Dalla Turchia a Galbiate: nella Chiesa Vecchia espone Pınar Kayar

La Chiesa Vecchia animata da cittadini, curiosi e appassionati d’arte ha fatto da cornice, sabato pomeriggio, all’inaugurazione della prima mostra di GalbiArte, il progetto ideato da Giulia Casartelli per portare a in paese l’arte contemporanea e, attraverso di essa, creare un dialogo con luoghi e culture lontane.
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A inaugurare il percorso, dopo “l’anteprima” rappresentata dalla personale della stessa promotrice con le sue 111 stanze, è stata l’artista turca Pınar Kayar, arrivata da Istanbul con una serie di opere che intrecciano pittura, ceramica, installazione e ritualità quotidiana. Presenti all’appuntamento anche il sindaco di Galbiate, Piergiovanni Montanelli, e numerosi cittadini, che hanno riempito gli spazi della Chiesa di San Giovanni Evangelista per conoscere l’artista e scoprire il progetto. Dopo l’apertura della mostra, la serata è proseguita con una conversazione tra Kayar e Casartelli.
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Ed è proprio da Istanbul che nasce questo primo appuntamento. Casartelli aveva incontrato il lavoro di Kayar nell’autunno dello scorso anno, durante una visita alla sua prima mostra personale all’Ark Kültür, nel quartiere di Cihangir. Un incontro che l’aveva colpita al punto da farle pensare immediatamente a Galbiate: perché non portare proprio qui, nel paese in cui è cresciuta, il lavoro di un’artista conosciuta dall’altra parte del Mediterraneo?
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La proposta è stata accettata e, da quel momento, il rapporto tra le due è diventato anche un percorso di lavoro e di condivisione. Kayar si esprime nel quartiere di Maslak, in uno spazio nato come laboratorio di autoriparazioni e trasformato nel tempo nel suo studio: un ambiente con soffitti alti, un forno per la ceramica, una stufa, un grande tavolo e oggetti che raccontano un modo di vivere l’arte strettamente legato alla vita quotidiana.

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È proprio questa dimensione a emergere nelle opere esposte alla Chiesa Vecchia. Kayar è infatti un’artista multidisciplinare che lavora attraverso gesti ripetitivi e rituali: raccoglie, trasporta, ripara, riutilizza e trasforma. La sua ricerca si interroga continuamente su cosa significhi essere umani e sulla possibilità di trovare, nelle piccole cose di ogni giorno, forme di speranza e di guarigione.
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A Galbiate c’è «Vecchi amici», un grande lavoro del 2026 realizzato con gesso, olio e pigmento su un pezzo di lino ritrovato, lungo cinque metri e alto un metro e sessanta. Il lavoro ruota attorno all’idea dell’incontro e di quella particolare familiarità che si prova davanti a qualcuno o qualcosa che sembra di conoscere da sempre, anche quando non si riesce a ricordare da dove provenga quella sensazione.
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Con la grande opera trova spazio anche «Particelle», un’installazione nata da un rituale che Kayar porta avanti dal 2020. La materia di partenza è ciò che rimane: polvere di ceramica e cenere della stufa vengono impastate e modellate fino a trasformarsi in piccoli ciottoli.
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Per la mostra di Galbiate il lavoro ha assunto una dimensione ancora più personale. Le pietre sono state realizzate da Perihan Yükdağ, madre di Pınar, utilizzando anche le ceneri raccolte durante la permanenza di Casartelli nello studio dell’artista e quelle raccolte nei mesi intorno alla nascita di Pina Bal, figlia di Pınar. In totale sono stati realizzati 3.300 ciottoli e 2.026 di questi sono arrivati a Galbiate, dove vengono collocati sotto le gambe della struttura che sostiene l’opera. Un lavoro che finisce così per mettere insieme quattro presenze e quattro storie: Pınar, sua madre Perihan, Giulia e la piccola Pina. Materiali apparentemente poveri, come cenere e polvere di ceramica, diventano il modo per conservare una traccia del tempo e trasformarla in qualcosa di nuovo.
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La cucina, la ceramica, gli oggetti raccolti e ciò che normalmente verrebbe considerato uno scarto entrano così nella pratica artistica di Kayar. Non c’è una separazione netta tra l’opera e la vita: il gesto quotidiano può diventare un atto creativo, mentre un materiale destinato a essere eliminato può acquisire una nuova forma e un nuovo significato. È questo uno degli elementi che rendono particolare il progetto presentato alla Chiesa Vecchia: il confronto con un’artista internazionale non passa soltanto attraverso le opere, ma attraverso le storie e le relazioni che le hanno generate.
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GalbiArte nasce proprio con questo obiettivo. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con Vibes SSD, con il patrocinio della Parrocchia di San Giovanni Evangelista e del Comune di Galbiate e con il contributo del Fondo di Comunità e della Fondazione Comunitaria del Lecchese, vuole costruire nel territorio uno spazio per l’arte contemporanea e per l’incontro con artisti e realtà provenienti da contesti diversi.
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Per qualche giorno, dunque, la Chiesa Vecchia di Galbiate diventerà il punto d’incontro tra due luoghi lontani: Galbiate e Istanbul. Un incontro fatto di tele, ceramica, cenere, memoria e piccoli gesti quotidiani, ma soprattutto di persone, come dimostra la partecipazione dei cittadini che hanno scelto di esserci per l’inaugurazione.
La mostra di Pınar Kayar resterà visitabile fino a domenica 6 settembre, dalle 7.30 alle 12 e dalle 15 alle 19, in piazza Don Gnocchi.
Fotocontributo Beatrice Valessina
G.D.
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