Forza Italia gioisce per Tentori presidente. Ma non ne ha imbroccata una

Non ne ha azzeccata una, eppure festeggia. Scrivere di Roberto Gagliardi è un po' ogni volta come bersagliare la Croce Rossa. Ma anche lui ne spara a pallettoni. Finito da mezz'ora il consiglio comunale, ieri gioiva per l'elezione di Virginia Tentori a presidente e per i mirabolanti risultati di Forza Italia.
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Roberto Gagliardi

Quella Forza Italia schierata apertamente, quando nel centrodestra non si riusciva a fare sintesi per arrivare a un candidato sindaco condiviso, per Carlo Piazza: la fascia tricolore la indossa Filippo Boscagli. Quella Forza Italia che, a una manciata di mesi dal voto, si è ritrovata di fatto senza segreteria cittadina, facendo scappare Angela Fortino e i suoi. Si sa, anche qui, come è finita. L'ex coordinatrice, alla faccia dei veti, si è trovata ad essere, con Lorella Cesana, la capolista della “Lista Civica Boscagli sindaco”, battendo, quanto a preferenze, la commissaria del partito nominata di fretta e furia da Gagliardi, quella Virginia Tentori che, nel segreto dell'urna, si è vista sorpassata da destra anche da Gianni Caravia, consigliere azzurro uscente, sostanzialmente non considerato dal movimento per tutta la campagna elettorale.
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Gianni Caravia, al lavoro sul Pgt con gli ex consiglieri di minoranza tutti oggi assessori (tranne Andrea Corti che non si è ricandidato a questa tornata)

"Sono vent'anni che ho i miei voti", commenta lui oggi, da unico esponente della “fu minoranza” escluso dalla Giunta che Boscagli ha voluto composta, in gran parte, da compagni che, con lui, nel tempo, hanno fatto - parole sue - "la lunga traversata del deserto" sui banchi dell'opposizione con il centrosinistra al governo della città. "Per tradizione è così, ma non è detto" aggiunge ancora Caravia, quando, raggiunto telefonicamente "fuori regione" dove si trova per "motivi famigliari" che non gli hanno permesso ieri di essere in Aula ad applaudire all'elezione di Tentori, gli si fa notare che, pur da più votato tra i forzisti e pur da consigliere uscente, non ha ottenuto una poltrona. "C'erano degli accordi" il commento. Laconico perché, chiaramente, non lo riguardavano. Qualcuno lo considera già un pezzo perso della maggioranza. Il secondo dopo Paolo Fiocchi, folgorato da Vannacci dopo aver giocato evidentemente male la partita sullo scacchiere dei ruoli tra Giunta e consiglio. "Assolutamente no. Rientrerò per fare quello che devo fare. Sarò il capogruppo di Forza Italia, anche perché la collega essendo diventata presidente del consiglio non può farlo" assicura - ironico? - l'ex funzionario di ATS, ora felice pensionato che non ha dovuto chiedere le ferie per presenziare ad una laurea a Catanzaro e una a Roma, saltando la convocazione di ieri dell'assise. "In Forza Italia sono a casa mia. Vorrei continuare a portare a spasso la mia faccia senza perderla, come ho fatto per 40 anni d'attività professionale e in politica, con quella coerenza per non saltellare da una parte all'altra". 
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Virginia Tentori

159 i voti personali ottenuti il 24-25 maggio. Oltre 50 in più della Tentori, esclusa poi dall'elenco degli assessori (anche) per non far entrare in consiglio Antonio Piazza, per non creare imbarazzi per via della vicende - ormai datata - delle gomme tagliate a un disabile. Nessuno evidentemente, nel comporre una lista improbabile - con candidati presi da tutta la provincia ed un Gigi Valsecchi depennato all'ultimo su indicazione degli alleati perché già in Aula a Ello - si era posto il problema prima. 1.282 i voti racimolati, con al Civica "schizzata" invece a 3.006. "Ma metà di quelli sono nostri" ha decretato, a spoglio chiuso, Gagliardi, senza vergogna, intestandosi il successo di chi se ne è andato in aperto contrasto con la sua gestione del partito, Fortino in primis. Ora è assessore, lei. Con "il nostro" rimasto invece a bocca asciutta, per sé e per i suoi, "dall'alto" - gulp - del suo 5.8%. Un successone.
A.M.
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