In 240 per la Vertical Scoggione, nuovo record femminile
L’Alpe Scoggione ha regalato una giornata da record. Ieri, a Colico, la tradizionale festa al rifugio del CAI è stata preceduta dalla Vertical partita da Rusico, una salita breve ma tutt’altro che facile, capace di mettere alla prova gambe e fiato dei partecipanti. 240 gli iscritti, pronti ad affrontare 850 metri di dislivello. Un vero e proprio fiume di persone ha affrontato i 3,8 chilometri del percorso, trasformando il sentiero verso Scoggione in una lunga e spettacolare sfida con la montagna.

La giornata è iniziata di buon mattino a Rusico, dove i partecipanti si sono ritrovati per completare le formalità dell’iscrizione e ritirare il pacco gara, composto dalla maglietta dedicata alla manifestazione e da alcuni prodotti alimentari. Poi, finalmente, il momento della partenza.

A dare il via è stato lo speaker Marco Freddi, che ha seguito e raccontato in diretta sui social l’intero svolgimento della salita. E così, uno dopo l’altro, i partecipanti hanno imboccato il sentiero.
Davanti, i primi hanno subito imposto un ritmo serrato. Dietro, il gruppo si è progressivamente allungato lungo il percorso, con ogni partecipante impegnato nella propria personale sfida. 3,8 chilometri possono sembrare pochi, ma gli 850 metri di dislivello raccontano tutta un’altra storia: la pendenza non concede tregua e, passo dopo passo, il fiato diventa più corto mentre il traguardo sembra sempre più vicino e, allo stesso tempo, lontano.
Metro dopo metro, la salita ha messo alla prova tutti. C’è chi ha affrontato il percorso cercando il miglior tempo e chi, invece, ha semplicemente voluto arrivare in cima, godendosi il contatto con la natura e la soddisfazione di conquistare Scoggione con le proprie gambe.

A chiudere il gruppo dei partecipanti la tradizionale “scopa”, impegnata ad accompagnare e assistere chi è rimasto più indietro. Una volta raggiunta la quota, però, la fatica ha lasciato spazio alla soddisfazione. Per molti dei partecipanti la ricompensa è stata anche quella di ritrovarsi tutti insieme al Rifugio Scoggione del CAI Colico, cuore della festa.

Per le numerose persone che non hanno potuto affrontare la salita a piedi era inoltre disponibile il servizio di elicottero, che ha permesso di raggiungere comodamente la struttura. Alle 11, don Corrado Necchi ha celebrato la Santa Messa, uno dei momenti tradizionali della giornata. Poi spazio alla festa, al pranzo in quota e alle premiazioni, con tanti partecipanti riuniti attorno al rifugio per condividere una giornata all’insegna della montagna, dello sport e della convivialità.
Tra gli uomini il miglior tempo lo ha fatto segnare Fabio Ruga, capace di completare la salita in 32’47”3. Tra le donne, invece, la più veloce è stata Sveva Della Pedrina, che ha fermato il cronometro a 39’50”7, riuscendo anche nell’impresa di battere il record stabilito lo scorso anno.

Un risultato che ha reso ancora più speciale una giornata già da incorniciare per il numero di partecipanti. Grande, quindi, la soddisfazione degli organizzatori del CAI Colico, che hanno potuto finalmente festeggiare una manifestazione pienamente riuscita dopo la delusione dello scorso mese. Il maltempo aveva infatti costretto ad annullare l’altra grande salita sul “monte di casa”, l’assalto al Legnone, che non si era potuto disputare proprio a causa delle condizioni meteorologiche sfavorevoli.

A Scoggione, invece, il sole ha accompagnato una giornata che difficilmente verrà dimenticata: 240 partecipanti, una salita impegnativa, un nuovo record femminile e una festa capace di riunire ancora una volta la comunità attorno alla sua montagna.

La giornata è iniziata di buon mattino a Rusico, dove i partecipanti si sono ritrovati per completare le formalità dell’iscrizione e ritirare il pacco gara, composto dalla maglietta dedicata alla manifestazione e da alcuni prodotti alimentari. Poi, finalmente, il momento della partenza.

A dare il via è stato lo speaker Marco Freddi, che ha seguito e raccontato in diretta sui social l’intero svolgimento della salita. E così, uno dopo l’altro, i partecipanti hanno imboccato il sentiero.
Davanti, i primi hanno subito imposto un ritmo serrato. Dietro, il gruppo si è progressivamente allungato lungo il percorso, con ogni partecipante impegnato nella propria personale sfida. 3,8 chilometri possono sembrare pochi, ma gli 850 metri di dislivello raccontano tutta un’altra storia: la pendenza non concede tregua e, passo dopo passo, il fiato diventa più corto mentre il traguardo sembra sempre più vicino e, allo stesso tempo, lontano.

A chiudere il gruppo dei partecipanti la tradizionale “scopa”, impegnata ad accompagnare e assistere chi è rimasto più indietro. Una volta raggiunta la quota, però, la fatica ha lasciato spazio alla soddisfazione. Per molti dei partecipanti la ricompensa è stata anche quella di ritrovarsi tutti insieme al Rifugio Scoggione del CAI Colico, cuore della festa.

Per le numerose persone che non hanno potuto affrontare la salita a piedi era inoltre disponibile il servizio di elicottero, che ha permesso di raggiungere comodamente la struttura. Alle 11, don Corrado Necchi ha celebrato la Santa Messa, uno dei momenti tradizionali della giornata. Poi spazio alla festa, al pranzo in quota e alle premiazioni, con tanti partecipanti riuniti attorno al rifugio per condividere una giornata all’insegna della montagna, dello sport e della convivialità.


Un risultato che ha reso ancora più speciale una giornata già da incorniciare per il numero di partecipanti. Grande, quindi, la soddisfazione degli organizzatori del CAI Colico, che hanno potuto finalmente festeggiare una manifestazione pienamente riuscita dopo la delusione dello scorso mese. Il maltempo aveva infatti costretto ad annullare l’altra grande salita sul “monte di casa”, l’assalto al Legnone, che non si era potuto disputare proprio a causa delle condizioni meteorologiche sfavorevoli.

A Scoggione, invece, il sole ha accompagnato una giornata che difficilmente verrà dimenticata: 240 partecipanti, una salita impegnativa, un nuovo record femminile e una festa capace di riunire ancora una volta la comunità attorno alla sua montagna.
M.A.




















