60 anni della strada Inesio - Mornico: una storia... internazionale

Dal taglio del nastro sono passati 60 anni. I coniugi Massimo Lazzari e Wilma Milani, entrambi insegnanti in pensione, hanno ideato una mostra dedicata alla realizzazione della strada Inesio-Mornico, con l’intento di riportare alla memoria una vicenda importante per la storia del territorio e per la vita delle comunità della Muggiasca. 
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Attraverso documenti e testimonianze, l’esposizione - che verrà allestita in occasione della tradizionale castagnata prevista nel fine settimana - offre l’occasione per riscoprire le tappe di un’opera che, sessant’anni fa, contribuì a superare l’isolamento delle frazioni montane, segnando un passaggio fondamentale per il loro sviluppo. Nei primi anni Sessanta del Novecento, da Vendrogno le frazioni della Muggiasca erano raggiungibili soltanto attraverso le mulattiere. Una condizione che rendeva difficili gli spostamenti e i collegamenti con il fondovalle, contribuendo a mantenere il territorio in una situazione di isolamento e limitando le possibilità di sviluppo economico e sociale. 
Per superare queste difficoltà, il Comune si attivò con un progetto realizzato «in economia», volto a costruire i pochi chilometri di strada necessari per raggiungere Mornico e quindi Narro, frazione di Casargo. La Muggiasca era infatti un’area montana interna, priva di risorse proprie sufficienti per sostenere un’opera tanto importante, ma la realizzazione della strada rappresentava una necessità imprescindibile per migliorare le condizioni di vita degli abitanti, favorire le attività economiche e contrastare l’emigrazione verso località in cui le opportunità occupazionali erano più promettenti. 
Il progetto venne affidato al geometra Bergami di Bellano, mentre per finanziare i lavori fu necessario ricorrere a diverse fonti di sostegno: i contributi della Prefettura, della Camera di Commercio di Como e del B.I.M., oltre a un mutuo acceso dal Comune. 
Nonostante gli sforzi dell’amministrazione, per riuscire a portare a termine l’opera si rese necessario trovare ulteriori forme di collaborazione. Fu così che, grazie all’interessamento degli onorevoli Calvetti e Bonaiti e all’intervento dell’Azienda di Cura e Soggiorno di Lecco, si riuscì ad accedere ai cantieri di lavoro del Servizio Civile Internazionale (SCI), organizzazione con sede in Svizzera che promuoveva iniziative di volontariato e cooperazione tra persone di diversi Paesi. 
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Nel 1966 e nel 1967, volontari provenienti da Argentina, Belgio, Cecoslovacchia, Danimarca, Francia, Inghilterra, Irlanda, Italia, Olanda, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica, Svezia e Svizzera si alternarono nei tre turni dei campi di lavoro organizzati sul territorio, contribuendo concretamente alla realizzazione della strada. La loro presenza rappresentò un esempio significativo di solidarietà internazionale, capace di affiancare l’impegno delle istituzioni e della comunità locale in un progetto destinato a incidere profondamente sulla vita delle frazioni. I campi di lavoro costituivano infatti uno dei principali strumenti d’azione del Servizio Civile Internazionale ed erano nati negli anni Venti del Novecento come risposta pacifista e non violenta alla tragedia della Prima guerra mondiale. Attraverso piccoli progetti, generalmente della durata massima di un mese, volontari provenienti da ogni parte del mondo si incontravano per lavorare insieme a favore delle comunità, mettendo in pratica i valori della pace, della solidarietà internazionale e della lotta alle disuguaglianze e all’oppressione. Ogni anno erano circa diecimila le persone coinvolte in queste esperienze, nelle quali il lavoro diventava uno strumento concreto di cooperazione e di incontro tra culture differenti. 
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Anche la strada della Muggiasca si inserì in questo percorso, trasformandosi in un’occasione di collaborazione tra amministratori, istituzioni, abitanti e giovani volontari arrivati da lontano.
A sessant’anni da quella stagione di impegno, la mostra organizzata da Massimo Lazzari e Wilma Milani rappresenta un’importante occasione per mantenere viva la memoria di una vicenda collettiva che ha contribuito a cambiare il volto del territorio. Ricordare la realizzazione della strada significa ripercorrere una storia nella quale la necessità di superare l’isolamento di un’area montana si intrecciò con la capacità di mobilitare risorse, costruire alleanze e coinvolgere persone unite da un obiettivo comune.
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Quella strada non rappresentò soltanto un collegamento tra località, ma un investimento sul futuro della Muggiasca, sulle possibilità di sviluppo delle sue frazioni e sulla permanenza delle comunità sul territorio. Dietro la sua realizzazione vi furono la determinazione dell’amministrazione comunale, il sostegno degli enti finanziatori e il contributo prezioso dei volontari internazionali, la cui presenza testimonia ancora oggi come la solidarietà e la cooperazione possano trasformare un progetto locale in un’esperienza dal significato più ampio.
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Una storia che merita di essere ricordata perché racconta non soltanto la costruzione di una strada, ma anche la volontà di una comunità di uscire dall’isolamento e guardare con fiducia al proprio futuro. 
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Appuntamento dunque a domenica 18 ottobre in zona manifestazioni, dalle 10 per visitare la mostra e a seguire il pranzo con specialità tipiche con le immancabili caldarroste.
M.A.
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