Piano alpeggi: abbiamo fatto molto, ma ancora non basta
Nel corso della riunione del gruppo di lavoro regionale "Salvaguardia di pascoli, malghe ed alpeggi. Sostegno all’agricoltura e all’allevamento di montagna", coordinato dal Presidente della Comissione Montagna di Regione Lombardia, Giacomo Zamperini, la Direzione Generale Welfare ha illustrato il Piano Alpeggi 2026 che entra in vigore da oggi, 2 luglio.
"È importante ribadire un principio: il Piano nasce dalle linee guida ministeriali e prova a fare sintesi tra due esigenze che devono camminare insieme, tutela della salute pubblica e riconoscimento del valore della prodizione dei formaggi a latte crudo, delle malghe e degli alpeggi. Chi sale in montagna per tenere gli animali al pascolo, ha una preziosissima funzione ecosistemica e di presidio del territorio. Il piano non vieta la produzione di formaggi a latte crudo, non introduce l’obbligo di pastorizzazione e non mette in discussione le produzioni tradizionali e DOP. L’obiettivo è rendere ancora più sicure eccellenze che rappresentano un patrimonio unico delle nostre terre alte", sottolinea Zamperini.
Il Piano punta a rafforzare la sicurezza delle produzioni casearie di montagna attraverso controlli più mirati, una maggiore attenzione alla qualità dell'acqua utilizzata nelle malghe, un progetto sperimentale di monitoraggio microbiologico durante la stagione d'alpeggio che solleverà i produttori dal sostenere le spese dei campionamenti, percorsi di formazione per gli operatori e l'aggiornamento delle linee guida regionali sulla trasformazione del latte, ferme da oltre venticinque anni. Sul fronte dell’informazione, la vendita di latte crudo e derivati dovrà essere accompagnata da indicazioni chiare per il consumatore, soprattutto rispetto alle categorie più fragili.
"Con il gruppo di lavoro stiamo concentrandoci su tre pilastri fondamentali: autocontrollo dei produttori, informazione e tutela dei consumatori con una consapevolezza maggiore e formazione del produttore affinchè venga accompagnato in un percorso virtuoso. Chi non rispetta nemmeno le regole basilari igienico sanitarie rappresenta un problema per tutta la filiera. Allo stesso tempo, però, i controlli devono essere applicabili, sostenibili e compatibili con la realtà della montagna. Chi lavora in alpeggio non può essere trattato come se operasse in pianura, senza tenere in considerazione anche delle piccole dimensioni di alcune imprese agricole".
In Lombardia i produttori di formaggio a latte crudo sono circa 1300 di cui gli alpeggiatori interessati sono circa 300. Per garantire continuità alle produzioni, Regione Lombardia ha lavorato con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna su una modalità sperimentale che prevede campionamenti delle cagliate ogni dieci giorni durante la permanenza in quota.
"Il campionamento ha un costo significativo, stimato intorno agli 80-100 euro, e per un alpeggiatore può rappresentare un peso economico e logistico non trascurabile. Per questo è importante la disponibilità del servizio veterinario a facilitare il ritiro delle provette ed il progetto sperimentale che partirà dal primo agosto, con costi a carico dell’Istituto Zooprofilattico. In questo modo si tutelano i consumatori, si proteggono i produttori da eventuali rischi sanitari e si raccolgono dati utili per costruire un Piano Alpeggi 2027 ancora più efficace. Entro ottobre si punta infatti ad arrivare a una base di circa 2.000-2.500 controlli complessivi. ", evidenzia Zamperini.
Proprio per affiancare alle attività di controllo un percorso di valorizzazione delle produzioni montane, Zamperini ha presentato al gruppo di lavoro la mozione, di cui è primo firmatario, sulla "Salvaguardia dei formaggi a latte crudo, delle malghe e degli alpeggi lombardi".
"Nel Piano, che necessariamente si concentra soprattutto su controlli e salute pubblica, manca ancora una parte decisiva: sostenibilità economica degli alpeggi, ricambio generazionale, investimenti, valorizzazione commerciale dei formaggi a latte crudo e compensazione dei costi. Su questo lavorerà il gruppo di lavoro, dal quale sono già emerse proposte concrete. Sicurezza e tradizione devono camminare insieme, ma le maggiori tutele per i consumatori non devono ricadere sulle spalle di chi produce latte crudo e tiene vive le nostre montagne. La Lombardia deve essere un modello nazionale: controlli sostenibili, consumatori informati e sostegno concreto a chi lavora in montagna".
