Caldone e Gallavesa bocciati. I dati della Goletta dei laghi
Metà e metà. Il 50% dei luoghi monitorati da Legambiente sui laghi lombardi è risultato inquinato e in 11 casi addirittura “fortemente inquinato”. Lo sono, per quanto riguarda il Lecchese, la foce del torrente Caldone a Lecco e quella del torrente Gallavesa a Vercurago. “Solo” inquinata la foce della Valle dei Mulini a Bellano, mentre rientrano nei limiti di legge la foce dell’Adda a Colico e quelle del Meria a Mandello e del Varrone a Dervio. Però le foci dell’Esino a Varenna e dell’Inganna a Colico sono “sfuggite” ai controlli perché in secca, circostanza descritta come preoccupante.

Tappa lecchese della Goletta dei laghi di Legambiente che stamattina, all’Officina Badoni, ha presentato i risultati dalla campagna di rilevazione effettuata in questo primo scorcio d’estate sugli specchi d’acqua lombardi: Iseo, Garda, Lario, Ceresio e Maggiore. Con una situazione positiva sul Ceresio e cioè il lago di Lugano: i quattro punti scelti hanno infatti offerto dati entro i limiti. Drammatica invece quella del Garda: tutti inquinati i sei punti controllati, cinque dei quali lo sono fortemente.

Dopo i saluti dell’assessore comunale Alessandra Rota che ha parlato di lago non solo come elemento del paesaggio ma anche dell’identità locale e ha promesso l’impegno municipale sul fronte dell’ambiente, è intervenuto il portavoce della Goletta Emilio Bianco.

«Effettuiamo i prelievi – ha spiegato Bianco – non dove lo fanno anche l’Arpa e le Aziende sanitaria, enti con i quali non siamo in competizione, ma ai quali vogliamo invece offrire un supporto. Inoltre, non vogliamo fare allarmismi sui valori che superano i limiti previsti dalla legge. Se in certi punti l’autorità sanitaria ha consentito la balneazione, significa che in quel punto si può fare il bagno tranquillamente. Da parte nostra, abbiamo preso in considerazione alcuni parametri particolari: quelli microbiologici relativi ai batteri fecali e quelli chimico-fisici su segnalazione di circoli locali di Legambiente per individuare eventuali scarichi industriali anomali. Nello stesso tempo abbiamo anche redatto un rapporto sui “laghi sotto pressione” sullo stato di salute dei bacini italiani. Se i laghi dell’Europa fanno registrare un aumento delle temperature maggiore che nel resto del mondo, per i laghi italiani il dato è ancora superiore.»

È stato poi il responsabile delle campagne promosse da Legambiente lombarda Christian Aletti a entrare nel dettaglio dei dati raccolti. Oltre a ricordare che in questi venti giorni, i circoli locali dell’associazione organizzeranno diverse iniziative un po’ in tutta la regione. Il calendario lecchese preveda una giornata di pulizia dei fondali, ma anche una manifestazione in programma domani, 9 luglio, alla spiaggia dell’Ontano a Colico e una passeggiata lungo l’Adda: si protesterà contro la realizzazione di un nuovo ponte ciclopedonale sulla foce dell’Adda, giudicato costoso e di grande impatto anche per l’ecostistema. Secondo Costanza Panella il ponte andrebbe accostato a quelli già esistenti della strada e della ferrovia.

In quanto ai risultati sullo stato di salute dei laghi, Aletti ha rimarcato come sul lago Maggiore su sei punti controllati, tre sono risultati fortemente inquinati (era solo uno nel 2025) e uno inquinato (erano tre), facendo quindi registrare un peggioramento. Sul Ceresio, come detto, entro i limiti tutti e quattro i punti. E tutto positivo anche sul lago d’Iseo (dove negli Anni scorsi si registravano quattro punti fortemente inquinati e uno solo “regolare”). Come anticipato, situazione drammatica sul Garda. Per quanto riguarda il Lario, oltre ai punti lecchesi, i rilievi sono stati effettuati anche nell’area comasca: Como città alla foce del Cosia, risultato fortemente inquinato; all’ex galoppatoio di Cernobbio e alla foce del torrente Albano dove si è constata una situazione entro i limiti.

La fotografia del Lecchese presenta i due punti fortemente inquinati del Caldone (come l’anno scorso) e del Gallavesa a Vercurago (nel 2025 era entro i limiti), quello inquinato della foce della Valle dei Mulini a Bellano (l’anno scorso entro i limiti), mentre alla foce del Meria a Mandello e a quella del Varrone a Dervio si migliora: quest’anno i dati sono entro i limiti, rispetto allo scorso anno quando erano stati considerati “fortemente inquinato”. Bene anche la foce dell’Adda a Colico (non c’è raffronto con il 2025).

