Nargess Behrouzian porta a Galbiate il suo 'Taccuino dal vivo'
A GalbiArte il tempo, per un giorno, ha rallentato. Mercoledì scorso, nelle aule del catechismo dell’Oratorio Cardinal Ferrari di Galbiate, le persone sono state invitate semplicemente a sedersi. Davanti a loro, Nargess Behrouzian le ha osservate per cinque minuti in silenzio. Poi si è voltata verso il foglio e, senza guardarle più, ha iniziato a disegnarle a memoria.

È nato così “Taccuino dal vivo”, performance di disegno curata da Giulia Casartelli e inserita nel programma di GalbiArte, un’esperienza costruita attorno a un gesto apparentemente semplice ma tutt’altro che immediato: fermarsi, guardare e lasciare che ciò che si è osservato rimanga.
Ogni incontro è durato dieci minuti. Cinque per osservare e cinque per disegnare. Nessun ritratto nel senso tradizionale del termine, perché l’obiettivo di Nargess non era riprodurre fedelmente un volto o un corpo, ma restituire ciò che di quella persona era rimasto nella sua memoria dopo quei pochi minuti di attenzione. «Ciò che appare non è un ritratto. È ciò che rimane dopo aver osservato una postura, un peso, l’impressione di una persona che sta già diventando passato», spiega l’artista.
Nel corso della giornata i disegni si sono così moltiplicati, uno dopo l’altro, fino a trasformare progressivamente lo spazio. La carta ha iniziato a occupare le pareti, dal pavimento al soffitto, mentre i corpi delle persone osservate si accumulavano attraverso le tracce lasciate dalla mano dell’artista. Una sorta di archivio in divenire, nato da incontri brevissimi e destinato a rimanere anche oltre la performance. È proprio questa attenzione, libera dalla fretta e dall’interpretazione immediata, il centro del lavoro di Nargess Behrouzian.
Artista e coreografa che vive a Giessen, in Germania, Nargess lavora tra disegno, pittura, performance e coreografia, esplorando il rapporto tra corpo, memoria e immaginazione. Il suo “Taccuino dal vivo” nasce dalla volontà di osservare senza cercare subito un significato, lasciando invece che siano il tempo e la presenza a fare il loro lavoro.
Un’esperienza che Giulia Casartelli conosceva già e che ha voluto portare a Galbiate proprio perché potesse diventare uno spazio condiviso. Casartelli, artista, docente e curatrice, aveva incontrato Nargess all’Istituto di studi teatrali applicati dell’Università di Giessen, dove era stata sua studentessa. Nel giugno del 2025 aveva assistito per la prima volta al “Taccuino dal vivo” durante un festival teatrale e aveva visto quella stessa pratica prendere forma: una stanza ricoperta di carta da pacco, Nargess chiusa al suo interno per un’intera giornata e le persone che entravano per farsi osservare e disegnare.

Da quell’esperienza è nata l’idea di invitarla a GalbiArte. «Il lavoro di un artista ha a che fare con la pratica di un’attenzione pura», racconta Casartelli, riflettendo su quella che definisce una vera e propria ginnastica dello sguardo: guardare senza cercare interpretazione, lasciando il pensiero vuoto e disponibile a ciò che arriva. Un esercizio di presenza e, soprattutto, di fiducia. «Ho invitato Nargess a GalbiArte pensando potesse creare questo spazio per tutti noi. Uno spazio dove poter semplicemente stare».

E così, per un’intera giornata, nelle aule dell’oratorio non è stato necessario fare altro. Sedersi, essere osservati, guardare a propria volta e poi lasciare che il tempo facesse il resto. Un’esperienza artistica che ha chiesto ai partecipanti qualcosa di sempre più raro: non fare, non correre, non interpretare, ma semplicemente esserci.
I disegni realizzati durante la performance sono rimasti esposti il giorno successivo, prima di poter essere acquistati, continuando così a raccontare attraverso segni, posture e memorie fugaci gli incontri avvenuti durante quella giornata.

“Taccuino dal vivo” ha rappresentato così uno degli appuntamenti più intimi di GalbiArte, iniziativa ideata da Giulia Casartelli in collaborazione con Vibes SSD, con il patrocinio della Parrocchia di San Giovanni Evangelista e del Comune di Galbiate e il contributo del Fondo di Comunità di Galbiate e della Fondazione Comunitaria del Lecchese. Un appuntamento in cui l’arte non è stata soltanto qualcosa da osservare, ma un’occasione per fermarsi e, per qualche minuto, imparare nuovamente a guardare.

