Lecco: anticipata la commemorazione allo stadio gli ufficiali della RSI fucilati nel ‘45

Contrordine: anticipata di un giorno la commemorazione degli ufficiali della RSI fucilati allo stadio il 28 aprile 1945. «Per evitare polemiche e contrapposizioni» ha detto Antonio Pasquini, esponente di Fratelli d’Italia, sindaco di Casargo e consigliere provinciale, ancora in prima fila nell’organizzazione della commemorazione, nonostante le polemiche dello scorso anno.
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Con lui in via Pascoli anche il collega Luca Caremi, assessore leghista alla sicurezza a Calolzio e a sua volta consigliere a Villa Locatelli sui banchi dalla maggioranza.
Il riferimento di Pasquini era all’iniziativa organizzata per questo pomeriggio dell’Anpi (l’associazione partigiani) lecchese dopo che nei giorni scorsi aveva posto una targa che ricostruisce “la battaglia per la liberazione” di Lecco, è proprio sotto la lapide che ricorda gli ufficiali della Repubblica sociale fucilati.
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La commemorazione si è dunque svolta ieri sera con la partecipazione di una ventina di persone. La voce era comunque girata e all’appuntamento si è presentata anche una cinquantina di contestatori tenuti a debita distanza dalla polizia e che ha scandito slogan per l’intera durata della manifestazione. 
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Nell’aprire la commemorazione, Pasquini ha letto alcuni passi dell’intervento di Luciano Violante quando nel maggio del 1996 si insediò quale presidente della Camera dei deputati e tra le altre cose disse: «Mi chiedo se l’Italia di oggi non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri; non perché avessero ragione o perché bisogna sposare, per convenienze non ben decifrabili, una storia di inaccettabile parificazione tra le parti, bensì perché occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà. Questo sforzo a distanza di mezzo secolo, aiuterebbe a cogliere la complessità del nostro paese, a costruire la Liberazione come valore di tutti gli italiani, a determinare i confini di un sistema politico nel quale ci si riconosce per il semplice fatto di vivere in questo Paese, di battersi per il suo futuro, di amarlo, di volerlo più prospero e sereno».
«Un invito alla pacificazione - la chiosa di Pasquini – che a trent’anni di distanza non è stato ancora raccolto».
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Successivamente è intervenuto Simone Fabrizio, che ha letto un brano del libro “Atmosfere nere” scritto da Mario Michele Merlino, scrittore e figura controversa, coinvolto nelle indagini sulla strage di piazza Fontana a Milano nel 1969. Nel suo libro, pubblicato nel 2011 dalle Edizioni Settimo Sigillo e nel quale si parla anche dell’episodio della fucilazione lecchese e in particolare di Mila Bernardini, figlia di Bernardino, uno degli ufficiali della RSI giustiziati allo stadio, «vittima di una fucilazione ingiusta» ha detto Fabrizio riproponendo l’argomentazione di un’esecuzione avvenuta «a guerra finita». 
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Lo stesso Fabrizio ha poi definito uno sconcio la targa apposta dall’Anpi, «uno sconcio usato per fini elettorali, una targa piena di falsità e strumentalizzazioni».
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Agli interventi è poi seguito un minuto di silenzio, dopo di che è stata posta una corona di fiori, il più in alto possibile per evitare che qualcuno potesse strapparla con facilità.

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Pasquini ha poi invitato il gruppo a sciogliersi, molto attento a evitare che qualcuno si lasciasse andare a qualche gesto nostalgico. Finita la cerimonia, verso le 20,30, anche i contestatori se ne sono andati.
Come anticipato, quest'oggi, con partenza alle ore 17.00 dal parco 7 Marzo, in corso Matteotti, è prevista la manifestazione dell'Anpi. Annullato invece il secondo corteo di protesta organizzato dalla Rete antifascista.
D.C.
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