Valmadrera: I Promessi Sposi diventano musica (e favola)
Facciamo che I Promessi Sposi diventino una favola. Facciamo che questa favola venga raccontata cantando. E facciamo che a guidarla siano le canzoni dei grandi della musica italiana anzi, dei grandi ''Lucio'' della nostra tradizione d’autore.

È da questa intuizione, semplice e insieme geniale, che nasce ''Renzo, Lucio e Lucia'': una storia che affonda le radici nel nostro territorio e che, per una sera, si è trasformata in poesia. Le note hanno abbracciato le parole, i personaggi manzoniani hanno preso vita attraverso gli accordi, le voci e l’energia degli attori che, come bambini, iniziano giocando ai Promessi Sposi per poi diventare, scena dopo scena, Renzo e Lucia, don Rodrigo, Agnese, don Abbondio e tutti gli altri.

Questa è la magia che ha avvolto il cortile del Centro Culturale Fatebenefratelli di Valmadrera, in una serata d’estate sospesa tra luce e racconto. ''Abbiamo adorato fin da subito l’idea - ha spiegato la bibliotecaria Elisa Cantù - e speriamo possiate apprezzarla anche voi''. Il tramonto ha fatto calare un sipario naturale, dando inizio alla fiaba mentre le rondini, in alto, tornavano lentamente ai propri nidi vicino alla chiesa.
E il pubblico ha risposto con entusiasmo. ''Siamo piacevolmente stupiti di un’affluenza così numerosa'' ha commentato il sindaco Cesare Colombo, osservando una platea di circa un centinaio di spettatori pronta a lasciarsi trasportare dalla storia più celebre del lecchese.

In scena Ilaria Cassanmagnago, Filippo Ubano, Dario Gelmetti e Luca Visconti, interpreti di oltre una decina di personaggi, capaci di passare con naturalezza dai toni leggeri del gioco all’intensità dei momenti più drammatici. Ma non sarebbe stata vera magia senza musica: una chitarra strimpellata, il ritmo delle parole e un ''canto libero'' condiviso fra tutti i presenti hanno trasformato la narrazione in un’esperienza collettiva, dove gli eroi manzoniani sembravano davvero camminare tra gli spettatori.
Così, don Abbondio ha confessato di voler ''essere un duro'', sulle note ormai celebri di Lucio Corsi; Renzo ha sognato le nere ''trecce, gli occhi azzurri e poi'', come canta Lucio Battisti, di una Lucia è sospesa tra desiderio e attesa, fino al ricongiungimento finale. E anche Lucio Dalla è entrato nella trama nel momento delle folli corrispondenze: lettere dettate, affidate, immaginate da chi non sa leggere né scrivere, con la speranza che la penna riuscisse davvero a tracciare un ''caro amico ti scrivo''.

Una favola, che come tutte le favole, si conclude per il verso giusto, con due giovani che dichiarano il proprio amore, con le note che, sempre più dolci, diventano quiete e lasciano spazio agli applausi.
È da questa intuizione, semplice e insieme geniale, che nasce ''Renzo, Lucio e Lucia'': una storia che affonda le radici nel nostro territorio e che, per una sera, si è trasformata in poesia. Le note hanno abbracciato le parole, i personaggi manzoniani hanno preso vita attraverso gli accordi, le voci e l’energia degli attori che, come bambini, iniziano giocando ai Promessi Sposi per poi diventare, scena dopo scena, Renzo e Lucia, don Rodrigo, Agnese, don Abbondio e tutti gli altri.
Questa è la magia che ha avvolto il cortile del Centro Culturale Fatebenefratelli di Valmadrera, in una serata d’estate sospesa tra luce e racconto. ''Abbiamo adorato fin da subito l’idea - ha spiegato la bibliotecaria Elisa Cantù - e speriamo possiate apprezzarla anche voi''. Il tramonto ha fatto calare un sipario naturale, dando inizio alla fiaba mentre le rondini, in alto, tornavano lentamente ai propri nidi vicino alla chiesa.
E il pubblico ha risposto con entusiasmo. ''Siamo piacevolmente stupiti di un’affluenza così numerosa'' ha commentato il sindaco Cesare Colombo, osservando una platea di circa un centinaio di spettatori pronta a lasciarsi trasportare dalla storia più celebre del lecchese.
La bibliotecaria Elisa Cantù e il sindaco Cesare Colombo
In scena Ilaria Cassanmagnago, Filippo Ubano, Dario Gelmetti e Luca Visconti, interpreti di oltre una decina di personaggi, capaci di passare con naturalezza dai toni leggeri del gioco all’intensità dei momenti più drammatici. Ma non sarebbe stata vera magia senza musica: una chitarra strimpellata, il ritmo delle parole e un ''canto libero'' condiviso fra tutti i presenti hanno trasformato la narrazione in un’esperienza collettiva, dove gli eroi manzoniani sembravano davvero camminare tra gli spettatori.
Una favola, che come tutte le favole, si conclude per il verso giusto, con due giovani che dichiarano il proprio amore, con le note che, sempre più dolci, diventano quiete e lasciano spazio agli applausi.
M.E.




















