Lecco: la mia esperienza in sala d’attesa, la il soccorso possiamo definirlo “pronto”?

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Alcune domande in cerca di risposte sul Pronto Soccorso di Lecco, ma non solo

Ore 16,30 sono all'Accettazione del Pronto Soccorso dell'Ospedale di Lecco.
La gentile operatrice mi chiede la tessera sanitaria e qualche info del perché sono lì e poi mi indirizza al Triage.
Bene mi dico, un buon solerte inizio alla faccia di quanto non solo le dicerie affermano riguardo ai PS... e peraltro questo è un PS “ristrutturato”.
Noto subito un cartello che in qualche modo si scusa delle ristrettezze dell'ambiente, segnalate comunque come provvisorie (qualcuno mi dice però che i lavori sarebbero dovuti finire 6 mesi fa ma che in effetti la data reale si può solo immaginare).
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All'operatrice del Triage cerco di spiegare i miei sintomi e mi sento rispondere che non sarebbero da PS. Cortesemente, ben cosciente dell'uso improprio che a volte alcuni ne fanno, insisto in ragione dei seri e fondati dubbi che sottolineo e che non posso risolvere facendomi un'auto diagnosi.
Ore 17 sono nella (angusta) sala d'aspetto direi affollata (mi dicono che di solito c'è di peggio) con il mio braccialetto verde da “Urgenza minore”.
Do un occhio ai tabelloni luminosi, vedo le presenze dei “Pazienti in attesa” e “Pazienti in trattamento” e, visto che certamente avrò del tempo per aspettare, mi ripropongo di annotarmi l'evoluzione dello svolgimento del prezioso servizio scrivendomi un po' di dati. Della serie piccola verifica diretta a fronte di tante dicerie più o meno fondate.
Tra “in trattamento” mi balzano in particolare all'occhio 3 codici Rossi mentre mi annoto diligentemente quelli “In attesa”:
1 Giallo (Urgenza); 10 Azzurri (Urgenza Differita); 9 Verdi (Urgenza Minore); 4 Bianchi (Non Urgenza). Totale 25.
Mi siedo ma dopo almeno 1 ora mi preoccupo un po' perché sento da alcuni “Azzurri” che sono lì da circa le 11,30 ma al contempo mi rassicuro (con qualche dubbio sui criteri di progressione delle visite) per la chiamata di un verde.
In sintesi estrema alle 19,42 inframezzando con qualche scambio di informazioni con altri cortesi “pazienti in attesa”, registro ancora questa situazione: 1 Giallo, 10 Azzurri, 11 Verdi, 4 Bianchi. Totale 26.
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Nel frattempo avevo asetticamente annotato la “Chiamata” di almeno un paio di “Azzurri” che erano comparsi all'improvviso e quindi non presenti appena prima nell'elenco oltre ad un altro codice Verde altrettanto comparso pur con ancora vari Azzurri in elenco. Sempre della serie “quali criteri d'avanzamento?” su cui più d'uno, senza tirare affrettate conclusioni, si stava interrogando.
Avevo pure salutato un paio di persone anziane “Azzurre” con cui avevo fraternizzato (felicemente usciti attorno alle 19 dal Ps a cui erano giunti alle 11,36) e condiviso le sconsolate considerazioni di un gentile signore a cui avevano prospettato, viste le sue condizioni, di passare probabilmente la notte in PS dato che nel reparto d'indirizzo non avevano letti a disposizione. Lo stesso che mi aveva pure detto di un caso di permanenza di ben 4 giorni di un altro paziente in analoga situazione. Tutte cose che ovviamente andrebbero comunque verificate, mi dico.
In sostanza e pur in permanenza dei miei sintomi, seppur leggermente ridotti, e su indicazione di una cortese operatrice alle ore 20 ho avvertito per correttezza il Triage che, autorizzato, me ne andavo (con davanti ancora una decina di Azzurri- il più “vecchio” registrato alle 11,42- e con quell'andamento che avevo direttamente constatato era ben possibile stimare di poter essere visitato, forse e nella miglior delle ipotesi, durante la notte).
Prima di uscire però mi sono permesso di chiedere ad una infermiera, che avevo visto lì seduta quando ero arrivato, un po' preoccupata e pure lei in attesa, il perché fosse ancora lì. Sconsolatamente mi ha risposto che su indicazione dei suoi medici di reparto era scesa al PS perché in uno stato di malessere gli avevano rilevato valori pressostati assai elevati. Era lì dalle 14 e, a mia specifica domanda, non gli avevano neppure somministrato alcunché, lei prevedendo, con un sorriso amaro, addirittura una permanenza al PS fino al mattino.
Ecco ora, senza farla troppo lunga e soprattutto senza tirare affrettate conclusioni, mi piacerebbe porre a chi di dovere (le cosiddette autorità competenti) alcuni semplici interrogativi:
Ma il personale del PS (che definirei coraggioso) è correttamente dimensionato? Pur sapendo che quello dei PS è un problema nazionale cosa si fa concretamente a livello locale (provinciale e regionale) per migliorare le condizioni del servizio in una regione che peraltro si ritiene d'Eccellenza? Così pure sempre a livello locale che importi vengono finalizzati al settore privato rispetto a quello pubblico e se e come in realtà si sta cercando di invertire la tendenziale allocazione a vantaggio del primo?
Vedo pure che non mancano lodevoli iniziative di ordine particolare, pur suscettibili di qualche movente mediatico,  ma per la gestione “ordinaria” di importanti servizi base come il PS (ma non solo) cosa si fa e soprattutto come vengono effettivamente monitorate le più che auspicabili strategie migliorative a partire dal livello provinciale?
Mi piacerebbe pure chiedere, per fare un altro esempio, se il decantato Centro Unico Lombardo di Prenotazione (con anche quest'ultima “cabina di regia”) sia quello che da non poco tempo è in funzione, visto che sembra essere presentato quasi come una novità.
Mi fermo qui ricordando anche quanto ho letto riguardo l'interessante e assai partecipato incontro svoltosi recentemente a Merate con la qualificata presenza del dottor Vittorio Agnoletto  e al successivo e un po' sconsolato commento del Direttore di Merateonline Brambilla, sempre, con tutta la Redazione, in prima fila nell'assai condivisibile difesa dell'Ospedale Mandic (una vera e propria cartina tornasole con cui misurare le effettive volontà di porre rimedio all'impoverimento della sanità Pubblica anche in Provincia).
Ma il DG Trivelli, pur a quanto si legge quasi in partenza, che partita sta giocando?
Germano Bosisio
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