Rancio: residente massacrata di botte, imputato assolto

Ripreso dal giudice Martina Beggio perché presentatosi a rendere deposizione in aula con abbigliamento non consono (pantaloncini corti sportivi), l'imputato ha respinto l'accusa di lesioni aggravate dichiarandosi completamente estraneo ai fatti di ottobre 2021, anzi chiarendo che nel momento del parapiglia era solo intervenuto per placare gli animi e allontanare le persone che si stavano accanendo contro una donna.
In compagnia di due amici per festeggiare il compleanno, l'imputato si stava allontanando su Corso di San Michele del Carso, quando aveva visto una "bufera in mezzo alla strada".
Avvicinatosi si era messo di mezzo per spegnere la tensione, riuscendo ad evitare alcuni dei colpi della zuffa in corso ma rimediando una martellata da un oggetto con punta in gomma, brandito da un tunisino. "Ho visto un sacco di ragazzi che poi sono scappati" ha raccontato. "Con i miei amici ci siamo buttati in mezzo per sedare la situazione, la signora (riferendosi alla parte civile) era a terra, allora l'abbiamo aiutata ad alzarsi e l'abbiamo fatta appoggiare a un muretto e le abbiamo raccolto gli occhiali che erano per terra. Sono poi arrivati i vicini di casa che hanno chiamato i carabinieri e ci hanno detto che potevamo andare perché ci avrebbero pensato loro".
Quella notte, infatti, la donna era scesa in strada per far allontanare un gruppetto di giovani che da tempo stazionava nelle pertinenze dello stabile di Rancio in cui vive, con intemperanze e disturbi diventati non più tollerabili. Una iniziativa costatale caro, in quanto aggredita ferocemente a calci, pugni, spinte dai ragazzi di cui tre individuati come i responsabili. A distanza di anni una giovane aveva finito per chiudere la sua posizione patteggiando, un tunisino resosi irreperibile e infine l'imputato odierno comparso davanti al giudice per rendere la sua deposizione, dopo che già alla scorsa udienza erano emersi elementi tali da ipotizzare la sua estraneità.
Chiusa l'istruttoria, il pubblico ministero Caterina Scarselli con una breve requisitoria ha ritenuto così non essere stata raggiunta, oltre ogni ragionevole dubbio, la prova della colpevolezza del giovane, viste le contraddizioni emerse nella ricostruzione dei fatti, e ne ha quindi chiesto l'assoluzione in base al secondo comma dell'articolo 530 del codice di procedura penale.
Una richiesta a cui si è associato l'avvocato difensore, Ruggero Panzeri, chiedendo però una assoluzione con formula piena, non essendoci zone grigie nel comportamento del giovane e date le testimonianze a favore circa la sua estraneità.
Da parte sua l'avvocato Marco Possenti, rappresentante la donna aggredita, ha ritirato la costituzione di parte civile.
Dopo una breve camera di consiglio il magistrato ha sentenziato l'assoluzione per il giovane, in base al secondo comma dell'articolo 530.
S.V.
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