Pescate: 'arabo' sgrida ragazzina per gli shorts, le donne (dem) al sindaco 'non ci strumentalizzi'
Un turista "arabo" ieri avrebbe redarguito, nella sua lingua, facendosi intendere a gesti, una ragazza pescatese perchè in giro con pantaloncini e maglietta corta. La stessa cosa a quanto pare le era già successa non più di due settimane fa nel giardino di fronte a casa. A darne notizia è il sindaco Dante De Capitani, utilizzando la segnalazione ricevuta dalla giovane concittadina per incendiare le polveri, contro "sti personaggi", bollati, senza probabilmente nemmeno tentare la strada del confronto e del chiarimento, come "intolleranti".

"Lo sapevo che prima o poi sarebbero arrivati anche a Pescate" l'esordio del primo cittadino, non nuovo a "crociate", invitandoli ad andare altrove perchè non graditi. "Intanto - la puntualizzazione rispetto all'accaduto di ieri - ho già provveduto a contattare l'host di quel B&B lamentandomi per il comportamento tenuto dal soggetto, al quale deve essere chiaro che qui a Pescate le mie cittadine si vestono come diavolo gli pare. E senza che debbano chiedere permessi a sta gente che qui in Italia è solo ospite. E dico anche a sti personaggi di guardare piuttosto all'abbigliamento delle loro mogli, che se è coperto dai piedi a fin sopra i capelli io chiamo i carabinieri senza pensarci due volte come ho già fatto in passato. Al comandante Casella ho comunque inviato per conoscenza la testimonianza della ragazza. Alle mie cittadine e in specie a quelle piu giovani - l'aggiunta di De Capitani - dico di continuare a mettere short, pantaloncini e minigonne e pure un bel décolleté se vogliono, e di contattarmi immediatamente in caso di questi episodi di discriminazione al contrario. Perche qui a Pescate c'è un sindaco che ste cose non le minimizza, non le permette e non le permetterà mai, anche a costo di pagare conseguenze pesanti".
Affermazioni che hanno però ingenerato la reazione della Conferenza delle Donne Democratiche della provincia di Lecco. "Nessun uomo ci strumentalizzi" il succo del messaggio diffuso.
"Noi donne siamo libere e autodeterminate. Decidiamo noi cosa indossare, come muoverci negli spazi pubblici, come vivere il nostro corpo. Non spetta a nessun uomo, italiano o straniero, residente o turista, dire cosa è adeguato o meno. E non spetta neppure a un Sindaco indicare alle cittadine come vestirsi, né dare indicazioni, per altro per il tramite di un uomo, su come dovrebbero vestirsi le donne di altre culture. Assistiamo con preoccupazione a un meccanismo che si ripete. Un episodio che riguarda il corpo e la libertà di una donna viene immediatamente trasformato in campo di battaglia tra uomini. Da una parte chi redarguisce, dall’altra chi risponde parlando "a nome" delle donne. In mezzo, come sempre, i nostri corpi. Questo non è difendere la libertà delle donne, ma trasformare i nostri corpi in un’arma da usare nello scontro tutto maschile per alimentare guerre culturali. La libertà e l'autodeterminazione delle donne non ha nazionalità. È un diritto universale. Non si difende contrapponendo un modello di donna a un altro modello di donna. Si difende riconoscendo a ogni donna, indipendentemente dall’origine, dalla cultura, dalla religione, il diritto di scegliere per sé. Chiediamo quindi che si esca da questa logica. Chiediamo a tutti gli uomini di non usare le donne per le proprie battaglie culturali. Ogni episodio di controllo del corpo di una donna è una violazione della libertà personale, e come tale va condannato, senza strumentalizzazioni. Noi ci saremo, come sempre, per sostenere tutte le donne che subiscono limitazioni alla propria libertà. E continueremo a rivendicare uno spazio pubblico dove le donne possano decidere da sole e ovviamente vestirsi come vogliono".

"Lo sapevo che prima o poi sarebbero arrivati anche a Pescate" l'esordio del primo cittadino, non nuovo a "crociate", invitandoli ad andare altrove perchè non graditi. "Intanto - la puntualizzazione rispetto all'accaduto di ieri - ho già provveduto a contattare l'host di quel B&B lamentandomi per il comportamento tenuto dal soggetto, al quale deve essere chiaro che qui a Pescate le mie cittadine si vestono come diavolo gli pare. E senza che debbano chiedere permessi a sta gente che qui in Italia è solo ospite. E dico anche a sti personaggi di guardare piuttosto all'abbigliamento delle loro mogli, che se è coperto dai piedi a fin sopra i capelli io chiamo i carabinieri senza pensarci due volte come ho già fatto in passato. Al comandante Casella ho comunque inviato per conoscenza la testimonianza della ragazza. Alle mie cittadine e in specie a quelle piu giovani - l'aggiunta di De Capitani - dico di continuare a mettere short, pantaloncini e minigonne e pure un bel décolleté se vogliono, e di contattarmi immediatamente in caso di questi episodi di discriminazione al contrario. Perche qui a Pescate c'è un sindaco che ste cose non le minimizza, non le permette e non le permetterà mai, anche a costo di pagare conseguenze pesanti".
Affermazioni che hanno però ingenerato la reazione della Conferenza delle Donne Democratiche della provincia di Lecco. "Nessun uomo ci strumentalizzi" il succo del messaggio diffuso.
"Noi donne siamo libere e autodeterminate. Decidiamo noi cosa indossare, come muoverci negli spazi pubblici, come vivere il nostro corpo. Non spetta a nessun uomo, italiano o straniero, residente o turista, dire cosa è adeguato o meno. E non spetta neppure a un Sindaco indicare alle cittadine come vestirsi, né dare indicazioni, per altro per il tramite di un uomo, su come dovrebbero vestirsi le donne di altre culture. Assistiamo con preoccupazione a un meccanismo che si ripete. Un episodio che riguarda il corpo e la libertà di una donna viene immediatamente trasformato in campo di battaglia tra uomini. Da una parte chi redarguisce, dall’altra chi risponde parlando "a nome" delle donne. In mezzo, come sempre, i nostri corpi. Questo non è difendere la libertà delle donne, ma trasformare i nostri corpi in un’arma da usare nello scontro tutto maschile per alimentare guerre culturali. La libertà e l'autodeterminazione delle donne non ha nazionalità. È un diritto universale. Non si difende contrapponendo un modello di donna a un altro modello di donna. Si difende riconoscendo a ogni donna, indipendentemente dall’origine, dalla cultura, dalla religione, il diritto di scegliere per sé. Chiediamo quindi che si esca da questa logica. Chiediamo a tutti gli uomini di non usare le donne per le proprie battaglie culturali. Ogni episodio di controllo del corpo di una donna è una violazione della libertà personale, e come tale va condannato, senza strumentalizzazioni. Noi ci saremo, come sempre, per sostenere tutte le donne che subiscono limitazioni alla propria libertà. E continueremo a rivendicare uno spazio pubblico dove le donne possano decidere da sole e ovviamente vestirsi come vogliono".




















