Cambia Calolzio chiede un Piano contro la povertà alimentare e lo spreco
Cambia Calolzio torna a chiedere all'amministrazione comunale del capoluogo della Valle San Martino di ampliare l'offerta assistenziale in tema contrasto alla povertà alimentare, proponendo la stesura di un vero e proprio Piano condiviso anche con le realtà del territorio.

Lo spunto, per tornare su un argomento già più volte affrontato facendo proposte rimaste solo sulla carta, è dato dai dati pubblicati ieri sull'attività dell'Emporio della solidarietà dalla Caritas - Casa della Carità di Lecco. "Dati che descrivono una situazione che deve interrogare anche la nostra città" sottolineano dal gruppo civico calolziese. "In tre anni sono state effettuate circa 10.000 spese solidali. Gli accessi sono passati dai 30-40 al mese del 2023 agli oltre 300 attuali. Le tessere familiari attive sono 242 e le persone sostenute sono più di 700. Un dato particolarmente significativo riguarda l’aumento delle famiglie italiane e delle persone che, pur lavorando, non riescono più a sostenere tutte le spese quotidiane. La povertà sta cambiando volto. Non riguarda soltanto chi è disoccupato o già seguito stabilmente dai servizi sociali. Coinvolge lavoratori precari, famiglie monoreddito, anziani, genitori soli e persone che, dopo aver pagato affitto, bollette e spese sanitarie, non dispongono più delle risorse necessarie per acquistare generi alimentari.
Di fronte a questa situazione, come Cambia Calolzio abbiamo deciso di scrivere nuovamente al Sindaco e alla Giunta per chiedere di riprendere le proposte avanzate negli ultimi anni sul contrasto alla povertà alimentare e allo spreco di cibo. Già nel 2020 avevamo proposto la costituzione di una cabina di regia comunale, il coinvolgimento di supermercati, commercianti, ambulanti, ristoratori e mense aziendali e la stipula di un protocollo per recuperare le eccedenze alimentari ancora utilizzabili, destinandole alle associazioni impegnate nell’assistenza alle famiglie. Avevamo inoltre promosso raccolte alimentari cittadine e chiesto di individuare un luogo comunale nel quale organizzare la raccolta, la conservazione e la distribuzione dei prodotti. Nel 2021 avevamo rilanciato la necessità di costruire una rete stabile tra Comune, Servizi sociali, Caritas, San Vincenzo, parrocchie, volontariato e attività commerciali, superando la logica dei soli interventi emergenziali. Più recentemente abbiamo proposto anche la sperimentazione di una dispensa o di un frigorifero solidale di quartiere, naturalmente gestito da un’associazione responsabile e nel rispetto delle necessarie condizioni igienico-sanitarie. Ora chiediamo che queste idee siano riunite all’interno di un vero Piano comunale contro la povertà alimentare e lo spreco. Servono un tavolo permanente con le associazioni e gli operatori economici, un protocollo per il recupero delle eccedenze, un punto cittadino di raccolta e distribuzione e un sostegno concreto alle realtà che ogni giorno aiutano chi è in difficoltà. Non si tratta di sostituirsi al volontariato, ma di riconoscere che il Comune deve assumere un ruolo di coordinamento e responsabilità. Le associazioni stanno già facendo molto, spesso in silenzio e con risorse limitate. L’Amministrazione deve metterle in rete, sostenerle e contribuire a trasformare gli interventi episodici in un sistema stabile. Recuperare il cibo che viene buttato e destinarlo a chi ne ha bisogno significa affrontare insieme un problema sociale e ambientale. I numeri dell’Emporio della solidarietà di Lecco dimostrano che non siamo più davanti a un fenomeno marginale. Anche chi ha un lavoro può trovarsi in difficoltà e non riuscire ad arrivare alla fine del mese. Per questo chiediamo al Sindaco di convocare la Commissione consiliare competente e di aprire un confronto con Servizi sociali, Caritas, parrocchie, associazioni, supermercati, commercianti, ristoratori e mense. Le proposte ci sono da anni. Adesso serve la volontà politica di trasformarle in fatti concreti".

