Laorca: dopo il crollo, messa in sicurezza la trafileria settecentesca
Non è l'antico vaso della celebre pubblicità di un amaro ma... andava salvato. E così è stato. O almeno si è chiuso il primo indispensabile intervento. E' stata portata a termine la messa in sicurezza della trafileria settecentesca di Laorca.

"In un freddo venerdì di febbraio di quest'anno - ricordano da Officina Gerenzone, il sodalizio che sta portando avanti il progetto - è avvenuto il crollo del tetto di un luogo iconico della Vallata in cui sopravvive, intatto e unico nel territorio lecchese (e non solo), l'originale impianto con la turbina e gli ottocenteschi banchi da trafila. Da qui l'allarme lanciato dalla nostra associazione, che - già in diverse occasioni interessatasi sulle condizioni dello stabile - non poteva fare finta di nulla. Subito quindi si è concretizzato l'impegno per la firma di un comodato d'uso per salvare lo stabile e l'antica trafileria al piano terra. Ora, grazie al generoso e liberale sostegno di BCC della Valsassina e di “Airoldi Metalli spaˮ, la struttura è in salvo: i solai sono stati puntellati e la copertura è stata messa in sicurezza e al riparo dalle piogge mediante un telone provvisorio".

"Ricordiamo - sottolineano ancora da Officina Gerenzone - che recentemente la BCC della Valsassina aveva contribuito insieme a tanti cittadini ed alcune aziende del territorio alla raccolta fondi finalizzata al restauro della Diga del Paradone. Questo piccolo edificio di fondazione settecentesca, dove fino ai primi anni Sessanta era attiva una trafileria, rappresenta un luogo unico, emblematico nelle sue vicende che toccano anche alcuni protagonisti dell'epopea industriale lecchese. A metà Settecento apparteneva a Carlo Mazzucconi "Mainino" di Laorca, passò poi a Pietro Buttarelli e, dal primo Ottocento, ne fu affittuario (diventandone poi proprietario dal 1840) Giovanni Battista Airoldi del Paradiso di Rancio, fratello di Giuseppe Airoldi, fondatore di importante azienda per il commercio di metalli non ferrosi che proprio quest'anno taglia l'importante traguardo di 190 anni di attività, grazie all'impegno imprenditoriale che ha visto protagonisti nell'ultimo mezzo secolo Tommaso Airoldi con i figli Enrico e Paolo. Il ricordo del passaggio degli Airoldi di Rancio in questa località è testimoniato dal soprannome della stessa, da taluni detta ancora “Paradisˮ. Nella vecchia trafileria i discendenti di Giovanni Battista proseguirono l'attività metallurgica fino a metà Novecento, quando l'opificio fu rilevato dai Baruffaldi, fino alla chiusura dell'attività".

"Tra questi banchi da trafila lavorò un giovanissimo Casimiro Ferrari, protagonista indiscusso dellʼalpinismo lecchese, che qui apprese il mestiere prima di aprire una sua attività a Ballabio. Un portone chiuso nel 1965, uno spazio di lavoro integro, dove ogni cosa esprime la fatica e l'ingegno di uomini che hanno costruito la nostra città. Un luogo unico del quale Comune di Lecco e Musei Civici si erano accorti in un lontano 1990, in quel progetto di ecomuseo che proprio in questa trafileria vedeva una delle “emergenzeˮ di archeologia industriale. Ora, dopo quasi quarant'anni di “chiacchiere e carta", grazie al sostegno di queste due realtà del territorio, il peggio è momentaneamente scongiurato. Ringraziamo l'Ing. Fabio Fazzini per il supporto tecnico messo a disposizione in questa fase. Nei prossimi mesi l'associazione sarà impegnata nel far conoscere questo luogo ad amministratori, aziende, enti e tutti coloro che vorranno fare la propria parte per costruire un progetto di valorizzazione concreto di questo bene. Dopo 36 anni, da quella prima proposta di ecomuseo, la nostra associazione è fiduciosa che la nuova amministrazione comunale di Lecco, consapevole dellʼunicità di questo luogo, dei valori identitari, culturali e sociali che rappresenta, farà la propria parte. Questo è quello che di unico possiamo raccontare al mondo, anche in un'ottica di un turismo che crediamo possa aver bisogno di luoghi iconici e rappresentativi dellʼidentità di un territorio. Sappiamo che a Lecco da oltre sette secoli si “filaˮ il ferro, un'arte antica e radicata che continua a caratterizzare molte attività produttive del territorio. Una lunga storia di uomini, comunità, ingegno e sacrifici, ai quali questa città e tutto il territorio devono dare finalmente dignità e riconoscimento. Officina Gerenzone c'è e spera di poter contare sull'appoggio concreto di molti per non rimanere sola in questa doverosa operazione di valorizzazione e tutela. Rinnoviamo intanto la nostra gratitudine per la fiducia e il sostegno dimostrati da BCC della Valsassina e da “Airoldi Metalli spaˮ."

