anche il presidente del Parco Adda e i referenti delle due società, parlando del parcheggio al Lavello come di un'opera “significativa in termini di prospettiva. Questo è un punto di confine per la velocità della quotidianità: si arriva qui e si cambia dimensione”. Un'opera, insomma, “per vivere il territorio” come rimarcato anche dal Presidente della Fondazione Monastero di Santa Maria del Lavello Pierluigi Donadoni parlando di una “struttura a servizio della collettività”. 
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Ascoltato anche l'intervento di Padre Espedito d'Agostini, Priore dell'Abbazia di Fontanella che ha ripercorso il filo che univa Turoldo ai suoi predecessori, ribadendo l'importanza dell'esercizio della memoria a cui vogliamo ispirarci ed i messaggi inviati per l'occasione dalle realtà legate al sacerdote, si è proceduto allo svelamento della targa, con la benedizione impartita da don Antonio Vitali.
A.M.
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