Lo spunto, per tornare su un argomento già più volte affrontato facendo proposte rimaste solo sulla carta, è dato dai dati pubblicati ieri sull'attività dell'Emporio della solidarietà dalla Caritas - Casa della Carità di Lecco. "Dati che descrivono una situazione che deve interrogare anche la nostra città" sottolineano dal gruppo civico calolziese. "In tre anni sono state effettuate circa 10.000 spese solidali. Gli accessi sono passati dai 30-40 al mese del 2023 agli oltre 300 attuali. Le tessere familiari attive sono 242 e le persone sostenute sono più di 700. Un dato particolarmente significativo riguarda l’aumento delle famiglie italiane e delle persone che, pur lavorando, non riescono più a sostenere tutte le spese quotidiane. La povertà sta cambiando volto. Non riguarda soltanto chi è disoccupato o già seguito stabilmente dai servizi sociali. Coinvolge lavoratori precari, famiglie monoreddito, anziani, genitori soli e persone che, dopo aver pagato affitto, bollette e spese sanitarie, non dispongono più delle risorse necessarie per acquistare generi alimentari.
Di fronte a questa situazione, come Cambia Calolzio abbiamo deciso di scrivere nuovamente al Sindaco e alla Giunta per chiedere di riprendere le proposte avanzate negli ultimi anni sul contrasto alla povertà alimentare e allo spreco di cibo. Già nel 2020 avevamo proposto la costituzione di una cabina di regia comunale, il coinvolgimento di supermercati, commercianti, ambulanti, ristoratori e mense aziendali e la stipula di un protocollo per recuperare le eccedenze alimentari ancora utilizzabili, destinandole alle associazioni impegnate nell’assistenza alle famiglie. Avevamo inoltre promosso raccolte alimentari cittadine e chiesto di individuare un luogo comunale nel quale organizzare la raccolta, la conservazione e la distribuzione dei prodotti. Nel 2021 avevamo rilanciato la necessità di costruire una rete stabile tra Comune, Servizi sociali, Caritas, San Vincenzo, parrocchie, volontariato e attività commerciali, superando la logica dei soli interventi emergenziali. Più recentemente abbiamo proposto anche la sperimentazione di una dispensa o di un frigorifero solidale di quartiere, naturalmente gestito da un’associazione responsabile e nel rispetto delle necessarie condizioni igienico-sanitarie. Ora chiediamo che queste idee siano riunite all’interno di un vero Piano comunale contro la povertà alimentare e lo spreco. Servono un tavolo permanente con le associazioni e gli operatori economici, un protocollo per il recupero delle eccedenze, un punto cittadino di raccolta e distribuzione e un sostegno concreto alle realtà che ogni giorno aiutano chi è in difficoltà. Non si tratta di sostituirsi al volontariato, ma di riconoscere che il Comune deve assumere un ruolo di coordinamento e responsabilità. Le associazioni stanno già facendo molto, spesso in silenzio e con risorse limitate. L’Amministrazione deve metterle in rete, sostenerle e contribuire a trasformare gli interventi episodici in un sistema stabile. Recuperare il cibo che viene buttato e destinarlo a chi ne ha bisogno significa affrontare insieme un problema sociale e ambientale. I numeri dell’Emporio della solidarietà di Lecco dimostrano che non siamo più davanti a un fenomeno marginale. Anche chi ha un lavoro può trovarsi in difficoltà e non riuscire ad arrivare alla fine del mese. Per questo chiediamo al Sindaco di convocare la Commissione consiliare competente e di aprire un confronto con Servizi sociali, Caritas, parrocchie, associazioni, supermercati, commercianti, ristoratori e mense. Le proposte ci sono da anni. Adesso serve la volontà politica di trasformarle in fatti concreti".




















