Alberto Anghileri fuori dal consiglio. «Grandi scelte, nessun errore Pagati i disagi dei cantieri»
Dopo dieci anni, resta fuori dal consiglio comunale lecchese anche Alberto Anghileri, tra i primissimi obiettori di coscienza italiani con tanto di carcere militare, operaio, un lungo impegno sindacale con la segreteria generale della Fiom e della Cgil lecchesi, esponente di punta di quella che oggi si chiama Allenza Verdi e Sinistra. Era stato eletto per la prima volta in Consiglio nel 2015, unico rappresentante della lista “Con la Sinistra cambia Lecco”, in quella tornata elettorale e nei successivi cinque anni all’opposizione dell’amministrazione di Virginio Brivio. È stato riconfermato poi nel 2020, in quell’occasione parte del centrosinistra e quindi con il sindaco Mauro Gattinoni per l’intero mandato, con il suo partito a esprimere un assessore, quell’Emanuele Manzoni alla guida del settore sociale e che, con le sue 413 preferenze, è il secondo candidato in assoluto per numero di consensi personali (il primo è il leghista Carlo Piazza, con 545). E sarà, Manzoni, l’unico consigliere comunale di Avs.

In realtà, Anghileri non sarebbe entrato nelle assise municipali neppure in caso di vittoria di Mauro Gattinoni: in quel caso Avs avrebbe eletto tre consiglieri e Anghileri si è posizionato quinto per preferenze. Non se ne cruccia: «Da parte mia non c’è nessun problema a restare fuori dal consiglio comunale. Abbiamo lavorato per formare dei giovani. E il risultato ottenuto da Emanuele Manzoni dimostra che quel lavoro è stato fatto bene.»
In quanto al giudizio generale sulla bocciatura da parte dei lecchesi di un secondo mandato per Gattinoni e la sua maggioranza, Anghileri dice di avere maturato la certezza della sconfitta già di fronte ai risultati del primo turno: «I dati di due settimane fa mi hanno fatto capire che al ballottaggio non ce l’avremmo fatta. Ancora una volta, il voto dei lecchesi dimostra che la città è nettamente divisa in due, oltre al fatto che c’è un 40% di elettori che preferisce non andare a votare. Ciò che mi preoccupa, invece, è che tutto quanto abbiamo fatto di buono in questi anni adesso se lo intesterà il centrodestra: il lungolago, il teatro, la Villa Manzoni, l’asilo nido a Bonacina. D’altronde, così è la politica…»
Secondo Anghileri, inoltre, non ci sarebbero nemmeno errori da parte dell’amministrazione Gattinoni a giustificare la sconfitta: «Sulle grandi scelte non abbiamo commesso errori. C’è stata la congiuntura del Pnnr (il Piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato dall’Unione europea dopo la pandemia di covid) che ha portato molti soldi in città che andavano spesi entro un certo periodo di tempo pena la perdita. Ciò ha comportato l’apertura di numerosi cantieri e questo ha provocato inevitabilmente qualche disagio. Ma era giusto fare quei lavori. Inoltre, su alcune scelte che condivido come quella di una città per le persone e non per le auto, sono necessari tempi lunghi perché vengano compreso. Così come per certe opere, l’amministrazione pubblica è decisamente più lenta rispetto al privato: prevedi sei mesi di lavori e poi per qualche ostacolo burocratico, impieghi un anno e mezzo… No, credo che sulle grandi scelte non abbiamo sbagliati. Magari non siamo stati capaci di comunicarlo ai cittadini? Mah.»
In realtà, Anghileri non sarebbe entrato nelle assise municipali neppure in caso di vittoria di Mauro Gattinoni: in quel caso Avs avrebbe eletto tre consiglieri e Anghileri si è posizionato quinto per preferenze. Non se ne cruccia: «Da parte mia non c’è nessun problema a restare fuori dal consiglio comunale. Abbiamo lavorato per formare dei giovani. E il risultato ottenuto da Emanuele Manzoni dimostra che quel lavoro è stato fatto bene.»
In quanto al giudizio generale sulla bocciatura da parte dei lecchesi di un secondo mandato per Gattinoni e la sua maggioranza, Anghileri dice di avere maturato la certezza della sconfitta già di fronte ai risultati del primo turno: «I dati di due settimane fa mi hanno fatto capire che al ballottaggio non ce l’avremmo fatta. Ancora una volta, il voto dei lecchesi dimostra che la città è nettamente divisa in due, oltre al fatto che c’è un 40% di elettori che preferisce non andare a votare. Ciò che mi preoccupa, invece, è che tutto quanto abbiamo fatto di buono in questi anni adesso se lo intesterà il centrodestra: il lungolago, il teatro, la Villa Manzoni, l’asilo nido a Bonacina. D’altronde, così è la politica…»
Secondo Anghileri, inoltre, non ci sarebbero nemmeno errori da parte dell’amministrazione Gattinoni a giustificare la sconfitta: «Sulle grandi scelte non abbiamo commesso errori. C’è stata la congiuntura del Pnnr (il Piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato dall’Unione europea dopo la pandemia di covid) che ha portato molti soldi in città che andavano spesi entro un certo periodo di tempo pena la perdita. Ciò ha comportato l’apertura di numerosi cantieri e questo ha provocato inevitabilmente qualche disagio. Ma era giusto fare quei lavori. Inoltre, su alcune scelte che condivido come quella di una città per le persone e non per le auto, sono necessari tempi lunghi perché vengano compreso. Così come per certe opere, l’amministrazione pubblica è decisamente più lenta rispetto al privato: prevedi sei mesi di lavori e poi per qualche ostacolo burocratico, impieghi un anno e mezzo… No, credo che sulle grandi scelte non abbiamo sbagliati. Magari non siamo stati capaci di comunicarlo ai cittadini? Mah.»
D.C.




















