Sala al Barro: dopo 250 km è 'a casa' la 21^ Fiaccolata
Sala al Barro ha abbracciato la sua Fiaccolata. È arriva in paese la 21ª edizione della tradizionale staffetta organizzata dall’oratorio San Giovanni Bosco, un appuntamento di anno in anno accompagna la fine dell’estate della comunità galbiatese. Tre giorni di cammino, due notti trascorse negli oratori incontrati lungo il percorso e circa 250 chilometri percorsi alternandosi tra partecipanti, prima di portare la fiamma fino alla chiesa parrocchiale.

A mettersi in viaggio sono state 54 persone, tra le quali 25 bambini e ragazzi, affiancati dagli adulti e da una squadra di volontari impegnata nell’assistenza lungo tutto il percorso. Una macchina organizzativa tutt’altro che semplice: quest’anno sono stati impiegati una decina di mezzi mentre lungo i tratti più difficili o non adatti alla corsa i ragazzi sono stati accompagnati dai ciclisti. Il resto del percorso è stato invece affrontato a gruppi, con i giovani tedofori che hanno dunque corso a staffetta.

Per questa 21ª edizione il punto di partenza è stato il Santuario della Madonna della Corona, a Spiazzi di Ferrara di Monte Baldo, da dove la fiaccola è stata accesa prima di dare il via al lungo cammino verso casa. Il gruppo ha quindi affrontato tre giornate di viaggio, con due soste notturne negli oratori che hanno accolto i partecipanti: la prima a Riva del Garda, all’Oratorio Don Bosco, e la seconda a Lovere, all’Oratorio Sante Bartolomea e Vincenza.

Il 29 agosto, prima dell’ultimo tratto della staffetta, il gruppo ha fatto una pausa pranzo a Villa di Serio, al Parco del Volontariato, per poi proseguire il proprio cammino verso Sala al Barro.
Dietro alla corsa c’è un’organizzazione che comincia molti mesi prima. La meta viene scelta tra la fine dell’autunno e l’inverno, privilegiando generalmente un santuario mariano, in omaggio alla dedicazione della parrocchia alla Madonna Assunta. Da lì prende forma il percorso: si studiano i chilometri, si individuano le strade più sicure e adatte alla corsa e si cercano gli oratori disponibili ad accogliere il gruppo per la notte. Anche il cibo viene preparato e trasportato da Sala al Barro, grazie al lavoro di un gruppo di volontari che accompagna la Fiaccolata anche dal punto di vista logistico.

«È una cosa impegnativa, abbiamo fatto circa 250 chilometri, dividendo le cose e facendo una piccola parte ognuno», raccontano gli organizzatori. Ed è proprio questa condivisione a rappresentare uno dei significati più profondi dell’iniziativa: «Speriamo di dare questo messaggio: insieme si possono costruire grandi progetti».

La Fiaccolata nasce infatti 21 anni fa da un’idea dell’allora parroco don Aldo, quando ancora l’iniziativa si inseriva in una più ampia tradizione di momenti comunitari e feste di paese. Con il passare degli anni è rimasta la Fiaccolata, ma il suo spirito non è cambiato: portare a casa la luce della fede, simbolo di Gesù e dello Spirito Santo, e farlo attraverso un’esperienza condivisa tra bambini, ragazzi, famiglie e volontari.

Nel corso delle edizioni sono state raggiunte numerose mete: da Roma, dove nel 2015 la fiaccola venne accesa da Papa Francesco, ad Assisi lo scorso anno, fino ad altri santuari e luoghi significativi. Nel 2018, in occasione del centenario della fine della Prima guerra mondiale, la destinazione fu invece un sacrario militare, in un’edizione realizzata anche grazie alla collaborazione con gli Alpini di Galbiate. E nel 2020, nonostante le difficoltà legate alla pandemia, la Fiaccolata non si fermò, scegliendo un percorso in giornata dalla Madonna della Neve in Val Biandino.

L’edizione di quest’anno ha avuto anche un significato particolare per chi da anni si occupa di mantenerla viva. Dopo gli anni difficili del Covid, quando il gruppo dei ragazzi si era ridotto a una decina di partecipanti, il numero è tornato a crescere grazie anche al coinvolgimento delle nuove famiglie. «Il nostro obiettivo è tenere vivo il paese, fare qualcosa per la comunità», spiegano gli organizzatori. Un obiettivo che sembra dare i suoi frutti.

La parte più visibile resta naturalmente quella dei giovani che corrono con la fiaccola, ma dietro di loro c’è una comunità intera. C’è chi prepara i pasti, chi guida i mezzi, chi segue il gruppo in bicicletta, chi si occupa delle tappe e chi mette a disposizione il proprio tempo. Gli oratori lungo il percorso diventano per due notti una casa provvisoria: qualche doccia, una cucina, gli spazi per dormire e tutto ciò che serve per ripartire la mattina successiva.

Al termine del viaggio, il ritorno a Sala al Barro diventa così molto più di un traguardo. È il momento in cui quella fiamma, custodita e trasportata per centinaia di chilometri, torna nelle mani della comunità che l’ha affidata ai suoi ragazzi. Dopo l’arrivo, la celebrazione della Messa di ringraziamento e l’accensione del tripode hanno concluso il cammino, prima della cena di saluto insieme alle famiglie dei partecipanti.
Ventuno edizioni dopo, la Fiaccolata continua dunque a correre. Cambiano le mete, cambiano i ragazzi e cambiano le strade, ma resta l’idea da cui tutto è partito: mettersi in cammino insieme, affidare a ciascuno una piccola parte del percorso e arrivare alla fine avendo costruito qualcosa che, da soli, sarebbe stato impossibile.

