Viva l'inceneritore
Questo titolo non è sarcastico, ma una sincera professione d’ambientalismo davanti a certe lettere di persone che sembrano ostinarsi a non capire a che serva un termovalorizzatore.
Primo, a che serve un inceneritore? Quando un’azienda come Silea raccoglie i rifiuti, questi vengono differenziati, cioè divisi: una parte può essere riciclata (come la carta, il metallo, eccetera), la porzione organica può essere utilizzata per produrre compost o gas, ma cosa bisogna fare con ciò che resta e non è in alcun modo recuperabile? L’opzione più sensata è bruciarlo, visto che l’unica alternativa sarebbe di abbandonarlo sic et simpliciter in discariche alla vecchia maniera. Sarebbe meglio ridurre il più possibile questa parte, o non producendo affatto il rifiuto, o migliorando le tecnologie di recupero e riciclo; però ci sarà sempre una parte di scarto, e per forza quella dovrà essere bruciata: è inutile girarci intorno.
Secondo, che problemi dà un inceneritore? Aboliamo una semplificazione tanto comoda quanto fuorviante: l’inquinamento atmosferico non esiste. Esistono tante sostanze inquinanti diverse, ciascuna con le sue caratteristiche, ma possiamo fare una bipartizione: inquinamento locale e inquinamento globale. L’inquinamento locale è quello dato dalle sostanze che nuocciono direttamente agli esseri viventi anche in quantità basse, sia questo il particolato, i NOx, gli idrocarburi incombusti, il monossido di carbonio e via dicendo. Come dice il nome, questo tipo d’inquinamento agisce in un’area che può essere più o meno circoscritta, a seconda dalla sostanza, ma resta il fatto che la produzione di NOx di Roma non ha alcuna importanza a Lecco, per fare un esempio. L’inquinamento locale è più facile da controllare perché si tratta di sostanze che per la loro natura e quantità possono essere abbattute facilmente con la tecnologia moderna, specialmente per impianti fissi e su cui si può investire in migliorie, come un termovalorizzatore. Un inceneritore moderno non produce inquinamento diretto, ma contribuisce certamente all’altro tipo d’inquinamento atmosferico, cioè l’inquinamento globale, specialmente l’effetto serra. Questo è provocato soprattutto dalla CO2 (oltre che dal metano e da altri gas), che è il prodotto inevitabile di qualunque combustione e che non è nociva di per sé, almeno non nelle concentrazioni che si possono raggiungere su questo pianeta. Questo tipo d’inquinamento produce danno a livello globale, perché aumenta la temperatura a livello globale: una tonnellata di CO2 prodotta a Lecco, a Roma o a Pechino avrà lo stesso effetto su tutto il globo. Un termovalorizzatore produrrà CO2 che rilascerà in atmosfera, e per questa non c’è rimedio, perché non esiste ancora una tecnologia in grado di trattenere un gas così abbondante.
Terzo, è dunque un problema avere un inceneritore in provincia? Sappiamo dunque: 1. che esiste una parte di rifiuti che non può essere riciclata e che necessariamente andrà bruciata; 2. che un moderno termovalorizzatore non produce inquinamento locale in misura significativa; 3. che un qualunque termovalorizzatore genera CO2, i cui effetti si ripercuotono in maniera uguale in tutto il globo. Dismettere un termovalorizzatore non risolve il primo punto, perché i rifiuti anziché venire smaltiti qui lo saranno da un’altra parte, non dà benefici per il secondo punto, che non è un problema, non aiuta per il terzo punto, perché (al contrario del particolato) la CO2 è mossa da un odio incondizionato per l’umanità tutta senza preferenze geografiche. In compenso, se questo venisse dismesso, i rifiuti qui prodotti andrebbero ugualmente smaltiti altrove, la qual cosa andrebbe pagata, e dovrebbero pure essere trasportati, con costi ambientali non indifferenti. Portare a spasso i rifiuti non fa bene né all’ambiente né al portafoglio. È triste sentir parlare di queste cose da persone che sembrano non capirne il senso tecnico e scientifico; sarebbe meglio concentrarsi e dare battaglia sulle fonti d’emissione su cui veramente si può agire.