"In un freddo venerdì di febbraio di quest'anno - ricordano da Officina Gerenzone, il sodalizio che sta portando avanti il progetto - è avvenuto il crollo del tetto di un luogo iconico della Vallata in cui sopravvive, intatto e unico nel territorio lecchese (e non solo), l'originale impianto con la turbina e gli ottocenteschi banchi da trafila. Da qui l'allarme lanciato dalla nostra associazione, che - già in diverse occasioni interessatasi sulle condizioni dello stabile - non poteva fare finta di nulla. Subito quindi si è concretizzato l'impegno per la firma di un comodato d'uso per salvare lo stabile e l'antica trafileria al piano terra. Ora, grazie al generoso e liberale sostegno di BCC della Valsassina e di “Airoldi Metalli spaˮ, la struttura è in salvo: i solai sono stati puntellati e la copertura è stata messa in sicurezza e al riparo dalle piogge mediante un telone provvisorio".


"Ricordiamo - sottolineano ancora da Officina Gerenzone - che recentemente la BCC della Valsassina aveva contribuito insieme a tanti cittadini ed alcune aziende del territorio alla raccolta fondi finalizzata al restauro della Diga del Paradone. Questo piccolo edificio di fondazione settecentesca, dove fino ai primi anni Sessanta era attiva una trafileria, rappresenta un luogo unico, emblematico nelle sue vicende che toccano anche alcuni protagonisti dell'epopea industriale lecchese. A metà Settecento apparteneva a Carlo Mazzucconi "Mainino" di Laorca, passò poi a Pietro Buttarelli e, dal primo Ottocento, ne fu affittuario (diventandone poi proprietario dal 1840) Giovanni Battista Airoldi del Paradiso di Rancio, fratello di Giuseppe Airoldi, fondatore di importante azienda per il commercio di metalli non ferrosi che proprio quest'anno taglia l'importante traguardo di 190 anni di attività, grazie all'impegno imprenditoriale che ha visto protagonisti nell'ultimo mezzo secolo Tommaso Airoldi con i figli Enrico e Paolo. Il ricordo del passaggio degli Airoldi di Rancio in questa località è testimoniato dal soprannome della stessa, da taluni detta ancora “Paradisˮ. Nella vecchia trafileria i discendenti di Giovanni Battista proseguirono l'attività metallurgica fino a metà Novecento, quando l'opificio fu rilevato dai Baruffaldi, fino alla chiusura dell'attività".

"Tra questi banchi da trafila lavorò un giovanissimo Casimiro Ferrari, protagonista indiscusso dellʼalpinismo lecchese, che qui apprese il mestiere prima di aprire una sua attività a Ballabio. Un portone chiuso nel 1965, uno spazio di lavoro integro, dove ogni cosa esprime la fatica e l'ingegno di uomini che hanno costruito la nostra città. Un luogo unico del quale Comune di Lecco e Musei Civici si erano accorti in un lontano 1990, in quel progetto di ecomuseo che proprio in questa trafileria vedeva una delle “emergenzeˮ di archeologia industriale. Ora, dopo quasi quarant'anni di “chiacchiere e carta", grazie al sostegno di queste due realtà del territorio, il peggio è momentaneamente scongiurato. Ringraziamo l'Ing. Fabio Fazzini per il supporto tecnico messo a disposizione in questa fase. Nei prossimi mesi l'associazione sarà impegnata nel far conoscere questo luogo ad amministratori, aziende, enti e tutti coloro che vorranno fare la propria parte per costruire un progetto di valorizzazione concreto di questo bene. Dopo 36 anni, da quella prima proposta di ecomuseo, la nostra associazione è fiduciosa che la nuova amministrazione comunale di Lecco, consapevole dellʼunicità di questo luogo, dei valori identitari, culturali e sociali che rappresenta, farà la propria parte. Questo è quello che di unico possiamo raccontare al mondo, anche in un'ottica di un turismo che crediamo possa aver bisogno di luoghi iconici e rappresentativi dellʼidentità di un territorio. Sappiamo che a Lecco da oltre sette secoli si “filaˮ il ferro, un'arte antica e radicata che continua a caratterizzare molte attività produttive del territorio. Una lunga storia di uomini, comunità, ingegno e sacrifici, ai quali questa città e tutto il territorio devono dare finalmente dignità e riconoscimento. Officina Gerenzone c'è e spera di poter contare sull'appoggio concreto di molti per non rimanere sola in questa doverosa operazione di valorizzazione e tutela. Rinnoviamo intanto la nostra gratitudine per la fiducia e il sostegno dimostrati da BCC della Valsassina e da “Airoldi Metalli spaˮ."




















