Lecco: contestazione alla commemorazione dei repubblichini, pioggia di notifiche di illeciti amministrativi

La mancata comunicazione preventiva alle autorità di una manifestazione in luogo pubblico (ai sensi dell'art. 18 del T.U.L.P.S.) non costituisce più reato ma è stata trasformata in illecito amministrativo. Chi organizza o promuove un corteo o un assembramento senza preavviso incorre in una sanzione amministrativa pecuniaria che va da 1.000 a 10.000 euro. Così è successo anche ad almeno 35 antifascisti (in tutto i presenti erano circa un centinaio), ad alcuni dei quali viene contestata anche (oppure soltanto) il disturbo arrecato alla cerimonia in corso, che, il 27 aprile, saputo dell'anticipo di un giorno della commemorazione dei militari della RSI fucilati allo stadio il 28 aprile 1945, si sono ritrovati nei pressi del Rigamonti Ceppi per far sentire la loro voce, contestando quella che ritengono una celebrazione nostalgica, l'omaggio a repubblichini che, dopo aver esposto la bandiera bianca, durante la battaglia di via Como, spararono sui partigiani.
L'anno prima, nell'80esimo anniversario dei fatti, un volantino diffuso per chiamare a raccolta "i camerati" - come da firma del foglio diffuso anche in rete - aveva innescato un'ondata di proteste, con un presidio pacifico promosso dall'ANPI dal quale si era sganciata una frangia più "intransigente" che aveva cercato di avvicinarsi a via Pascoli, senza riuscirci, per l'interposizione delle forze dell'ordine, con 17 persone poi finite per essere indagate dopo quello che è stato considerato un tentativo di "assalto" al Municipio, dove era in corso il Consiglio Comunale, con il lancio di sampietrini e lo scontro con la Polizia. Chiuse le indagini, per quei fatti del 2025, si è in attesa della fissazione dell'udienza predibattimentale.
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Ha marciato spedito, invece, l'iter per l'individuazione dei coinvolti nelle proteste dell'aprile di quest'anno e la notifica, da parte della Questura, dell'illecito amministrativo. Di migliaia di euro, il conto. "È scontata - fanno sapere dalla Rete Antifascista Lecchese - la continuità con le denunce ricevute da 17 antifascisti per il corteo spontaneo del 28 aprile 2025, che cercò di impedire lo stesso raduno fascista. Le sanzioni che in molti hanno ricevuto si basano sulle disposizioni introdotte dall'ultimo cosiddetto "decreto sicurezza", che ha modificato il Testo Unico della Legge di Pubblica Sicurezza (TULPS, di epoca fascista), e potranno essere maggiorate in caso di recidiva entro tre anni, in un ulteriore tentativo di reprimere ogni forma di dissenso e contestazione. L’azione ha un intento chiaramente intimidatorio, volto a colpire e soffocare il movimento antifascista lecchese. Lo scopo politico è chiaro: criminalizzare e impedire l’antifascismo, alla faccia della famosa costituzione antifascista e dell'ordine del giorno approvato dal comune di Lecco il 30 marzo 2026 che ha deliberato di non concedere spazi pubblici a chi legittima o riabilita figure legate al regime fascista. Celebrare quegli assassini rappresenta una precisa scelta politica di apologia ed esaltazione del fascismo: contestare queste lugubri commemorazioni non può essere considerato un crimine. Ogni intimidazione, ogni sanzione, ogni denuncia rende l’antifascismo a Lecco più forte, più unito e più determinato. Un movimento che procede coeso, che non lascia indietro nessuno e che continuerà a opporsi a qualsiasi tentativo di riscrivere la storia e ridurre il dissenso al silenzio. In un’epoca in cui i diritti fondamentali sono pesantemente minacciati e il fascismo torna alla ribalta sostenendo guerra, deportazioni e repressione, ciò che sta accadendo a Lecco e in tutte le altre città d’Italia non può passare in sordina. Non abbiamo intenzione di arretrare: la nostra presenza nelle piazze, nelle strade e negli spazi pubblici sarà ancora più forte. Continueremo a riempirli di corpi, di voci e di antifascismo, perché le nostre idee crescano ancora, fino a diventare una marea capace di travolgere ogni tentativo di intimidazione e repressione".
Immediata la solidarietà della Casa delle Sinistre di Calolziocorte. "Noi riteniamo che le manifestazioni pacifiche, fondamentali e democratiche, in risposta all’attualità del momento, non debbano essere sempre e comunque soggette a notifiche e autorizzazioni anticipate. Il diritto internazionale lo prevede. Auspichiamo, quindi, che i procedimenti aperti nei confronti dei cittadini democratici e antifascisti che si sarebbero “macchiati di una grave colpa” (?), per aver cercato di contestare pacificatamente una manifestazione neofascista, seguano un percorso di archiviazione. Lecco,  una città civile e democratica, insignita della medaglia d’argento al valor militare per la Resistenza, non può e non deve permettere che i neofascisti rialzino la testa, sfilando e sfidando a viso aperto le forze costituzionali e democratiche della città. Le manifestazioni neofasciste, come quella del 27 aprile scorso, sono un affronto intollerabile per una città come Lecco che ha scritto pagine di storia democratica. Ci auguriamo - la chiosa - che l’Anpi e tutte le forze politiche e di movimento antifascista del territorio facciano cordone sanitario, per isolare e rendere irrilevante ogni rigurgito fascista e  si schierino  subito, senza se e senza ma, a sostegno dei militanti antifascisti che in maniera pacifica e democratica sono attualmente oggetto dell’avvio del procedimento per la spontanea manifestazione del 27 aprile scorso, tenutasi in città a difesa della Costituzione ed in particolare della XII Disposizione Transitoria".  
Nel mentre i diretti interessati si stanno "radunato" per affidarsi coralmente ad un pool di avvocati.
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