Lecco Film Fest: all'attrice Alba Rohrwacher il Premio Lucia

Premio Lucia del Lecco Film Fest ad Alba Rohrwacher. La targa le è stata consegnata ieri sera dal regista Stephan Brizé, l’ospite d’onore di questa edizione ma anche suo compagno di vita da “Le occasioni dell’amore” del 2023 – proiettato nel pomeriggio al Nuovo Aquilone -, quando la sceneggiatrice suggerì al regista l’attrice italiana.
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Alba Rohrwacher con Stephan Brizé

Premio con una motivazione – letta da don Davide Milani – che Rohrwacher ha definito la più bella tra quelle che hanno accompagnato i vari riconoscimenti ricevuti nel corso della sua carriera: «La farò appendere in casa dei miei genitori e la dedico all’audacia della perseveranza che Lucia conosceva bene».
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L’attrice è stata intervistata in piazza XX Settembre dal critico cinematografico Federico Pontiggia. Si è partiti dagli esordi del 2002, nel film “L’ora di religione” di Marco Bellocchio, quando era ancora una studentessa del Centro sperimentale e quattro allieve furono scelte per il cast, sostanzialmente per figure di contorno: «Interpretavo una suora. Mi muovevo sul set senza capire bene, non vedevo la cinepresa. Ma un anno dopo ho guardato il film e in un passaggio il regista si era soffermato sul mio volto. Mi sono impressionata, ho avuto un senso di paura, volevo nascondermi nel cinema temendo che qualcuno mi conoscesse».
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«Suore si nasce, attrici si diventa», la battuta di Pontiggia, che le ha poi chiesto quanto le avessero ha dato i “maestri” che ha incontrato sulla sua strada: «A capire cosa sono io, attraverso lo sguardo degli altri», la risposta. Ha poi detto di non essere mai stata messa in difficoltà da alcun regista e inevitabilmente non si poteva non parlare di Brizé: «Lui fa un lavoro spirituale, scarnifica l’artificio come chi in passato scarnificava il proprio corpo per raggiungere qualcosa di alto. È un lavoro difficile».
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E inevitabile anche affrontare il rapporto con la sorella, la regista Alice Rohrwacher: «Credo che siamo più brave quando lavoriamo che nella vita. Nel lavoro abbiamo un ruolo che ci appoggia e sul quale si appoggia il nostro rapporto. La sorellanza aiuta: è la condivisione del cuore e del tempo. E tutto è più facile subito. Quando non lavoriamo, invece, litighiamo. Magari per i vestiti che una prende all’altra. Da bambine erano tragedie. Adesso può succedere ancora».
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Sul successo dell’una e dell’altra, l’attrice ha detto che non si sono mai interrogate: «Io non ci penso mai, non è una cosa che mi interessa. E ciò fin da quando ero ragazzina, semplicemente non ho mai pensato “faccio questo per avere quello”, quando sei in cammino stai nel cammino. L’importante è non tradirsi e non tradire».
Sugli ostacoli e i pericoli che si incontrano strada facendo «mi è sempre stato molto facile, capisco cosa mi corrisponde e cosa no. Sono molto autocritica, penso di sbagliare sempre, che avrei potuto fare meglio. È la mia indole».
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E sulla critica, ha citato la scrittrice Virginia Woolf: «Vado in tilt se qualcuno ha scritto una cosa stonata sul mio lavoro: è assurdo che una parola sbagliata metta in discussione tutta la mia opera, ma così non ascolto più il mondo che mi apprezza. In effetti, credo con molta più facilità a una critica negativa che al complimento».
E sulla partecipazione a film dirette da due colleghe attrici al loro esordio alla regia, Jasmine Trinca e Anna Foglietta, ha detto di non avere avuto problemi: «Farti dirigere da una collega è un grande onore. Le attrici sono severe. Se cercano un’altra attrice per la loro opera prima da regista che è un atto spericolato, si rivolgono a persone in cui credono». E su un eventuale debutto alla regia «c’è già mia sorella: lei e il mio compagno mi sconsigliano. Hanno paura».

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Si è parlato anche della recente polemica di Sergio Castellitto sul premio David di Donatello, definito dall’attore una «congregazione da demolire»: «Sono cose che non mi interessano – ha detto Rohrwacher -. Prima del Centro sperimentale, avevo studiato Medicina all’Università, perché avevo un’alta considerazione dei dottori, sono coloro che ci salvano la vita. Ma com’è quell’ambiente? Lo soffrivo. Lo stesso il mio ambiente. Ognuno ha le sue dinamiche malsane, ma bisogna guardare alla cura, alla dedizione, ai progetti. Il marcio c'è fra i medici, nel cinema, nelle aziende…».
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In quanto ai giovani ai quali ora è lei a insegnare al Centro sperimentale di cinematografia, «è commovente vedere il desiderio di questi ragazzi. La scuola è un luogo protetto dove loro capiscono quello che sono e possono aspirare alla loro autenticità».
Ormai impostasi sulla scena internazionale, non poteva mancare la domanda su come gli italiani siano visti all’estero: «Sempre bene. È incredibile: caschiamo sempre in piedi. Quando affondiamo, lo facciamo con una certa nonchalance che ci viene riconosciuta».
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E a proposito di “affondare”, il discorso si è spostato sui rischi per il cinema con il taglio ai sostegni da parte del governo, con l’auspicio che in Italia si adotti il modello francese. E su questo fronte c’è anche il progetto dei “luoghi terzi”, vale a dire l’impegno a far si che in certi luoghi si possa accedere liberamente per la proiezione di film, per dibattiti e mostre. Evitare cioè che certe strutture culturali vengano riconvertite in supermercati o in “non luoghi”.
D.C.
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