Lecco: la volta del Teatro Sociale ''non è più di Orlando Sora''. Parte una petizione
È stato uno degli interventi più delicati tra i lavori di restauro del Teatro della Società: il distacco (e la successiva ricollocazione) dell’acrilico dipinto da Orlando Sora sulla volta per consentire la rimozione del manto d’amianto. Un intervento che, al pubblico comune, appare riuscito. Meno a un occhio più esperto. Così, ora, c’è una petizione online (attraverso il canale di change.org) che chiede di ''ricontestualizzare'' l’opera.
La raccolta di firme è promossa da Giovanna Rotondo che a lungo fu la modella di Sora ed è indirizzata alla nuova amministrazione comunale guidata da Filippo Boscagli.
Una ''questione'' che si aggiunge al problema del mancato collaudo dopo i lavori di ristrutturazione e della causa al Comune intentata dall’impresa che ha eseguito gli interventi peraltro non completati nonostante il teatro sia stato riaperto al pubblico: circostanze che hanno alimentato non poche polemiche contro la giunta uscente di Mauro Gattinoni nel corso dall’appena conclusa campagna elettorale.
Secondo la petizione, quell’acrilico non può più essere indicato semplicemente come ''il dipinto di Orlando Sora'' ma dovrebbe essere definito come ''frammenti del dipinto ricomposti e ridipinti dopo il restauro''.
Rotondo dice che l’iniziativa non ha alcun intento polemico, rilevando come la rimozione dell’amianto fosse intervento necessario. Per quanto forse ci si sarebbe potuto pensare a suo tempo, negli anni Settanta del Novecento, quando il Comune decise di affidare a Sora l’incarico di dipingere la vola del Sociale. Vero è che, allora, non vi era ancora una completa consapevolezza sui danni causati da quel materiale ignifugo che i Vigli del fuoco vollero fosse steso sul soffitto quando, nella seconda metà degli anni Sessanta, la struttura venne recuperata dal degrado in cui ormai era precipitata (tanto che se ne ipotizzò addirittura l’abbattimento) e riaperta al pubblico.
Nelle intenzioni originarie, tra l’altro, quello di Sora avrebbe dovuto essere un affresco, ma proprio la presenza dell’amianto impediva il ricorso a quella tecnica, così che il pittore lecchese propendé per l’acrilico.
''Il teatro della vita'' – questo il titolo dell’opera – venne realizzato nel 1979 e viene considerato il testamento artistico di Orlando Sora. Il pittore sarebbe infatti deceduto nel 1981: nato nel 1903 a Fano, nel 1931 si era trasferito Lecco dove aveva deciso di restare, ''rinchiudersi'' in una città che lo venerava. E l’opera del Sociale rappresentava infatti la consacrazione definitiva di questo forte legame.
Peraltro, dopo le prime pennellate, Sora pare volesse ritirarsi, proprio per le difficoltà tecniche e l’amianto che gli si polverizzava attorno. Viene ricordato anche nella stessa petizione: ''Il dipinto originale fu il frutto di un enorme sacrificio fisico. Lavorò per mesi sull'impalcatura, in condizioni particolarmente difficili, a stretto contatto con materiali che oggi sappiamo essere altamente nocivi''.
L’artista venne convinto a continuare e terminò l’opera.
Nell’ambito degli interventi di restauro e rimessa in sicurezza della struttura effettuati negli anni scorsi, come detto, si è proceduto anche alla rimozione del manto d’amianto e quindi al distacco ella ricollocazione del dipinto. Operazione i cui risultati lascia interdetti Rotondo e gli altri promotori della petizione: ''I recenti e inderogabili lavori di bonifica – si legge infatti - hanno comportato il taglio delle figure e specifici trattamenti per liberarle dalle fibre di amianto; la successiva ricomposizione, con evidenti incollature e ridipinture che cercano di imitare la mano del maestro, ha inevitabilmente trasformato l’aspetto originario dell’opera. Di conseguenza, il dipinto oggi visibile sulla volta del teatro si presenta difforme da quello realizzato da Orlando Sora nel 1979, essendone stata modificata l’impronta esecutiva iniziale''.
Ed è per questo motivo che appunto si chiede una diversa ''narrazione''. Recita infatti la petizione: ''La paternità ufficiale non può più essere indicata semplicemente come "il dipinto di Orlando Sora", ma deve essere correttamente definita come "Frammenti del dipinto di Orlando Sora, ricomposti e ridipinti dopo il restauro" (o formula equivalente)''. Viene inoltre richiesta ''l'accessibilità alla documentazione e confronto. Venga resa stabilmente fruibile al pubblico all'interno del teatro (tramite schermo o QR code) la documentazione fotografica dell'opera precedente ai lavori, consentendo di ammirare il dipinto nella sua configurazione primitiva''.
Concludono i promotori: ''Chiedere questo significa rispettare il lavoro di Orlando Sora e garantire al pubblico una corretta comprensione della storia dell’opera. Significa permettere, a chi osserva oggi la volta del teatro, di conoscere non soltanto ciò che è visibile dopo il restauro, ma anche il dipinto che l’artista realizzò nel 1979 e che le fotografie storiche documentano integralmente nella sua originaria bellezza. Al di là di ogni valutazione sul risultato finale, riteniamo che il pubblico abbia il diritto di conoscere la storia dell'opera e di vederne la documentazione precedente ai lavori''.