È nato così “Taccuino dal vivo”, performance di disegno curata da Giulia Casartelli e inserita nel programma di GalbiArte, un’esperienza costruita attorno a un gesto apparentemente semplice ma tutt’altro che immediato: fermarsi, guardare e lasciare che ciò che si è osservato rimanga.
Ogni incontro è durato dieci minuti. Cinque per osservare e cinque per disegnare. Nessun ritratto nel senso tradizionale del termine, perché l’obiettivo di Nargess non era riprodurre fedelmente un volto o un corpo, ma restituire ciò che di quella persona era rimasto nella sua memoria dopo quei pochi minuti di attenzione. «Ciò che appare non è un ritratto. È ciò che rimane dopo aver osservato una postura, un peso, l’impressione di una persona che sta già diventando passato», spiega l’artista.

Nel corso della giornata i disegni si sono così moltiplicati, uno dopo l’altro, fino a trasformare progressivamente lo spazio. La carta ha iniziato a occupare le pareti, dal pavimento al soffitto, mentre i corpi delle persone osservate si accumulavano attraverso le tracce lasciate dalla mano dell’artista. Una sorta di archivio in divenire, nato da incontri brevissimi e destinato a rimanere anche oltre la performance. È proprio questa attenzione, libera dalla fretta e dall’interpretazione immediata, il centro del lavoro di Nargess Behrouzian.
Artista e coreografa che vive a Giessen, in Germania, Nargess lavora tra disegno, pittura, performance e coreografia, esplorando il rapporto tra corpo, memoria e immaginazione. Il suo “Taccuino dal vivo” nasce dalla volontà di osservare senza cercare subito un significato, lasciando invece che siano il tempo e la presenza a fare il loro lavoro.

Un’esperienza che Giulia Casartelli conosceva già e che ha voluto portare a Galbiate proprio perché potesse diventare uno spazio condiviso. Casartelli, artista, docente e curatrice, aveva incontrato Nargess all’Istituto di studi teatrali applicati dell’Università di Giessen, dove era stata sua studentessa. Nel giugno del 2025 aveva assistito per la prima volta al “Taccuino dal vivo” durante un festival teatrale e aveva visto quella stessa pratica prendere forma: una stanza ricoperta di carta da pacco, Nargess chiusa al suo interno per un’intera giornata e le persone che entravano per farsi osservare e disegnare.

Da quell’esperienza è nata l’idea di invitarla a GalbiArte. «Il lavoro di un artista ha a che fare con la pratica di un’attenzione pura», racconta Casartelli, riflettendo su quella che definisce una vera e propria ginnastica dello sguardo: guardare senza cercare interpretazione, lasciando il pensiero vuoto e disponibile a ciò che arriva. Un esercizio di presenza e, soprattutto, di fiducia. «Ho invitato Nargess a GalbiArte pensando potesse creare questo spazio per tutti noi. Uno spazio dove poter semplicemente stare».

E così, per un’intera giornata, nelle aule dell’oratorio non è stato necessario fare altro. Sedersi, essere osservati, guardare a propria volta e poi lasciare che il tempo facesse il resto. Un’esperienza artistica che ha chiesto ai partecipanti qualcosa di sempre più raro: non fare, non correre, non interpretare, ma semplicemente esserci.
I disegni realizzati durante la performance sono rimasti esposti il giorno successivo, prima di poter essere acquistati, continuando così a raccontare attraverso segni, posture e memorie fugaci gli incontri avvenuti durante quella giornata.

“Taccuino dal vivo” ha rappresentato così uno degli appuntamenti più intimi di GalbiArte, iniziativa ideata da Giulia Casartelli in collaborazione con Vibes SSD, con il patrocinio della Parrocchia di San Giovanni Evangelista e del Comune di Galbiate e il contributo del Fondo di Comunità di Galbiate e della Fondazione Comunitaria del Lecchese. Un appuntamento in cui l’arte non è stata soltanto qualcosa da osservare, ma un’occasione per fermarsi e, per qualche minuto, imparare nuovamente a guardare.
G.D.




















