Lecco: l'ANPI ricorda i 650mila Internati Militari con un momento di memoria attiva
L’ANPI provinciale di Lecco invita le proprie iscritte e i propri iscritti e tutta la cittadinanza a un momento di costruzione di Memoria resistenziale in occasione della ‘Giornata degli Internati Militari Italiani’, lunedì 21 settembre, dalle 18 alle 19 in largo Montenero a Lecco.
Gli IMI vennero obbligati così al lavoro forzato nella produzione bellica, in condizioni tali da essere definiti ‘gli schiavi di Hitler’. I campi vennero visitati da emissari del fascismo, per convincere gli internati ad arruolarsi nelle forze armate della Repubblica Sociale in cambio della liberazione.
La stragrande maggioranza degli internati rifiutò, dando vita a una Resistenza “disarmata” che molti pagarono con la vita: secondo le ricerche più accreditate, le vittime furono tra le 40 e le 50.000. Per molto tempo la vicenda degli Internati Militari Italiani è rimasta ai margini della considerazione storico-politica nonostante molti studi dimostrassero la valenza, anche in termini resistenziali, del rifiuto degli IMI di aderire alla RSI.
Oggi, giustamente, questa valenza è riconosciuta e la vicenda degli IMI viene trattata come parte della Resistenza al nazifascismo. Un momento di memoria voluto in un luogo altamente simbolico, largo Montenero, davanti alle lapidi che ricordano le partigiane, i partigiani, le antifasciste e gli antifascisti che persero la vita per due obiettivi: la Pace e la Costituzione, con la quale l'Italia voltava definitivamente pagina rispetto a tutto quello che l’aveva tragicamente caratterizzata - la monarchia, il fascismo, il colonialismo, la guerra.
Questo è un momento di memoria resistenziale attiva che proseguirà anche nelle prossime giornate: intendiamo ricordare in primo luogo questi uomini e queste donne, condannando ogni guerra — a Gaza, in Europa e nel resto del mondo — e denunciando la vergognosa mancata attuazione dei principi di pace.
Un momento di memoria perché gli spazi pubblici cittadini siano luoghi per un confronto delle idee libero e costruttivo

Monumento di largo Montenero in memoria dei caduti lecchesi della Lotta di Liberazione 1943 - 1945
Nell'autunno del 1943, circa 800.000 soldati italiani vennero catturati dai tedeschi. Si trovano, nelle caserme in Italia o sui fronti jugoslavo, francese, albanese, greco. Di questi, circa 650.000 mila finirono nei campi di internamento. Il regime nazista non li considerò prigionieri di guerra, ma “internati militari italiani” (IMI) per non riconoscere né le tutele garantite dalla Convenzione di Ginevra, né la protezione della Croce Rossa Internazionale.Gli IMI vennero obbligati così al lavoro forzato nella produzione bellica, in condizioni tali da essere definiti ‘gli schiavi di Hitler’. I campi vennero visitati da emissari del fascismo, per convincere gli internati ad arruolarsi nelle forze armate della Repubblica Sociale in cambio della liberazione.
La stragrande maggioranza degli internati rifiutò, dando vita a una Resistenza “disarmata” che molti pagarono con la vita: secondo le ricerche più accreditate, le vittime furono tra le 40 e le 50.000. Per molto tempo la vicenda degli Internati Militari Italiani è rimasta ai margini della considerazione storico-politica nonostante molti studi dimostrassero la valenza, anche in termini resistenziali, del rifiuto degli IMI di aderire alla RSI.
Oggi, giustamente, questa valenza è riconosciuta e la vicenda degli IMI viene trattata come parte della Resistenza al nazifascismo. Un momento di memoria voluto in un luogo altamente simbolico, largo Montenero, davanti alle lapidi che ricordano le partigiane, i partigiani, le antifasciste e gli antifascisti che persero la vita per due obiettivi: la Pace e la Costituzione, con la quale l'Italia voltava definitivamente pagina rispetto a tutto quello che l’aveva tragicamente caratterizzata - la monarchia, il fascismo, il colonialismo, la guerra.
Questo è un momento di memoria resistenziale attiva che proseguirà anche nelle prossime giornate: intendiamo ricordare in primo luogo questi uomini e queste donne, condannando ogni guerra — a Gaza, in Europa e nel resto del mondo — e denunciando la vergognosa mancata attuazione dei principi di pace.
Un momento di memoria perché gli spazi pubblici cittadini siano luoghi per un confronto delle idee libero e costruttivo





