Da parte sua, Diletta Negri per Legambiente lecchese ha sottolineato la necessità di «un maggior sforzo corale per migliore la situazione. Il problema centrale è quello di scarichi anomali di acque non trattate. Anche da parte di attività produttive, come succede a Premana dove il depuratore è messo in crisi dai metalli pesanti presenti negli scarichi industriali. Si tratta di un vero e proprio sciacallaggio. Per quanto riguarda invece gli scarichi civili, i punti critici sono le foci del Caldone e del Gallavesa. Non si può rimandare ulteriormente un’analisi approfondita della situazione, Lecco è stato uno dei primi Comuni a indagare sul Caldone, ma poi la cosa si è fermata. Altri Comuni si sono limitati alle intenzioni, rinunciando poi a intervenire forse per un problema di costi. Ma ricordiamo che i soldi spesi per l’ambiente sono soldi ben spesi. Sollecitiamo dunque il Comune di Lecco a intervenire sul Caldone.»
Altro aspetto preoccupante – ha continuato Negri – è quello della fioritura di alghe, «un fenomeno in crescita favorito dal caldo eccessivo e dall’abbassamento del livello dell’acqua. Problemi si verificano a Olginate, Garlate, Annone e anche in appunti del Lario, con alghe in putrescenza e conseguenti problemi di odori, tossine, alterazione dell’ecosistema. Da parte nostra, sosteniamo l’appello del già sindaco di Olginate Italo Bruseghini che poco tempo fa ha richiamato la necessità di prestare maggiore attenzione alla “questione” delle alghe.»

Costanza Panella per Legambiente altolariana ha posto l’attenzione sul torrente Inganna di Colico, sollecitando un controllo serrato di tutti gli scarichi anomali che altrimenti possono vanificare i benefici derivanti dal potenziamento del depuratore di Colico. «L’Inganna è stato “campionato” una prima volta nel 2013 e da allora è sempre risultato fortemente inquinato.»

La parola è quindi passata a Elena Arena, direttrice dall’Ato (Ambito territoriale ottimale, costituito per coordinare i Comuni nella gestione del servizio idrico e fognario). Arena ha rilevato come i servizi di depurazione abbiano fatto registrare miglioramenti e si è proceduto alla sistemazione di quello di Esino, mentre la situazione delle fognature non è altrettanto rosea. A proposito di Inganna, a Colico sono stati ispezionati cinque chilometri di rete e individuati undici allacci non corretti, mentre 89 sono ancora in corso di verifica. Inoltre, una decina di Comuni ha già manifestato la volontà di collaborare con Lario Reti Holding per un controllo più capillare: si tratta di Abbadia, Bellano, Colico, Bosisio, Galbiate, Olginate, Carenno, Cremella, Pasturo e Viganò.
Tappa lecchese della Goletta dei laghi di Legambiente che stamattina, all’Officina Badoni, ha presentato i risultati dalla campagna di rilevazione effettuata in questo primo scorcio d’estate sugli specchi d’acqua lombardi: Iseo, Garda, Lario, Ceresio e Maggiore. Con una situazione positiva sul Ceresio e cioè il lago di Lugano: i quattro punti scelti hanno infatti offerto dati entro i limiti. Drammatica invece quella del Garda: tutti inquinati i sei punti controllati, cinque dei quali lo sono fortemente.
Dopo i saluti dell’assessore comunale Alessandra Rota che ha parlato di lago non solo come elemento del paesaggio ma anche dell’identità locale e ha promesso l’impegno municipale sul fronte dell’ambiente, è intervenuto il portavoce della Goletta Emilio Bianco.
«Effettuiamo i prelievi – ha spiegato Bianco – non dove lo fanno anche l’Arpa e le Aziende sanitaria, enti con i quali non siamo in competizione, ma ai quali vogliamo invece offrire un supporto. Inoltre, non vogliamo fare allarmismi sui valori che superano i limiti previsti dalla legge. Se in certi punti l’autorità sanitaria ha consentito la balneazione, significa che in quel punto si può fare il bagno tranquillamente. Da parte nostra, abbiamo preso in considerazione alcuni parametri particolari: quelli microbiologici relativi ai batteri fecali e quelli chimico-fisici su segnalazione di circoli locali di Legambiente per individuare eventuali scarichi industriali anomali. Nello stesso tempo abbiamo anche redatto un rapporto sui “laghi sotto pressione” sullo stato di salute dei bacini italiani. Se i laghi dell’Europa fanno registrare un aumento delle temperature maggiore che nel resto del mondo, per i laghi italiani il dato è ancora superiore.»
È stato poi il responsabile delle campagne promosse da Legambiente lombarda Christian Aletti a entrare nel dettaglio dei dati raccolti. Oltre a ricordare che in questi venti giorni, i circoli locali dell’associazione organizzeranno diverse iniziative un po’ in tutta la regione. Il calendario lecchese preveda una giornata di pulizia dei fondali, ma anche una manifestazione in programma domani, 9 luglio, alla spiaggia dell’Ontano a Colico e una passeggiata lungo l’Adda: si protesterà contro la realizzazione di un nuovo ponte ciclopedonale sulla foce dell’Adda, giudicato costoso e di grande impatto anche per l’ecostistema. Secondo Costanza Panella il ponte andrebbe accostato a quelli già esistenti della strada e della ferrovia.
In quanto ai risultati sullo stato di salute dei laghi, Aletti ha rimarcato come sul lago Maggiore su sei punti controllati, tre sono risultati fortemente inquinati (era solo uno nel 2025) e uno inquinato (erano tre), facendo quindi registrare un peggioramento. Sul Ceresio, come detto, entro i limiti tutti e quattro i punti. E tutto positivo anche sul lago d’Iseo (dove negli Anni scorsi si registravano quattro punti fortemente inquinati e uno solo “regolare”). Come anticipato, situazione drammatica sul Garda. Per quanto riguarda il Lario, oltre ai punti lecchesi, i rilievi sono stati effettuati anche nell’area comasca: Como città alla foce del Cosia, risultato fortemente inquinato; all’ex galoppatoio di Cernobbio e alla foce del torrente Albano dove si è constata una situazione entro i limiti.

