Occhio per occhio

LUGLIO 2026. Il Comune annuncia con enfasi tre dispositivi mobili di videosorveglianza intelligente contro l'abbandono dei rifiuti. Il sindaco Boscagli e l'assessore all'Ambiente Brigatti parlano di un "passo in avanti importante e necessario" per il decoro urbano. Il servizio affidato ad Alma Sicurezza Srl è per un anno, rinnovabile (in riduzione di occhi) per un secondo. Le telecamere verranno spostate nei punti più critici ogni due mesi: sei ricollocazioni l'anno, tre occhi elettronici per una città di cinquantamila abitanti e centinaia di vie. Sembra una notizia. È in realtà la terza puntata di una storia che comincia nel 2019. 
GIUGNO 2019. L'assessore all'ambiente della Giunta Brivio-bis, Dossi annuncia già le fototrappole come soluzione al degrado da abbandono rifiuti. Sette anni dopo, viene da chiedersi: quante ne sono state effettivamente installate da allora? Quante funzionano ancora? Quali i risultati, peraltro mai comunicati? MARZO 2026 Nella commissione consiliare V del 20 marzo, con la dirigente del settore ambiente, l'ing. Brebbia e l'ex assessora Zuffi, il consigliere Valsecchi afferma che a oggi sarebbe operativa una sola fototrappola. Un dato che suona quasi incredibile, ma che dal tavolo della presidenza non è arrivata alcuna smentita o correzione. Nella stessa commissione emergono altri dati che meritano più attenzione di quanta gliene viene data. Nessuna. Ne lì né in seguito. Nel 2025 i soli operatori Silea preposti al controllo han elevato 95 sanzioni: un numero che l'amministrazione definisce alto, giustificandolo con la difficoltà oggettiva di individuare chi abbandona i rifiuti. 
Nella stessa seduta è emerso un fatto più imbarazzante: per problemi tecnici legati alla gestione unificata delle riscossioni della polizia locale, non si conosce l'ammontare complessivo delle sanzioni incassate. Non sapere quanto rende un sistema sanzionatorio non è un dettaglio tecnico: è l'ammissione che nessuno sta davvero monitorando se questo strumento funziona. 
A questo si aggiunge un nodo tutt'altro che secondario: l'uso di dispositivi di videosorveglianza mobile in spazio pubblico che comporta ferrei obblighi in materia di privacy. 
Un altro nodo, forse il più politico di tutti è quello che tutto questo rischia di partorire ancora un topolino: controlli e sanzioni spettano alla polizia locale, ma per numero di agenti, carichi di lavoro e priorità - evidenziati peraltro anche questi giorni dagli stessi -di fatto quella funzione resta in gran parte sulla carta. Un regolamento, per quanto scritto bene, vale poco se manca il personale e il tempo per farlo rispettare. 
Intanto sui social la macchina del foto-finish politico è già partita: molti della vecchia amministrazione (in quota Ambientalmente e Pd) rivendicano la paternità dell'iniziativa, la nuova firma il contratto e se ne intesta l'annuncio. 
Nel mezzo, la domanda che nessuno pone: trentamila euro l'anno (30.445,78€) per tre telecamere che si spostano sei volte, in una città con questa estensione di strade e abitanti, che tipo di deterrenza reale possono garantire? Quanto si stima di recuperare in sanzioni a fronte di questa spesa? Esiste (anche) un piano B fatto di educazione civica, sportelli di prossimità, campagne diffuse, incroci di utenze e ritiri - strumenti che non richiedono un contratto annuale, di questi valori e che, pare evidente finora in sette anni nessuno, abbia messo in campo con la stessa convinzione riservata all'enfasi per 3 telecamere? Il controllo tecnologico ha senso, e nessuno lo mette in discussione in linea di principio. Ma tra il 2019 e il 2026 la storia si ripete identica: annuncio, regolamento, spesa, comunicato stampa trionfale - e poi il buio sui risultati concreti. Che infatti i cittadini non vedono. 
È un po' anche la cartina di tornasole dell'ambientalismo elettorale fallimentare che infatti gli ha fatto perdere il 30% dei consensi: la differenza tra fare annunci e fare comunità di controllo, tra spendere trentamila euro l'anno e costruire davvero un presidio del territorio, resta ancora, dopo 7 anni tutta da dimostrare.
Paolo Trezzi
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