PAROLE CHE PARLANO/288

Salve

 Esistono molti modi per salutare. Capita, quando siamo indecisi tra il tu e il lei, tra il ciao e il buongiorno, di utilizzare salve, un saluto neutro. Vale la pena, tuttavia, soffermarsi su questa parola e le altre che le sono parenti strette semanticamente. E solo il latino ci può aiutare.

 Questo termine deriva infatti da salvēre, stare bene, in buona salute. Salvē! - o Salvete! al plurale - dicevano i Romani per augurare salute e benessere. Il messaggio, pertanto, è di usarlo senza imbarazzo.

Ciò che è interessante è che salvēre appartiene alla stessa famiglia di salus, un termine di grande ricchezza che indicava non solo uno stato di buona salute fisica, ma anche integrità, sicurezza, salvezza e prosperità.

Il sostantivo salus è collegato all'aggettivo latino salvus, cioè "sano, integro, illeso, salvo". Da salvus derivano anche parole italiane come salvo, salvare e salvezza. L'idea originaria è quella di una persona che è rimasta "intera", non danneggiata né nel corpo né nello spirito.

 Vale anche la pena sottolineare che, per i Romani, la salus non riguardava solo l'individuo. Esisteva infatti la Salus, divinità protettrice della salute e del benessere dello Stato romano. L'espressione salus publica indicava la sicurezza e la prosperità dell'intera comunità.

L'evoluzione semantica è rimasta evidente anche nelle lingue moderne: salute = stato di benessere; saluto = augurio di salute (salutare significava originariamente "augurare salute"); salvezza = condizione di chi è stato preservato da un pericolo.

Non è un caso che ancora oggi, quando diciamo "salute!" dopo uno starnuto, stiamo ripetendo inconsapevolmente un'antichissima formula augurale: "Ti auguro di rimanere sano e salvo."

 Dal medesimo concetto latino deriva anche il brindisi "alla salute!", perché bere insieme era considerato un gesto propiziatorio per augurare benessere ai commensali.

Interessante anche il modo di dire “sparare a salve”, che deriva probabilmente dall'antico uso di sparare una scarica come segno di saluto, lasciando intendere che si arrivava in pace e non con intenzioni ostili.

Rubrica a cura di Dino Ticli
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