Primo, a che serve un inceneritore? Quando un’azienda come Silea raccoglie i rifiuti, questi vengono differenziati, cioè divisi: una parte può essere riciclata (come la carta, il metallo, eccetera), la porzione organica può essere utilizzata per produrre compost o gas, ma cosa bisogna fare con ciò che resta e non è in alcun modo recuperabile? L’opzione più sensata è bruciarlo, visto che l’unica alternativa sarebbe di abbandonarlo sic et simpliciter in discariche alla vecchia maniera. Sarebbe meglio ridurre il più possibile questa parte, o non producendo affatto il rifiuto, o migliorando le tecnologie di recupero e riciclo; però ci sarà sempre una parte di scarto, e per forza quella dovrà essere bruciata: è inutile girarci intorno.
Secondo, che problemi dà un inceneritore? Aboliamo una semplificazione tanto comoda quanto fuorviante: l’inquinamento atmosferico non esiste. Esistono tante sostanze inquinanti diverse, ciascuna con le sue caratteristiche, ma possiamo fare una bipartizione: inquinamento locale e inquinamento globale. L’inquinamento locale è quello dato dalle sostanze che nuocciono direttamente agli esseri viventi anche in quantità basse, sia questo il particolato, i NOx, gli idrocarburi incombusti, il monossido di carbonio e via dicendo. Come dice il nome, questo tipo d’inquinamento agisce in un’area che può essere più o meno circoscritta, a seconda dalla sostanza, ma resta il fatto che la produzione di NOx di Roma non ha alcuna importanza a Lecco, per fare un esempio. L’inquinamento locale è più facile da controllare perché si tratta di sostanze che per la loro natura e quantità possono essere abbattute facilmente con la tecnologia moderna, specialmente per impianti fissi e su cui si può investire in migliorie, come un termovalorizzatore. Un inceneritore moderno non produce inquinamento diretto, ma contribuisce certamente all’altro tipo d’inquinamento atmosferico, cioè l’inquinamento globale, specialmente l’effetto serra. Questo è provocato soprattutto dalla CO2 (oltre che dal metano e da altri gas), che è il prodotto inevitabile di qualunque combustione e che non è nociva di per sé, almeno non nelle concentrazioni che si possono raggiungere su questo pianeta. Questo tipo d’inquinamento produce danno a livello globale, perché aumenta la temperatura a livello globale: una tonnellata di CO2 prodotta a Lecco, a Roma o a Pechino avrà lo stesso effetto su tutto il globo. Un termovalorizzatore produrrà CO2 che rilascerà in atmosfera, e per questa non c’è rimedio, perché non esiste ancora una tecnologia in grado di trattenere un gas così abbondante.
Terzo, è dunque un problema avere un inceneritore in provincia? Sappiamo dunque: 1. che esiste una parte di rifiuti che non può essere riciclata e che necessariamente andrà bruciata; 2. che un moderno termovalorizzatore non produce inquinamento locale in misura significativa; 3. che un qualunque termovalorizzatore genera CO2, i cui effetti si ripercuotono in maniera uguale in tutto il globo. Dismettere un termovalorizzatore non risolve il primo punto, perché i rifiuti anziché venire smaltiti qui lo saranno da un’altra parte, non dà benefici per il secondo punto, che non è un problema, non aiuta per il terzo punto, perché (al contrario del particolato) la CO2 è mossa da un odio incondizionato per l’umanità tutta senza preferenze geografiche. In compenso, se questo venisse dismesso, i rifiuti qui prodotti andrebbero ugualmente smaltiti altrove, la qual cosa andrebbe pagata, e dovrebbero pure essere trasportati, con costi ambientali non indifferenti. Portare a spasso i rifiuti non fa bene né all’ambiente né al portafoglio. È triste sentir parlare di queste cose da persone che sembrano non capirne il senso tecnico e scientifico; sarebbe meglio concentrarsi e dare battaglia sulle fonti d’emissione su cui veramente si può agire.
Un giovane che ha a cuore l'ambiente




