Per visualizzare il testo della petizione clicca QUI
La raccolta di firme è promossa da Giovanna Rotondo che a lungo fu la modella di Sora ed è indirizzata alla nuova amministrazione comunale guidata da Filippo Boscagli.
Una ''questione'' che si aggiunge al problema del mancato collaudo dopo i lavori di ristrutturazione e della causa al Comune intentata dall’impresa che ha eseguito gli interventi peraltro non completati nonostante il teatro sia stato riaperto al pubblico: circostanze che hanno alimentato non poche polemiche contro la giunta uscente di Mauro Gattinoni nel corso dall’appena conclusa campagna elettorale.
Secondo la petizione, quell’acrilico non può più essere indicato semplicemente come ''il dipinto di Orlando Sora'' ma dovrebbe essere definito come ''frammenti del dipinto ricomposti e ridipinti dopo il restauro''.
Giovanna Rotondo dipinta da Sora
Rotondo dice che l’iniziativa non ha alcun intento polemico, rilevando come la rimozione dell’amianto fosse intervento necessario. Per quanto forse ci si sarebbe potuto pensare a suo tempo, negli anni Settanta del Novecento, quando il Comune decise di affidare a Sora l’incarico di dipingere la vola del Sociale. Vero è che, allora, non vi era ancora una completa consapevolezza sui danni causati da quel materiale ignifugo che i Vigli del fuoco vollero fosse steso sul soffitto quando, nella seconda metà degli anni Sessanta, la struttura venne recuperata dal degrado in cui ormai era precipitata (tanto che se ne ipotizzò addirittura l’abbattimento) e riaperta al pubblico.
Nelle intenzioni originarie, tra l’altro, quello di Sora avrebbe dovuto essere un affresco, ma proprio la presenza dell’amianto impediva il ricorso a quella tecnica, così che il pittore lecchese propendé per l’acrilico.
L'acrilico prima del restauro
''Il teatro della vita'' – questo il titolo dell’opera – venne realizzato nel 1979 e viene considerato il testamento artistico di Orlando Sora. Il pittore sarebbe infatti deceduto nel 1981: nato nel 1903 a Fano, nel 1931 si era trasferito Lecco dove aveva deciso di restare, ''rinchiudersi'' in una città che lo venerava. E l’opera del Sociale rappresentava infatti la consacrazione definitiva di questo forte legame.
Peraltro, dopo le prime pennellate, Sora pare volesse ritirarsi, proprio per le difficoltà tecniche e l’amianto che gli si polverizzava attorno. Viene ricordato anche nella stessa petizione: ''Il dipinto originale fu il frutto di un enorme sacrificio fisico. Lavorò per mesi sull'impalcatura, in condizioni particolarmente difficili, a stretto contatto con materiali che oggi sappiamo essere altamente nocivi''.
L’artista venne convinto a continuare e terminò l’opera.
L'acrilico dopo l'intervento
Nell’ambito degli interventi di restauro e rimessa in sicurezza della struttura effettuati negli anni scorsi, come detto, si è proceduto anche alla rimozione del manto d’amianto e quindi al distacco ella ricollocazione del dipinto. Operazione i cui risultati lascia interdetti Rotondo e gli altri promotori della petizione: ''I recenti e inderogabili lavori di bonifica – si legge infatti - hanno comportato il taglio delle figure e specifici trattamenti per liberarle dalle fibre di amianto; la successiva ricomposizione, con evidenti incollature e ridipinture che cercano di imitare la mano del maestro, ha inevitabilmente trasformato l’aspetto originario dell’opera. Di conseguenza, il dipinto oggi visibile sulla volta del teatro si presenta difforme da quello realizzato da Orlando Sora nel 1979, essendone stata modificata l’impronta esecutiva iniziale''.

Giovanna Rotondo
Ed è per questo motivo che appunto si chiede una diversa ''narrazione''. Recita infatti la petizione: ''La paternità ufficiale non può più essere indicata semplicemente come "il dipinto di Orlando Sora", ma deve essere correttamente definita come "Frammenti del dipinto di Orlando Sora, ricomposti e ridipinti dopo il restauro" (o formula equivalente)''. Viene inoltre richiesta ''l'accessibilità alla documentazione e confronto. Venga resa stabilmente fruibile al pubblico all'interno del teatro (tramite schermo o QR code) la documentazione fotografica dell'opera precedente ai lavori, consentendo di ammirare il dipinto nella sua configurazione primitiva''.

Sora mentre dipinge la volta
Concludono i promotori: ''Chiedere questo significa rispettare il lavoro di Orlando Sora e garantire al pubblico una corretta comprensione della storia dell’opera. Significa permettere, a chi osserva oggi la volta del teatro, di conoscere non soltanto ciò che è visibile dopo il restauro, ma anche il dipinto che l’artista realizzò nel 1979 e che le fotografie storiche documentano integralmente nella sua originaria bellezza. Al di là di ogni valutazione sul risultato finale, riteniamo che il pubblico abbia il diritto di conoscere la storia dell'opera e di vederne la documentazione precedente ai lavori''.
Per visualizzare il testo della petizione clicca QUI
D.C.




















