Premio Letterario Nazionale 'Galbiate': vince 'Bilanciamento del bianco'

143 raccolte in concorso, una giuria chiamata a confrontarsi su linguaggi e sensibilità differenti e tre autori premiati nel segno della pluralità della poesia. È Oana Pughineanu-Oricci, con Bilanciamento del bianco (Fallone Editore, 2024), la vincitrice della terza edizione del Premio Letterario Nazionale «Galbiate», dedicato alle raccolte poetiche edite. La cerimonia si è svolta domenica pomeriggio all’Auditorium Cesare Golfari, riunendo autori, giurati e appassionati attorno a una forma d’arte che, pur avendo un pubblico ristretto, continua a esprimere voci e sensibilità diverse.
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Il secondo posto è andato a Fabio Prestifilippo con L’assente (Fallone Editore, 2025), mentre al terzo si è classificato Fabrizio Bregoli con Referti (Società Editrice Fiorentina, 2025). La giuria ha inoltre assegnato tre segnalazioni di merito: a Nerio Vespertin per Meccanica Umana Sintetica Automatica (Selvatiche Edizioni – Seed, 2025), a Loredana Bogliun per In tal seilensio / Va tisine / U tišini / Nel silenzio (Istarski ogranak Društva hrvatskih književnika, 2024) e a Elisabetta Sancino per Il corpo vegetale (Arcipelago Itaca Edizioni, 2025). Tra gli autori segnalati era presente in sala Nerio Vespertin, arrivato da Bologna per partecipare alla cerimonia.
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Ad aprire il pomeriggio è stato Franco Limonta, assessore alla Cultura di Galbiate, che ha ringraziato la giuria per il lavoro di lettura, analisi e confronto sui testi arrivati da tutta Italia, sottolineando il valore di un’iniziativa capace di dare lustro al territorio. Un riconoscimento condiviso anche da Marco Rota, che ha ricordato il sostegno della Provincia di Lecco, della Comunità Montana Lario Orientale – Valle San Martino e del Parco Monte Barro, insieme agli sponsor Fassa Bortolo e Acinque.
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A raccontare il lavoro dietro la classifica è stato proprio Rota, componente della giuria, che ha illustrato un percorso articolato in più fasi: dalla lettura individuale delle raccolte alla condivisione delle preferenze, fino al confronto collegiale sui volumi che avevano suscitato maggiore interesse. Un lavoro tutt’altro che semplice, considerando che le 143 opere di quest’anno portano a oltre 500 le raccolte esaminate nelle tre edizioni da quando il premio si è concentrato sulla poesia edita.
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«La poesia ha bisogno di meditazione, di tempo», ha osservato Rota, raccontando la difficoltà di mantenere uno sguardo attento quando i libri da leggere sono così numerosi. E proprio per questo ha invitato a non considerare la graduatoria come una misura assoluta del valore di un’opera: tra il primo, il secondo e il terzo posto possono esserci differenze minime, mentre una raccolta può trovare in ciascun lettore una risonanza diversa. «Una poesia che è arrivata terza può essere amata forse da qualcuno più della prima», ha ricordato, sottolineando l’importanza di un giudizio costruito con serietà e indipendenza.
Una riflessione ripresa anche da Marco Bellini, che ha richiamato la necessità di andare oltre il gusto personale per valutare un testo con apertura e competenza, senza fermarsi alle prime difficoltà di lettura. Il confronto tra giurati, ha spiegato, permette proprio di scoprire aspetti che uno sguardo individuale potrebbe non cogliere.
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Tra i principi del premio c’è inoltre la scelta di non separare la poesia in lingua da quella dialettale. Il presidente della giuria Piero Marelli ha ribadito che «esiste la poesia e basta», ricordando il contributo fondamentale che la produzione dialettale ha dato alla letteratura italiana. Una posizione che rifiuta la tradizionale tendenza a considerare il dialetto un’espressione minore e riconosce pari dignità a forme linguistiche differenti.
Prima di entrare nel vivo delle premiazioni, il pomeriggio ha riservato anche un momento di ricordo dedicato a Stefano Simoncelli, poeta che aveva partecipato alla precedente edizione del premio, classificandosi al primo posto. A rendergli omaggio è stato Marco Bellini, che ha letto alcuni suoi testi: una scelta che ha restituito spazio alla voce dell’autore attraverso le sue stesse parole, anziché affidarsi soltanto a una ricostruzione biografica.
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Tra le letture della cerimonia anche quella di Nerio Vespertin, autore segnalato dalla giuria per Meccanica Umana Sintetica Automatica. Arrivato da Bologna per partecipare alla premiazione, ha raccontato una raccolta articolata in diverse sezioni, a partire da quella ambientata simbolicamente in un’officina meccanica. Una prima parte dal tono più cupo, alla quale l’autore ha voluto contrapporre, in chiusura, una poesia dal respiro più ampio, con l’auspicio che potesse trasmettere al pubblico un messaggio di speranza.
La cerimonia è quindi proseguita con le letture degli autori premiati, chiamati a presentare al pubblico alcuni testi delle proprie raccolte. Per il terzo classificato Fabrizio Bregoli, Referti è un libro complesso, nel quale la dimensione scientifica si intreccia con quella lirica. Un lavoro che richiede attenzione e disponibilità a entrare in un linguaggio non immediato, come aveva osservato anche Bellini durante il confronto sui criteri di valutazione.
Al secondo posto, Fabio Prestifilippo ha presentato L’assente, raccontando il proprio percorso editoriale e la soddisfazione per il volume pubblicato da Fallone Editore, casa editrice con cui è approdato dopo una precedente esperienza decennale con LietoColle. 
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A conquistare il primo posto è stata Oana Pughineanu-Oricci, alla sua prima raccolta poetica con Bilanciamento del bianco, titolo che richiama anche il suo legame con la fotografia. L’autrice ha raccontato di aver scritto le poesie direttamente in italiano, senza tradurle mentalmente dal rumeno, scegliendo consapevolmente un linguaggio essenziale, vicino alla propria esperienza della lingua. «Ho voluto trasmettere quello che io chiamo una tragica quotidianità», ha spiegato, riferendosi alla convivenza tra i gesti ordinari della vita e ciò che inevitabilmente li attraversa: il degrado, la malattia, la morte. Una scrittura ridotta all’osso, lontana dalla ricerca di virtuosismi, attraverso la quale l’autrice ha cercato di restituire la propria esperienza del mondo. La poesia, ha aggiunto, può diventare uno spazio di libertà, un modo per trovare una via d’uscita dalle «gabbie della vita».
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Il Premio Letterario Nazionale «Galbiate», promosso dal Comune attraverso l’Assessorato alla Cultura, conferma così la propria attenzione alla produzione poetica contemporanea e a un panorama letterario che supera i confini locali. La partecipazione di autori provenienti da diverse parti d’Italia e il lavoro di una giuria composta da poeti e studiosi testimoniano la volontà di consolidare un appuntamento che, edizione dopo edizione, continua a mettere al centro la scrittura e la pluralità delle sue forme.
G.D.
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