Lecco, dove il paesaggio resiste: una domenica a Cavagna
Avvolte dalle brume invernali, le case di Cavagna, alle pendici del monte Melma, danno ancora più l’idea di essere un luogo magico, balzato fuori all’improvviso dai tempi andati, nonostante stia poco sopra il groviglio di case dell’abitato lecchese. Ed è uno degli incanti che il paesaggio di Lecco sa ancora darci nonostante il caotico sviluppo dell’ultimo secolo, uno degli angoli incontaminati che ha resistito e ancora resiste.

Questa mattina (domenica 25 gennaio) ad accompagnare i lecchesi a “scoprire” quel vecchio nucleo – per alcuni del tutto sconosciuto – è stata l’associazione Giuseppe Bovara che, una quindicina di giorni fa aveva lanciato l’allarme sul futuro della località.

Secondo l’associazione culturale, infatti, il nuovo piano di governo del territorio, lo strumento che programma lo sviluppo urbanistico della città, in fase di elaborazione definitiva consentiva nuove costruzioni che avrebbero snaturato il contesto agricolo. Parliamo al passato perché - dopo due settimane di dibattito, giustificazioni, puntualizzazioni da parte del sindaco e le inevitabili polemiche politiche e di una raccolta di fime on line sottoscritta da oltre cinquemila persone – proprio alla viglia della passeggiata di Cavagna e cioè ieri pomeriggio, i capogruppo della maggioranza consiliare diffondevano un comunicato – invero un po’ sibillino – annunciando la presentazione di emendamenti volti appunto a bloccare nuovi interventi edilizi a Cavagna.

L’escursione domenicale promossa dalla ''Bovara'' era peraltro rivolta proprio ai consiglieri comunali, chiamati proprio nei prossimi giorni a discutere e a votare il piano urbanistico, ai candidati sindaco alle prossime elezioni amministrative (presenti oggi l’uscente Mauro Gattinoni e, tra gli sfidanti, il solo Mauro Fumagalli di ''Orizzonte per Lecco''), affinché si rendessero conto della particolarità di quel paesaggio. Tre anni fa, era stato anche il Fai lecchese a proporre il paesaggio rurale di Cavagna e di Sant’Egidio alla Bonacina quale luogo del cuore, raccogliendo circa 8mila voti.
Proprio il sindaco Gattinoni ha spiegato come, delle cinquecento osservazioni al piano del territorio depositate nelle scorse settimane in Comune, sono una decina quella che in qualche modo riguardano Cavagna. Se ne parlerà in consiglio comunale, con sedute fiume, per l’intera settimana, da domani fino a domenica 1° febbraio.
''Io abitavo nel vecchio nucleo Malnago – ha detto il sindaco – e abbiamo visto cosa vi è stato costruito attorno per pura speculazione edilizia. Lo stesso stava succedendo per Falghera e lo stiamo bloccando. Perché la salvaguardia della media montagna per noi è fondamentale. Le architetture rurali sono un patrimonio da difendere''.

E’ stato l’unico accenno politico. Del resto, gli stessi organizzatori dell’iniziativa avevano preavvertito che si sarebbe parlato solo di aspetti culturali, lasciando il dibattito politico ad altre sedi, per evitare che la mattinata potesse trasformarsi in un palcoscenico per un dibattito polemico per i vari esponenti politici presenti.
Ad accompagnare i partecipanti sono stati l’ingegnere e storico Francesco D’Alessio, il presidente dell’associazione Pietro Dettamanti e l’architetto Paolo Colombo (noto anche per essere presidente dell’Officina Ghislanzoni).

Colombo ha illustrato la formazione geologica della zona; gli antichi ghiacciai, la montagnetta di ghiaia che si sono lasciati alle spalle e il lavoro incessanti dei torrenti Gerenzone da una parte e Caldone dall’altra: ''Ma non si può parlare solo di prati: questo è l’ultimo brandello del paesaggio rurale lecchese. Un paesaggio artificiale, un paesaggio umano, perché creato dall’uomo con i suoi interventi e che per essere mantenuto ha ancora bisogno dell’intervento dell’uomo. Bisogna individuare come''.

Dettamanti ha invece ricordato come risalgano addirittura al Trecento i primi documenti notarili in cui si attesta la presenza dell’abitato di Cavagna, per poi soffermarsi sulla celebre mappa topografica delle Pieve di Lecco dell’inizio del Seicento in cui si segnala la località Cavagna che all’epoca faceva riferimento alla chiesa di San Giovanni, peraltro non ancora eretta parrocchia.
D’Alessio ha invece raccontato la storia della casa più ''signorile'' all’interno del nucleo con il portone d’ingresso risalente al Settecento sormontato da un’edicola votiva affrescata. La casa apparteneva al mercante Pietro Valsecchi in affari con Pietro Manzoni, il padre di Alessandro Manzoni. Ecco, perché anche Cavagna può essere a pieno titolo nella mappa dei luoghi manzoniani, quelli ''veri'', non quelli inventati nel corso dell’Ottocento.