La fotografia del Lecchese presenta i due punti fortemente inquinati del Caldone (come l’anno scorso) e del Gallavesa a Vercurago (nel 2025 era entro i limiti), quello inquinato della foce della Valle dei Mulini a Bellano (l’anno scorso entro i limiti), mentre alla foce del Meria a Mandello e a quella del Varrone a Dervio si migliora: quest’anno i dati sono entro i limiti, rispetto allo scorso anno quando erano stati considerati “fortemente inquinato”. Bene anche la foce dell’Adda a Colico (non c’è raffronto con il 2025).
Da parte sua, Diletta Negri per Legambiente lecchese ha sottolineato la necessità di «un maggior sforzo corale per migliore la situazione. Il problema centrale è quello di scarichi anomali di acque non trattate. Anche da parte di attività produttive, come succede a Premana dove il depuratore è messo in crisi dai metalli pesanti presenti negli scarichi industriali. Si tratta di un vero e proprio sciacallaggio. Per quanto riguarda invece gli scarichi civili, i punti critici sono le foci del Caldone e del Gallavesa. Non si può rimandare ulteriormente un’analisi approfondita della situazione, Lecco è stato uno dei primi Comuni a indagare sul Caldone, ma poi la cosa si è fermata. Altri Comuni si sono limitati alle intenzioni, rinunciando poi a intervenire forse per un problema di costi. Ma ricordiamo che i soldi spesi per l’ambiente sono soldi ben spesi. Sollecitiamo dunque il Comune di Lecco a intervenire sul Caldone.»

Costanza Panella per Legambiente altolariana ha posto l’attenzione sul torrente Inganna di Colico, sollecitando un controllo serrato di tutti gli scarichi anomali che altrimenti possono vanificare i benefici derivanti dal potenziamento del depuratore di Colico. «L’Inganna è stato “campionato” una prima volta nel 2013 e da allora è sempre risultato fortemente inquinato.»
La parola è quindi passata a Elena Arena, direttrice dall’Ato (Ambito territoriale ottimale, costituito per coordinare i Comuni nella gestione del servizio idrico e fognario). Arena ha rilevato come i servizi di depurazione abbiano fatto registrare miglioramenti e si è proceduto alla sistemazione di quello di Esino, mentre la situazione delle fognature non è altrettanto rosea. A proposito di Inganna, a Colico sono stati ispezionati cinque chilometri di rete e individuati undici allacci non corretti, mentre 89 sono ancora in corso di verifica. Inoltre, una decina di Comuni ha già manifestato la volontà di collaborare con Lario Reti Holding per un controllo più capillare: si tratta di Abbadia, Bellano, Colico, Bosisio, Galbiate, Olginate, Carenno, Cremella, Pasturo e Viganò.
D.C.




















