Calolzio: don Andrea Formenti si presenta. 'Sogno di diventare prete da quando avevo 3 anni'
Il saluto a Don Matteo Cortinovis che, come noto, si appresa a lasciare Calolziocorte è in programma per il 4 ottobre. Il "suo posto" sarà presto preso da Don Andrea Formenti, giovane sacerdote nativo di Treviolo, proveniente dalla parrocchia di Mozzo.
Per l’Unità Pastorale di Calolzio, Foppenico e Sala è arrivato dunque il momento di aprire un nuovo capitolo; un cambiamento che porterà con sé tante novità, ma che permetterà di proseguire un percorso intrapreso negli ultimi anni con Don Matteo, fatto di esperienze e dialogo sempre proficuo con i fedeli.
Nell'attesa di stringere la mano a don Andrea, lo abbiamo intervistato telefonicamente.
Come è maturata la sua vocazione e perché ha scelto di entrare in seminario?
Io sogno di diventare prete fin da quando sono piccolo, più precisamente dai tempi della scuola materna, quando avevo 3 anni. Crescendo le motivazioni si sono rafforzate e il Signore mi ha dato la grazia di custodire questo desiderio nel mio cuore. Ho fatto il liceo classico in seminario come studente esterno e dopo sono entrato nella comunità di teologia del seminario. Questo percorso è arrivato alla tappa più importante il 30 maggio scorso, quando il vescovo Francesco Beschi mi ha ordinato prete.

Quali esperienze ha maturato prima dell’ordinazione?
Sono diventato prete da pochi mesi, ma il mio cammino è iniziato con la mia famiglia, che è stata la mia prima scuola. Particolarmente importanti per me sono stati anche la mia parrocchia e l’oratorio di Treviolo, che ho vissuto molto, con tutte le attività collegate.
Ho frequentato l’asilo, le elementari e le scuole medie dalle Suore Orsoline di Somasca a Longuelo.
Nel primo e nel secondo anno di teologia ho prestato servizio nelle parrocchie di Osio Sotto, mentre ho trascorso il terzo anno alla fondazione Angelo Custode di Bergamo, una realtà vicino al patronato San Vincenzo dove accolgono persone con fragilità. In particolare, c’è una casa, chiamata Casa Amoris Laetitia, dove accolgono bambini con gravi malattie o in fin di vita. È una specie di casa familiare, ma anche una struttura in cui collaborano medici, infermieri e volontari. Ho vissuto lì un anno intero con un altro seminarista, regalandoci a vicenda il tempo in un’esperienza preziosa.
Il quarto anno ho svolto la classica attività dei seminaristi di Bergamo, ovvero la predicazione in occasione della giornata del seminario nelle parrocchie della diocesi; in pratica, i sabati e le domeniche dovevo raccontare come è la vita del seminario.
Il quinto anno ho prestato servizio nella parrocchia di Spirano e il sesto in quella di Mozzo, dove sono diventato Diacono l’ottobre scorso. Qui ho svolto attività di CRE con i ragazzi ed è la parrocchia che saluterò il 6 settembre prima di arrivare a Calolzio. Insomma, ho avuto più occasioni di maturare esperienza in questi anni.
Se si dovesse presentare come Don, come si descriverebbe? Penso che ciò che mi contraddistingue è il piacere a stare con i ragazzi, per cercare di camminare insieme sui passi della fede. Il mio modo di essere prete è questo, ed è il motivo per cui sono entusiasta di iniziare questa nuova esperienza. Mi porterà sicuramente a vivere una bella avventura, in nome della fratellanza come ci insegna il vangelo, condividendo tempo, energie, sogni e progetti.

Conosce già la realtà di Calolziocorte?
Io conoscevo la zona di Calolzio perché ho sempre frequentato Somasca: ho fatto la scuola dalle Suore Orsoline e ho quattro zie suore, che andavo spesso a trovare. Inoltre sono stato compagno di seminario e tutt’ora grande amico di Don Matteo Cortinovis. Questo passaggio di testimone non penso che ce lo saremmo mai immaginati, ma siamo contenti: lo ha voluto la Provvidenza.

A proposito del rapporto con Don Matteo, ha ricevuto da lui qualche consiglio prezioso?
Sì, mi ha raccontato ciò che di bello ha costruito in questi anni nel contesto dell’Unità Pastorale. In particolare, mi ha descritto i ragazzi come entusiasti e molto partecipi, soprattutto nelle attività estive come il CRE. Mi ha suggerito di spendere tanto tempo ed energie a servizio degli oratori, che sono ancora un punto di riferimento importante per tante persone. Si può fare ancora tanto, perché il desiderio di condividere l’esperienza dell’oratorio è ancora grande e prezioso.
Per concludere, è maggiore l’entusiasmo o l’apprensione alla vigilia di questa nuova esperienza?
Iniziare subito con tre oratori come prima esperienza mi dà tanta energia e tanta carica. Il Vescovo mi ha detto che ci sarà tanto lavoro, quindi io sono contento di avere la possibilità di creare tante cose belle insieme ai ragazzi. Sicuramente, devo pensare a come armonizzare bene tutti gli oratori dell’Unità Pastorale, ma sono contento ed entusiasta di iniziare e vedere come sarà.
Per l’Unità Pastorale di Calolzio, Foppenico e Sala è arrivato dunque il momento di aprire un nuovo capitolo; un cambiamento che porterà con sé tante novità, ma che permetterà di proseguire un percorso intrapreso negli ultimi anni con Don Matteo, fatto di esperienze e dialogo sempre proficuo con i fedeli.
Nell'attesa di stringere la mano a don Andrea, lo abbiamo intervistato telefonicamente.