"È importante ribadire un principio: il Piano nasce dalle linee guida ministeriali e prova a fare sintesi tra due esigenze che devono camminare insieme, tutela della salute pubblica e riconoscimento del valore della prodizione dei formaggi a latte crudo, delle malghe e degli alpeggi. Chi sale in montagna per tenere gli animali al pascolo, ha una preziosissima funzione ecosistemica e di presidio del territorio. Il piano non vieta la produzione di formaggi a latte crudo, non introduce l’obbligo di pastorizzazione e non mette in discussione le produzioni tradizionali e DOP. L’obiettivo è rendere ancora più sicure eccellenze che rappresentano un patrimonio unico delle nostre terre alte", sottolinea Zamperini.
Il Piano punta a rafforzare la sicurezza delle produzioni casearie di montagna attraverso controlli più mirati, una maggiore attenzione alla qualità dell'acqua utilizzata nelle malghe, un progetto sperimentale di monitoraggio microbiologico durante la stagione d'alpeggio che solleverà i produttori dal sostenere le spese dei campionamenti, percorsi di formazione per gli operatori e l'aggiornamento delle linee guida regionali sulla trasformazione del latte, ferme da oltre venticinque anni. Sul fronte dell’informazione, la vendita di latte crudo e derivati dovrà essere accompagnata da indicazioni chiare per il consumatore, soprattutto rispetto alle categorie più fragili.
"Con il gruppo di lavoro stiamo concentrandoci su tre pilastri fondamentali: autocontrollo dei produttori, informazione e tutela dei consumatori con una consapevolezza maggiore e formazione del produttore affinchè venga accompagnato in un percorso virtuoso. Chi non rispetta nemmeno le regole basilari igienico sanitarie rappresenta un problema per tutta la filiera. Allo stesso tempo, però, i controlli devono essere applicabili, sostenibili e compatibili con la realtà della montagna. Chi lavora in alpeggio non può essere trattato come se operasse in pianura, senza tenere in considerazione anche delle piccole dimensioni di alcune imprese agricole".
In Lombardia i produttori di formaggio a latte crudo sono circa 1300 di cui gli alpeggiatori interessati sono circa 300. Per garantire continuità alle produzioni, Regione Lombardia ha lavorato con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna su una modalità sperimentale che prevede campionamenti delle cagliate ogni dieci giorni durante la permanenza in quota.
"Il campionamento ha un costo significativo, stimato intorno agli 80-100 euro, e per un alpeggiatore può rappresentare un peso economico e logistico non trascurabile. Per questo è importante la disponibilità del servizio veterinario a facilitare il ritiro delle provette ed il progetto sperimentale che partirà dal primo agosto, con costi a carico dell’Istituto Zooprofilattico. In questo modo si tutelano i consumatori, si proteggono i produttori da eventuali rischi sanitari e si raccolgono dati utili per costruire un Piano Alpeggi 2027 ancora più efficace. Entro ottobre si punta infatti ad arrivare a una base di circa 2.000-2.500 controlli complessivi. ", evidenzia Zamperini.
Proprio per affiancare alle attività di controllo un percorso di valorizzazione delle produzioni montane, Zamperini ha presentato al gruppo di lavoro la mozione, di cui è primo firmatario, sulla "Salvaguardia dei formaggi a latte crudo, delle malghe e degli alpeggi lombardi".
"Nel Piano, che necessariamente si concentra soprattutto su controlli e salute pubblica, manca ancora una parte decisiva: sostenibilità economica degli alpeggi, ricambio generazionale, investimenti, valorizzazione commerciale dei formaggi a latte crudo e compensazione dei costi. Su questo lavorerà il gruppo di lavoro, dal quale sono già emerse proposte concrete. Sicurezza e tradizione devono camminare insieme, ma le maggiori tutele per i consumatori non devono ricadere sulle spalle di chi produce latte crudo e tiene vive le nostre montagne. La Lombardia deve essere un modello nazionale: controlli sostenibili, consumatori informati e sostegno concreto a chi lavora in montagna".




















