Lecco: una discarica colma di buone intenzioni
Il filo rosso è la domanda: non si potrebbe fare in modo che l'isola ecologica del Bione torni almeno a essere decentemente fruibile?
Il nuovo centro di via Toscanini è infatti stato inaugurato nel dicembre 2024 e presentato come un "Centro di raccolta 4.0", tecnologico, moderno, sicuro e funzionale. Un investimento importante, sostenuto anche dagli onnipresenti fondi PNRR. Peccato che, a giudicare dall'esperienza di chi lo usa, il salto tecnologico e di qualità pare davvero esser rimasto teorico.
Il totem d'ingresso, pensato per identificazione e controllo accessi, più volte non legge bene lo schermo - troppo sole o poco sole - trasforma un'operazione che dovrebbe essere rapida in coda, confusione, con un operatore costretto non di rado a fare da portiere.
Un centro di raccolta dovrebbe essere progettato attorno alla domanda: "come faccio a far conferire bene e in sicurezza", non attorno a quanti controlli tecnologici e precarietà l'utente deve subire prima di entrare.
C'è poi la cura del luogo: la zona raccolta oli esausti, lampadine, pile, batterie è tenuta malissimo, concepita peggio che nel vecchio centro. È un obbrobrio. È pure proprio il primo biglietto da visita perché è il primo servizio che ti si presenta.
E poi erba alta, spazi esterni trascurati, recinzioni e strutture che danno un'impressione poco decorosa, d'abbandono, malgrado ormai è da anni che è aperto
E c'è la condizione di chi ci lavora, affidata a una struttura prefabbricata piccola e precaria, così da costringere i lavoratori ad essere esposti a sole e intemperie - non un dettaglio, ma una questione di rispetto. Il paradosso: avevamo l'occasione, i finanziamenti, il terreno, un progetto nuovo. Eppure, a quasi due anni dall'apertura, siam ancora qui a discutere di accessi, code, totem, decoro e condizioni di lavoro
La tecnologia non rende automaticamente moderno un servizio. Un servizio è moderno quando funziona meglio - e servirebbe smettere di considerare l'opera conclusa solo perché il cantiere è terminato.
Per non parlare del Centro del riuso: un'opera in perenne ritardo con costi più che lievitati, per incapacità e bonifiche scoperte all'ultimo.
Cinque cose, nemmeno così complicate si potrebbero fare intanto per il Centro di Raccolta:
1. Rendere più fluida la viabilità interna, eliminando strettoie e intoppi.
2. Far funzionare il totem sempre e rapidamente: se la tecnologia rallenta il servizio, va corretta la tecnologia, non colpevolizzato l'utente.
3. Semplificare la gestione degli accessi per privati, ditte e "presunti promiscui".
4. Garantire agli operatori protezione da sole e intemperie.
5. Curare l'area: verde, recinzioni, pavimentazioni, segnaletica, aree di recupero.
Il PNRR può finanziare un'opera, la tecnologia, le strutture. Non può finanziare il buon senso nella progettazione, né la capacità di verificare se quello che abbiamo costruito funziona davvero per chi lo deve usare. Facciamolo funzionare come dovrebbe. Perché un centro di raccolta rifiuti non dovrebbe essere una discarica di buone intenzioni.
Il nuovo centro di via Toscanini è infatti stato inaugurato nel dicembre 2024 e presentato come un "Centro di raccolta 4.0", tecnologico, moderno, sicuro e funzionale. Un investimento importante, sostenuto anche dagli onnipresenti fondi PNRR. Peccato che, a giudicare dall'esperienza di chi lo usa, il salto tecnologico e di qualità pare davvero esser rimasto teorico.

Un centro di raccolta dovrebbe essere progettato attorno alla domanda: "come faccio a far conferire bene e in sicurezza", non attorno a quanti controlli tecnologici e precarietà l'utente deve subire prima di entrare.
C'è poi la cura del luogo: la zona raccolta oli esausti, lampadine, pile, batterie è tenuta malissimo, concepita peggio che nel vecchio centro. È un obbrobrio. È pure proprio il primo biglietto da visita perché è il primo servizio che ti si presenta.
E poi erba alta, spazi esterni trascurati, recinzioni e strutture che danno un'impressione poco decorosa, d'abbandono, malgrado ormai è da anni che è aperto
E c'è la condizione di chi ci lavora, affidata a una struttura prefabbricata piccola e precaria, così da costringere i lavoratori ad essere esposti a sole e intemperie - non un dettaglio, ma una questione di rispetto. Il paradosso: avevamo l'occasione, i finanziamenti, il terreno, un progetto nuovo. Eppure, a quasi due anni dall'apertura, siam ancora qui a discutere di accessi, code, totem, decoro e condizioni di lavoro
La tecnologia non rende automaticamente moderno un servizio. Un servizio è moderno quando funziona meglio - e servirebbe smettere di considerare l'opera conclusa solo perché il cantiere è terminato.
Per non parlare del Centro del riuso: un'opera in perenne ritardo con costi più che lievitati, per incapacità e bonifiche scoperte all'ultimo.
Cinque cose, nemmeno così complicate si potrebbero fare intanto per il Centro di Raccolta:
1. Rendere più fluida la viabilità interna, eliminando strettoie e intoppi.
2. Far funzionare il totem sempre e rapidamente: se la tecnologia rallenta il servizio, va corretta la tecnologia, non colpevolizzato l'utente.
3. Semplificare la gestione degli accessi per privati, ditte e "presunti promiscui".
4. Garantire agli operatori protezione da sole e intemperie.
5. Curare l'area: verde, recinzioni, pavimentazioni, segnaletica, aree di recupero.
Il PNRR può finanziare un'opera, la tecnologia, le strutture. Non può finanziare il buon senso nella progettazione, né la capacità di verificare se quello che abbiamo costruito funziona davvero per chi lo deve usare. Facciamolo funzionare come dovrebbe. Perché un centro di raccolta rifiuti non dovrebbe essere una discarica di buone intenzioni.
Paolo Trezzi




















