Infortunio mortale nella Monte Piazzo: Silvester veniva dal Camerun, 'ha attraversato il mondo per costruirsi una vita e l’ha persa mentre faceva un lavoro che molti rifiutano'

Si chiamava Silvester ed era originario del Camerun il 27enne che, la notte scorsa, ha perso la vita all'interno della galleria Monte Piazzo mentre, al lavoro per una delle aziende a cui sono stati subappaltati i lavori di completamento dell'ammodernamento della canna nord dell'infrastruttura viaria. 
Nome e nazionalità non sono stati resi noti né da Anas, che ha in carico l'appalto milionario né dalle Istituzioni.
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A rendere omaggio, svelandone anche volto e storia, al giovane, travolto da un elemento strutturale rimediando traumi incompatibili con la vita, restituendogli, da morto, dignità, è stata l'Associazione Il Gabbiano che lo aveva accolto in uno dei propri CAS. "Aveva fatto quello che da anni sentiamo ripetere come condizione per essere accettati: lavorare, integrarsi, non dare fastidio. Lo faceva davvero. Ogni giorno. Nelle gallerie, in uno di quei lavori pesanti, invisibili e pericolosi che troppo spesso vengono lasciati a chi ha meno possibilità di scegliere. Oggi i giornali parlano dell’incidente, ma quasi nessuno scrive che era un immigrato. Ed è impossibile non notare il paradosso: quando un migrante viene arrestato, la sua nazionalità finisce nel titolo. Quando muore lavorando, diventa irrilevante. Sparisce. Come se il suo essere immigrato fosse utile solo a costruire paura, mai a raccontare chi tiene in piedi questo Paese" aggiungono ancora dal sodalizio, dimenticando come spesso la nazionalità sia l'unico elemento identificativo presente nei comunicati, anonimi, delle forze dell'ordine, elemento che - per le vie ufficiali - non viene invece reso noto dinnanzi a tragedie come questa, dove ci si trincera dietro il classico "c'è un'indagine in corso". 
"L’Italia - continuano comunque da Il Gabbiano - vive anche grazie alle braccia degli stranieri. Li vuole indispensabili, ma raramente li riconosce come parte della comunità. Invisibili quando lavorano, visibili soltanto quando fanno notizia nel modo “sbagliato”. Ma prima di tutto questo, Silvester era una persona con una storia, degli affetti, dei sogni. Ha attraversato il mondo per costruirsi una vita e l’ha persa mentre faceva un lavoro che molti rifiutano. Se crediamo che il lavoro dia dignità, quella dignità va riconosciuta a tutti. Alla sua famiglia in Camerun va il nostro abbraccio più sincero. Vogliamo che sappiano che qui qualcuno ricorda Silvester per la persona che è stata. Che il suo nome non resti soltanto una riga di cronaca. Perché ogni volta che scegliamo quali dettagli cancellare, stiamo già facendo politica".
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