Baby Gang e Simba la Rue dal giudice per un Kalašnikov. Gli Hetem chiedono l'abbreviato
Il loro legale, questa mattina, in udienza preliminare ha provato a far spostare il processo da Lecco a Milano, ma il giudice Salvatore Catalano ha tirato diritto. Saranno dunque giudicati all'ombra del Resegone e non a quella della Madonnina i trapper Baby Gang e Simba la Rue.

La questione che ha portato nuovamente in Tribunale il calolziese Zaccaria Mouhib ed il brianzolo Mohamed Lamine Saida è quella collegata ad un fucile mitragliatore d'assalto di derivazione AK47 comparso in un loro video. Secondo le risultanze investigative non ci sarebbe stata finzione scenica: il Kalašnikov "esibito" nella clip dai due artisti, sulla base delle comparazioni effettuate dell'Arma dei Carabinieri coinvolgendo anche il Ris di Parma, sarebbe stato un vero Kalašnikov. Quello stesso Kalašnikov, risultato di fabbricazione ex cecoslovacca, perfettamente funzionante e con il relativo munizionamento, sequestrato poi ad uno spacciatore durante le indagini aventi quale fulcro una famiglia di origini macedoni ma radicata in Valsassina dedita - sempre secondo l'impianto accusatorio, ancora al vaglio del Giustizia - all'immissione sul mercato locale di stupefacente tanto, per l'appunto, alla movimentazione di armi.
Una vicenda emersa nel settembre dello scorso anno, quando nel dare esecuzione a una serie di misure cautelari e perquisizioni disposte dal Gip del Tribunale di Lecco, su richiesta della locale Procura, Baby Gang venne sorpreso, in un albergo di Milano, dopo essersi esibito ad un concerto di Emis Killa, con una pistola con matricola abrasa e quindi tratto in arresto in flagranza per detenzione di arma clandestina e ricettazione. Se per quest'ultimo "inciampo" il 25enne è già stato condannato, in abbreviato, a 2 anni e 8 mesi di reclusione dal Gup del Tribunale di Milano, oggi il suo legale di fiducia, l'avvocato Niccolò Vecchioni, come anticipato, ha cercato di portare nel capoluogo meneghino anche il fascicolo relativo a l'AK47, eccependo l'incompetenza territoriale, essendo, a suo avviso, il reato in contestazione stato commesso fuori dal perimetro lecchese. Come già detto, il faldone rimarrà invece sulla scrivania del dottor Catalano.
Baby Gang e Simba la Rue torneranno dunque in Aula il prossimo settembre, per chiudere anche questa nuova partita con la Giustizia optando anche in questo caso per il rito abbreviato, beneficiando così in caso di condanna dello sconto di un terzo della pena.
Lo stesso chiesto questa mattina anche dall'avvocato Federica Pirola, la legale monzese che assiste i fratelli Mevljan - già arrestato nel 2019 per una sparatoria nei boschi della droga, fra Ballabio e Lecco - e Mevljudin Hatem chiamati a rispondere, a vario titolo, di concorso in detenzione e porto illegale di armi da fuoco comuni e da guerra nonché detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Tradotti dal carcere a Palazzo di Giustizia, con l'accesso al piano dell'udienza inibito a parenti e giornalisti, vi torneranno dopo l'estate per definire la loro posizione.
La stessa via processuale sarà percorsa, poi, da tutti gli altri indagati, ad eccezione del padre dei due giovanotti, Zilbehar Hetem, classe 1975 e di un altro soggetto: hanno scelto infatti di patteggiare, con udienza fissata già per il 29 luglio. Stralciata, infine, la posizione di un irreperibile.

Baby Gang e Simba La Rue
La questione che ha portato nuovamente in Tribunale il calolziese Zaccaria Mouhib ed il brianzolo Mohamed Lamine Saida è quella collegata ad un fucile mitragliatore d'assalto di derivazione AK47 comparso in un loro video. Secondo le risultanze investigative non ci sarebbe stata finzione scenica: il Kalašnikov "esibito" nella clip dai due artisti, sulla base delle comparazioni effettuate dell'Arma dei Carabinieri coinvolgendo anche il Ris di Parma, sarebbe stato un vero Kalašnikov. Quello stesso Kalašnikov, risultato di fabbricazione ex cecoslovacca, perfettamente funzionante e con il relativo munizionamento, sequestrato poi ad uno spacciatore durante le indagini aventi quale fulcro una famiglia di origini macedoni ma radicata in Valsassina dedita - sempre secondo l'impianto accusatorio, ancora al vaglio del Giustizia - all'immissione sul mercato locale di stupefacente tanto, per l'appunto, alla movimentazione di armi.
Una vicenda emersa nel settembre dello scorso anno, quando nel dare esecuzione a una serie di misure cautelari e perquisizioni disposte dal Gip del Tribunale di Lecco, su richiesta della locale Procura, Baby Gang venne sorpreso, in un albergo di Milano, dopo essersi esibito ad un concerto di Emis Killa, con una pistola con matricola abrasa e quindi tratto in arresto in flagranza per detenzione di arma clandestina e ricettazione. Se per quest'ultimo "inciampo" il 25enne è già stato condannato, in abbreviato, a 2 anni e 8 mesi di reclusione dal Gup del Tribunale di Milano, oggi il suo legale di fiducia, l'avvocato Niccolò Vecchioni, come anticipato, ha cercato di portare nel capoluogo meneghino anche il fascicolo relativo a l'AK47, eccependo l'incompetenza territoriale, essendo, a suo avviso, il reato in contestazione stato commesso fuori dal perimetro lecchese. Come già detto, il faldone rimarrà invece sulla scrivania del dottor Catalano.
Baby Gang e Simba la Rue torneranno dunque in Aula il prossimo settembre, per chiudere anche questa nuova partita con la Giustizia optando anche in questo caso per il rito abbreviato, beneficiando così in caso di condanna dello sconto di un terzo della pena.
Lo stesso chiesto questa mattina anche dall'avvocato Federica Pirola, la legale monzese che assiste i fratelli Mevljan - già arrestato nel 2019 per una sparatoria nei boschi della droga, fra Ballabio e Lecco - e Mevljudin Hatem chiamati a rispondere, a vario titolo, di concorso in detenzione e porto illegale di armi da fuoco comuni e da guerra nonché detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Tradotti dal carcere a Palazzo di Giustizia, con l'accesso al piano dell'udienza inibito a parenti e giornalisti, vi torneranno dopo l'estate per definire la loro posizione.
La stessa via processuale sarà percorsa, poi, da tutti gli altri indagati, ad eccezione del padre dei due giovanotti, Zilbehar Hetem, classe 1975 e di un altro soggetto: hanno scelto infatti di patteggiare, con udienza fissata già per il 29 luglio. Stralciata, infine, la posizione di un irreperibile.




