Tra le altre cose, Cavagna è anche punto di partenza di sentieri che conducono alla Bressanella e a Montalbano. ''Vecchie mulattiere – ha precisato Colombo – che un tempo servivano per lavorare queste terre. Molte andrebbero risistemate, come si è deciso di fare con il Cai per la Strada Mandria che da Cereda conduce in Valsassina e che era ormai in condizioni disastrose''.
Durante la passeggiata, Gianfranco Scotti ha letto il celebre brano manzoniano dell’Addio Monti, mentre la conclusione è stata affidata alle note della violoncellista Mariantonietta Puggioni.
Questa mattina (domenica 25 gennaio) ad accompagnare i lecchesi a “scoprire” quel vecchio nucleo – per alcuni del tutto sconosciuto – è stata l’associazione Giuseppe Bovara che, una quindicina di giorni fa aveva lanciato l’allarme sul futuro della località.
Francesco D'Alessio
Secondo l’associazione culturale, infatti, il nuovo piano di governo del territorio, lo strumento che programma lo sviluppo urbanistico della città, in fase di elaborazione definitiva consentiva nuove costruzioni che avrebbero snaturato il contesto agricolo. Parliamo al passato perché - dopo due settimane di dibattito, giustificazioni, puntualizzazioni da parte del sindaco e le inevitabili polemiche politiche e di una raccolta di fime on line sottoscritta da oltre cinquemila persone – proprio alla viglia della passeggiata di Cavagna e cioè ieri pomeriggio, i capogruppo della maggioranza consiliare diffondevano un comunicato – invero un po’ sibillino – annunciando la presentazione di emendamenti volti appunto a bloccare nuovi interventi edilizi a Cavagna.
Gianfranco Scotti
L’escursione domenicale promossa dalla ''Bovara'' era peraltro rivolta proprio ai consiglieri comunali, chiamati proprio nei prossimi giorni a discutere e a votare il piano urbanistico, ai candidati sindaco alle prossime elezioni amministrative (presenti oggi l’uscente Mauro Gattinoni e, tra gli sfidanti, il solo Mauro Fumagalli di ''Orizzonte per Lecco''), affinché si rendessero conto della particolarità di quel paesaggio. Tre anni fa, era stato anche il Fai lecchese a proporre il paesaggio rurale di Cavagna e di Sant’Egidio alla Bonacina quale luogo del cuore, raccogliendo circa 8mila voti.
Proprio il sindaco Gattinoni ha spiegato come, delle cinquecento osservazioni al piano del territorio depositate nelle scorse settimane in Comune, sono una decina quella che in qualche modo riguardano Cavagna. Se ne parlerà in consiglio comunale, con sedute fiume, per l’intera settimana, da domani fino a domenica 1° febbraio.
''Io abitavo nel vecchio nucleo Malnago – ha detto il sindaco – e abbiamo visto cosa vi è stato costruito attorno per pura speculazione edilizia. Lo stesso stava succedendo per Falghera e lo stiamo bloccando. Perché la salvaguardia della media montagna per noi è fondamentale. Le architetture rurali sono un patrimonio da difendere''.
Il sindaco Mauro Gattinoni
E’ stato l’unico accenno politico. Del resto, gli stessi organizzatori dell’iniziativa avevano preavvertito che si sarebbe parlato solo di aspetti culturali, lasciando il dibattito politico ad altre sedi, per evitare che la mattinata potesse trasformarsi in un palcoscenico per un dibattito polemico per i vari esponenti politici presenti.
Ad accompagnare i partecipanti sono stati l’ingegnere e storico Francesco D’Alessio, il presidente dell’associazione Pietro Dettamanti e l’architetto Paolo Colombo (noto anche per essere presidente dell’Officina Ghislanzoni).
Maria Antonietta Puggioni
Colombo ha illustrato la formazione geologica della zona; gli antichi ghiacciai, la montagnetta di ghiaia che si sono lasciati alle spalle e il lavoro incessanti dei torrenti Gerenzone da una parte e Caldone dall’altra: ''Ma non si può parlare solo di prati: questo è l’ultimo brandello del paesaggio rurale lecchese. Un paesaggio artificiale, un paesaggio umano, perché creato dall’uomo con i suoi interventi e che per essere mantenuto ha ancora bisogno dell’intervento dell’uomo. Bisogna individuare come''.
Paolo Colombo
Dettamanti ha invece ricordato come risalgano addirittura al Trecento i primi documenti notarili in cui si attesta la presenza dell’abitato di Cavagna, per poi soffermarsi sulla celebre mappa topografica delle Pieve di Lecco dell’inizio del Seicento in cui si segnala la località Cavagna che all’epoca faceva riferimento alla chiesa di San Giovanni, peraltro non ancora eretta parrocchia.
D’Alessio ha invece raccontato la storia della casa più ''signorile'' all’interno del nucleo con il portone d’ingresso risalente al Settecento sormontato da un’edicola votiva affrescata. La casa apparteneva al mercante Pietro Valsecchi in affari con Pietro Manzoni, il padre di Alessandro Manzoni. Ecco, perché anche Cavagna può essere a pieno titolo nella mappa dei luoghi manzoniani, quelli ''veri'', non quelli inventati nel corso dell’Ottocento.
Pietro Dettamanti
Tra le altre cose, Cavagna è anche punto di partenza di sentieri che conducono alla Bressanella e a Montalbano. ''Vecchie mulattiere – ha precisato Colombo – che un tempo servivano per lavorare queste terre. Molte andrebbero risistemate, come si è deciso di fare con il Cai per la Strada Mandria che da Cereda conduce in Valsassina e che era ormai in condizioni disastrose''.
Durante la passeggiata, Gianfranco Scotti ha letto il celebre brano manzoniano dell’Addio Monti, mentre la conclusione è stata affidata alle note della violoncellista Mariantonietta Puggioni.
D.C.





