A mettersi in viaggio sono state 54 persone, tra le quali 25 bambini e ragazzi, affiancati dagli adulti e da una squadra di volontari impegnata nell’assistenza lungo tutto il percorso. Una macchina organizzativa tutt’altro che semplice: quest’anno sono stati impiegati una decina di mezzi mentre lungo i tratti più difficili o non adatti alla corsa i ragazzi sono stati accompagnati dai ciclisti. Il resto del percorso è stato invece affrontato a gruppi, con i giovani tedofori che hanno dunque corso a staffetta.

Per questa 21ª edizione il punto di partenza è stato il Santuario della Madonna della Corona, a Spiazzi di Ferrara di Monte Baldo, da dove la fiaccola è stata accesa prima di dare il via al lungo cammino verso casa. Il gruppo ha quindi affrontato tre giornate di viaggio, con due soste notturne negli oratori che hanno accolto i partecipanti: la prima a Riva del Garda, all’Oratorio Don Bosco, e la seconda a Lovere, all’Oratorio Sante Bartolomea e Vincenza.

Il 29 agosto, prima dell’ultimo tratto della staffetta, il gruppo ha fatto una pausa pranzo a Villa di Serio, al Parco del Volontariato, per poi proseguire il proprio cammino verso Sala al Barro.
Dietro alla corsa c’è un’organizzazione che comincia molti mesi prima. La meta viene scelta tra la fine dell’autunno e l’inverno, privilegiando generalmente un santuario mariano, in omaggio alla dedicazione della parrocchia alla Madonna Assunta. Da lì prende forma il percorso: si studiano i chilometri, si individuano le strade più sicure e adatte alla corsa e si cercano gli oratori disponibili ad accogliere il gruppo per la notte. Anche il cibo viene preparato e trasportato da Sala al Barro, grazie al lavoro di un gruppo di volontari che accompagna la Fiaccolata anche dal punto di vista logistico.

«È una cosa impegnativa, abbiamo fatto circa 250 chilometri, dividendo le cose e facendo una piccola parte ognuno», raccontano gli organizzatori. Ed è proprio questa condivisione a rappresentare uno dei significati più profondi dell’iniziativa: «Speriamo di dare questo messaggio: insieme si possono costruire grandi progetti».

La Fiaccolata nasce infatti 21 anni fa da un’idea dell’allora parroco don Aldo, quando ancora l’iniziativa si inseriva in una più ampia tradizione di momenti comunitari e feste di paese. Con il passare degli anni è rimasta la Fiaccolata, ma il suo spirito non è cambiato: portare a casa la luce della fede, simbolo di Gesù e dello Spirito Santo, e farlo attraverso un’esperienza condivisa tra bambini, ragazzi, famiglie e volontari.

Nel corso delle edizioni sono state raggiunte numerose mete: da Roma, dove nel 2015 la fiaccola venne accesa da Papa Francesco, ad Assisi lo scorso anno, fino ad altri santuari e luoghi significativi. Nel 2018, in occasione del centenario della fine della Prima guerra mondiale, la destinazione fu invece un sacrario militare, in un’edizione realizzata anche grazie alla collaborazione con gli Alpini di Galbiate. E nel 2020, nonostante le difficoltà legate alla pandemia, la Fiaccolata non si fermò, scegliendo un percorso in giornata dalla Madonna della Neve in Val Biandino.

L’edizione di quest’anno ha avuto anche un significato particolare per chi da anni si occupa di mantenerla viva. Dopo gli anni difficili del Covid, quando il gruppo dei ragazzi si era ridotto a una decina di partecipanti, il numero è tornato a crescere grazie anche al coinvolgimento delle nuove famiglie. «Il nostro obiettivo è tenere vivo il paese, fare qualcosa per la comunità», spiegano gli organizzatori. Un obiettivo che sembra dare i suoi frutti.

La parte più visibile resta naturalmente quella dei giovani che corrono con la fiaccola, ma dietro di loro c’è una comunità intera. C’è chi prepara i pasti, chi guida i mezzi, chi segue il gruppo in bicicletta, chi si occupa delle tappe e chi mette a disposizione il proprio tempo. Gli oratori lungo il percorso diventano per due notti una casa provvisoria: qualche doccia, una cucina, gli spazi per dormire e tutto ciò che serve per ripartire la mattina successiva.

Al termine del viaggio, il ritorno a Sala al Barro diventa così molto più di un traguardo. È il momento in cui quella fiamma, custodita e trasportata per centinaia di chilometri, torna nelle mani della comunità che l’ha affidata ai suoi ragazzi. Dopo l’arrivo, la celebrazione della Messa di ringraziamento e l’accensione del tripode hanno concluso il cammino, prima della cena di saluto insieme alle famiglie dei partecipanti.
Ventuno edizioni dopo, la Fiaccolata continua dunque a correre. Cambiano le mete, cambiano i ragazzi e cambiano le strade, ma resta l’idea da cui tutto è partito: mettersi in cammino insieme, affidare a ciascuno una piccola parte del percorso e arrivare alla fine avendo costruito qualcosa che, da soli, sarebbe stato impossibile.
G.D.




















