PAROLE CHE PARLANO/289

Silenzio

 Oggi, in un’epoca di rumore costante, il silenzio è diventato una merce rara, un lusso. Ma la sua etimologia ci insegna che non è mai stato solo assenza: è sempre stato un dialogo con l’invisibile, addirittura un linguaggio che aspetta solo di essere ascoltato. È un linguaggio che viene prima delle parole e va oltre le parole. 

Silenzio proviene dal latino silentium, che deriva da silere, stare zitto, tacere. Tacere, tuttavia, è un atto di volontà: indica l'interruzione della parola. Chi tace frena la lingua per nascondere un segreto, per rispetto o per calcolo.

Silere ha una radice antichissima, indoeuropea, legata a idee come calma, quiete e sonno. In molte lingue antiche ricorrono parole che evocano la pace, la quiete e il silenzio, segno di un'esperienza umana universale.

In latino, però, il silenzio non è soltanto assenza di parole: ciò che si tace può restare celato, custodito, sottratto allo sguardo degli altri. Il silenzio è come un velo, un segreto, una pausa che può proteggere o minacciare. I Romani lo associavano al mistero dei riti religiosi: il silentium sacrum (silenzio sacro) faceva parte del dialogo con gli dèi. Il silenzio è sacro perché è un vuoto che si offre a qualcuno perché venga riempito, uno spazio per ascoltare. 

Con il passaggio dal latino all'italiano, la parola si arricchisce di nuovi significati, diventando quasi una cosa fisica. Quindi, non è solo assenza. Ossimoricamente, è quasi un suono a sé stante.

Il silenzio dell'invidioso fa molto rumore, scrive il poeta Khalil Gibran.

Forse proprio per questo il silenzio ci mette a disagio, perché ci costringe a incontrare ciò che il rumore, anche il nostro rumore, tiene lontano. 

Un’ultima considerazione. Chi parla troppo perde il controllo. Chi rimane in silenzio, invece, decide i tempi, costringendo l’altro a esporsi, a riempire l’apparente vuoto che lo mette in imbarazzo, spesso rivelando più di quanto vorrebbe. Come recita un antico proverbio, forse di origine araba o orientale, la parola è d'argento, ma il silenzio è d'oro.

Rubrica a cura di Dino Ticli
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