Lecco Film Fest, Pif a ruota libera sulla religione: 'Da noi trionfa la superstizione'
Un recital, più che un’intervista, quello che ha visto Pif (all’anagrafe Pierfrancesco Diliberto) sul palco del Lecco Film Fest in piazza Garibaldi, ieri sera, prima della proiezione del suo “…che Dio perdona tutti”, uscito proprio quest’anno e tratto dal libro che egli stesso aveva pubblicato nel 2018.

Tema del volume e del “recital” il rapporto con la religione cristiana, partendo dal personaggio di Arturo che prende alla lettera il Vangelo e ne succedono di tutti i colori: «Dire la verità e amare il prossimo: Arturo è un estremista, ma la società migliora con gli estremisti. Anche San Francesco era insopportabile, un estremista. C’è bisogno di qualcuno che esageri: non si fa la rivoluzione con il garbo e l’educazione. Per tre volte ho incontrato papa Francesco, è entrato nella mia vita. Non era molto inclusivo: in altri tempi l’avrebbero avvelenato certi cattolici che lo detestavano proprio per i motivi per i quali invece piaceva a me».

«Vengo da un periodo – ha continuato Pif, siciliano – in cui quello che diceva il prete non andava discusso. È un atteggiamento sbagliato. Il dubbio ci dev’essere: se ce l’aveva Gesù (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”) perché non posso averlo io? Credo perché credo o perché sono educato? Io vengo dall’ateismo, ma da quando dubito sento che Dio è più vicino. È più presente ora che mi chiedo se esista».
La prova dell’esistenza di Dio – stando alla storia del film che si sviluppa attorno a un trionfo di pasticceria siciliana – sarebbe tra l’altro la ricotta palermitana: «Vivrei per la ricotta e il film l’ho fatto per diffonderla nel mondo». Ma in realtà, «la tradizione non esiste, la inventiamo noi. Oggi si parla di remigrazione, ma io grazie agli arabi ho il cannolo!».

Il titolo del libro e del film è un detto siciliano, troncato: i tre puntini di sospensione iniziali coprono infatti una “parolaccia”. Perché l’adagio è questo: “Futti, futti che Dio perdona tutti”. «Racchiude il modo italiano di vivere il cristianesimo - ha spiegato –: tre avemarie e passa tutto. Ci è molto chiaro il perdono, dobbiamo perdonare tutti, però ci vuole anche il pentimento prima. E su questo… Per non parlare dell’autoperdono: siamo prontissimi. Noi confondiamo la superstizione con la fede. Mi ricordo l’allenatore della Nazionale italiana Trapattoni quando, prima della partita contro la Corea del Sud, asperse con l’acqua di Lourdes tutta la panchina. Cosa c’è di meno cristiano di un gesto così? Se torno cristiano, per prima cosa non crederò nei miracoli. È come quando si dice che Giovanni Falconi fu un eroe, un santo: ecco, è una maniera per prendere le distanze. Meglio le preghiere o le opere?».

Si è parlato di quel soprannome arrivato già avanti con gli anni: «Fu durante un lunghissimo viaggio da Milano a Casablanca. Salii sull’autobus come Pierfrancesco e scesi come Pif. A Casablanca un tempo ci si andava per cambiare sesso, io ho cambiato il nome. Che poi, quando lavoravo per le “Iene” funzionava anche meglio. E così è rimasto. So anche di qualcuno che c’è chi ha chiamato Pif il cane o il gatto. E anche un pappagallo».

Infine, l’annuncio accolto da un applauso fragoroso da parte del pubblico: in autunno tornerà il programma televisivo “Il marziano”.

Tema del volume e del “recital” il rapporto con la religione cristiana, partendo dal personaggio di Arturo che prende alla lettera il Vangelo e ne succedono di tutti i colori: «Dire la verità e amare il prossimo: Arturo è un estremista, ma la società migliora con gli estremisti. Anche San Francesco era insopportabile, un estremista. C’è bisogno di qualcuno che esageri: non si fa la rivoluzione con il garbo e l’educazione. Per tre volte ho incontrato papa Francesco, è entrato nella mia vita. Non era molto inclusivo: in altri tempi l’avrebbero avvelenato certi cattolici che lo detestavano proprio per i motivi per i quali invece piaceva a me».

«Vengo da un periodo – ha continuato Pif, siciliano – in cui quello che diceva il prete non andava discusso. È un atteggiamento sbagliato. Il dubbio ci dev’essere: se ce l’aveva Gesù (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”) perché non posso averlo io? Credo perché credo o perché sono educato? Io vengo dall’ateismo, ma da quando dubito sento che Dio è più vicino. È più presente ora che mi chiedo se esista».
La prova dell’esistenza di Dio – stando alla storia del film che si sviluppa attorno a un trionfo di pasticceria siciliana – sarebbe tra l’altro la ricotta palermitana: «Vivrei per la ricotta e il film l’ho fatto per diffonderla nel mondo». Ma in realtà, «la tradizione non esiste, la inventiamo noi. Oggi si parla di remigrazione, ma io grazie agli arabi ho il cannolo!».

Il titolo del libro e del film è un detto siciliano, troncato: i tre puntini di sospensione iniziali coprono infatti una “parolaccia”. Perché l’adagio è questo: “Futti, futti che Dio perdona tutti”. «Racchiude il modo italiano di vivere il cristianesimo - ha spiegato –: tre avemarie e passa tutto. Ci è molto chiaro il perdono, dobbiamo perdonare tutti, però ci vuole anche il pentimento prima. E su questo… Per non parlare dell’autoperdono: siamo prontissimi. Noi confondiamo la superstizione con la fede. Mi ricordo l’allenatore della Nazionale italiana Trapattoni quando, prima della partita contro la Corea del Sud, asperse con l’acqua di Lourdes tutta la panchina. Cosa c’è di meno cristiano di un gesto così? Se torno cristiano, per prima cosa non crederò nei miracoli. È come quando si dice che Giovanni Falconi fu un eroe, un santo: ecco, è una maniera per prendere le distanze. Meglio le preghiere o le opere?».

Si è parlato di quel soprannome arrivato già avanti con gli anni: «Fu durante un lunghissimo viaggio da Milano a Casablanca. Salii sull’autobus come Pierfrancesco e scesi come Pif. A Casablanca un tempo ci si andava per cambiare sesso, io ho cambiato il nome. Che poi, quando lavoravo per le “Iene” funzionava anche meglio. E così è rimasto. So anche di qualcuno che c’è chi ha chiamato Pif il cane o il gatto. E anche un pappagallo».

Infine, l’annuncio accolto da un applauso fragoroso da parte del pubblico: in autunno tornerà il programma televisivo “Il marziano”.
D.C.




