Io sogno di diventare prete fin da quando sono piccolo, più precisamente dai tempi della scuola materna, quando avevo 3 anni. Crescendo le motivazioni si sono rafforzate e il Signore mi ha dato la grazia di custodire questo desiderio nel mio cuore. Ho fatto il liceo classico in seminario come studente esterno e dopo sono entrato nella comunità di teologia del seminario. Questo percorso è arrivato alla tappa più importante il 30 maggio scorso, quando il vescovo Francesco Beschi mi ha ordinato prete.

Quali esperienze ha maturato prima dell’ordinazione?
Sono diventato prete da pochi mesi, ma il mio cammino è iniziato con la mia famiglia, che è stata la mia prima scuola. Particolarmente importanti per me sono stati anche la mia parrocchia e l’oratorio di Treviolo, che ho vissuto molto, con tutte le attività collegate.
Ho frequentato l’asilo, le elementari e le scuole medie dalle Suore Orsoline di Somasca a Longuelo.
Nel primo e nel secondo anno di teologia ho prestato servizio nelle parrocchie di Osio Sotto, mentre ho trascorso il terzo anno alla fondazione Angelo Custode di Bergamo, una realtà vicino al patronato San Vincenzo dove accolgono persone con fragilità. In particolare, c’è una casa, chiamata Casa Amoris Laetitia, dove accolgono bambini con gravi malattie o in fin di vita. È una specie di casa familiare, ma anche una struttura in cui collaborano medici, infermieri e volontari. Ho vissuto lì un anno intero con un altro seminarista, regalandoci a vicenda il tempo in un’esperienza preziosa.
Il quarto anno ho svolto la classica attività dei seminaristi di Bergamo, ovvero la predicazione in occasione della giornata del seminario nelle parrocchie della diocesi; in pratica, i sabati e le domeniche dovevo raccontare come è la vita del seminario.
Il quinto anno ho prestato servizio nella parrocchia di Spirano e il sesto in quella di Mozzo, dove sono diventato Diacono l’ottobre scorso. Qui ho svolto attività di CRE con i ragazzi ed è la parrocchia che saluterò il 6 settembre prima di arrivare a Calolzio. Insomma, ho avuto più occasioni di maturare esperienza in questi anni.
Se si dovesse presentare come Don, come si descriverebbe? Penso che ciò che mi contraddistingue è il piacere a stare con i ragazzi, per cercare di camminare insieme sui passi della fede. Il mio modo di essere prete è questo, ed è il motivo per cui sono entusiasta di iniziare questa nuova esperienza. Mi porterà sicuramente a vivere una bella avventura, in nome della fratellanza come ci insegna il vangelo, condividendo tempo, energie, sogni e progetti.

Conosce già la realtà di Calolziocorte?
Io conoscevo la zona di Calolzio perché ho sempre frequentato Somasca: ho fatto la scuola dalle Suore Orsoline e ho quattro zie suore, che andavo spesso a trovare. Inoltre sono stato compagno di seminario e tutt’ora grande amico di Don Matteo Cortinovis. Questo passaggio di testimone non penso che ce lo saremmo mai immaginati, ma siamo contenti: lo ha voluto la Provvidenza.

A proposito del rapporto con Don Matteo, ha ricevuto da lui qualche consiglio prezioso?
Sì, mi ha raccontato ciò che di bello ha costruito in questi anni nel contesto dell’Unità Pastorale. In particolare, mi ha descritto i ragazzi come entusiasti e molto partecipi, soprattutto nelle attività estive come il CRE. Mi ha suggerito di spendere tanto tempo ed energie a servizio degli oratori, che sono ancora un punto di riferimento importante per tante persone. Si può fare ancora tanto, perché il desiderio di condividere l’esperienza dell’oratorio è ancora grande e prezioso.

Iniziare subito con tre oratori come prima esperienza mi dà tanta energia e tanta carica. Il Vescovo mi ha detto che ci sarà tanto lavoro, quindi io sono contento di avere la possibilità di creare tante cose belle insieme ai ragazzi. Sicuramente, devo pensare a come armonizzare bene tutti gli oratori dell’Unità Pastorale, ma sono contento ed entusiasta di iniziare e vedere come sarà.
D.L.





















