ASST Lecco: quattro progetti assistenziali per gli over 65. Meno ricoveri, più cure domiciliari. Parla Gianluca Peschi
Lo scorso anno l’Istat indicava in 14,15 milioni il numero dei residenti in Italia over 65, quasi un quarto della popolazione. Nel 1980 erano il 13.1%; nel 2000 il 18.1%; nel 2050 arriveranno a rappresentare il 35% dell’intera popolazione italiana.
Con questo scenario deve fare il conto il servizio socio-sanitario considerando che una fetta importante delle risorse disponibili viene assorbito proprio dalla fascia di età over 65.
Regione Lombardia, con Delibera di Giunta Regionale dell’1 agosto 2025 ha aperto uno scenario del tutto nuovo per l’assistenza alla popolazione anziana e fragile presso il domicilio.
L’ASST di Lecco, al fine di dare seguito alle indicazioni regionali ha sviluppato ben quattro progetti operativi sotto la guida del dottor Gianluca Peschi, direttore sociosanitario aziendale, il primo dei quali si è concretizzato con l’avviso pubblico di manifestazione di interesse per la selezione di Enti Gestori di Residenza Sanitaria Assistenzialeper la realizzazione del progetto “Gestione attiva delle liste d’attesa: la RSA domiciliare”.
In che cosa consiste il progetto coordinato scientificamente e operativamente dal dottor Peschi?

La premessa è che la domanda di inserimento in una RSA è nettamente superiore all’offerta di posti. C’è quindi un problema da affrontare per l’anziano e la famiglia all’interno del tempo di attesa. Attesa che grava sia sulla famiglia, sia sul paziente, soprattutto se le condizioni psicofisiche di quest’ultimo sono precarie.
Quando la famiglia decide l’inserimento dell’anziano in una RSA – salvo casi di ricovero volontario – è perché la situazione generale è complicata e l’attesa rischia di deteriorarla ulteriormente.
La Regione ha messo a disposizione fondi del PNRR per raggiungere l’obiettivo fissato nel 10% degli anziani over 65 assistiti direttamente a domicilio.
Risorse aggiuntive quindi che possono consentire di proporre alle RSA un contratto di collaborazione-assistenza attraverso una equipe composta da professionisti che operano all’interno della stessa RSA.
Dunque l’erogazione, diversamente dagli altri tre progetti, avviene in maniera indiretta, cioè viene erogata dalle RSA disponibili a inviare a domicilio un medico e un infermiere e altro personale che si ritiene necessario per mantenere il paziente a casa in attesa che si liberi un posto.
Per la famiglia un grosso sollievo, potendo contare su un’assistenza continua e specializzata e per il paziente una progressiva familiarità con i professionisti che si prenderanno cura di lui una volta inserito nella Residenza Sanitaria Assistenziale.
“Si tratta di un primo passo sperimentale” spiega Gianluca Peschi. “Alle RSA abbiamo chiesto i criteri assistenziali relativi ai pazienti in lista d’attesa in modo da intervenire su quelli che versano in condizioni più critiche. Pensiamo che ciò possa davvero rappresentare un aiuto concreto alle famiglie”.
Ma, come dicevamo, i progetti messi a punto dalla Direzione aziendale e dalle commissioni di studio e valutazione regionale sono tre. In questi casi l’erogazione di fondi è diretta anche se, come sempre, più che di risorse finanziarie il sistema soffre della penuria di professionisti. Il secondo progetto, sempre dedicato agli over 65, riguarda pazienti problematiche diverse da quelle fisiche, quali: difficoltà cognitive, depressione da lieve a seria, stati confusionali occasionali. In questi casi l’equipe sanitaria sarà costituita da uno psicologo, un assistente sociale e un tecnico della riabilitazione psichiatrica con il supporto, laddove necessario, di un medico psichiatra. Il gruppo di lavoro si confronta col medico di famiglia e, eventualmente, con l’infermiere che assiste al domicilio allo scopo di organizzare al meglio l’assistenza. Ogni paziente fa storia a sé: c’è il paziente con problemi cognitivi, di progressiva fragilità mentale, pazienti che soffrono la solitudine e l’isolamento sociale. Per ciascuna patologia l’equipe deve disporre del professionista specializzato. Sul campo dovrebbero operare tre gruppi, uno per distretto: Lecco, Merate e Bellano.
Il terzo progetto è finalizzato a ridurre il tasso di ospedalizzazione del paziente over 65. In collaborazione col San Gerardo di Monza la nostra ASST sta mettendo a punto un programma di presenza nel Pronto Soccorso del San Leopoldo Mandic di un medico geriatra assistito da un infermiere con competenze geriatriche specifiche. Il paziente anziano che normalmente oggi il medico di Medicina d’urgenza ricovera in reparto, viene visitato dal Geriatra. Se le sue condizioni non destano preoccupazione dal punto di vista clinico, piuttosto che destabilizzarlo con un ricovero che potrebbe rivelarsi inappropriato, viene rimandato al domicilio e da lì scatta il sistema di assistenza domiciliare garantito dal medico geriatra, dall’infermiere e, eventualmente da altro personale specializzato che si ritiene sia utile o necessario. Insomma si gioca d’anticipo per evitare il ricovero. Il paziente sarà seguito al domicilio per una decina di giorni. Al termine del periodo il Geriatra stilerà la cartella con le indicazioni operative per la famiglia.
Il quarto progetto, infine, riguarda i pazienti che sono stati ricoverati in Stroke Unit. In genere dopo sei mesi gli specialisti perdono il contatto col paziente, sia perché il paziente stesso, una volta ristabilito, non ritiene più necessario sottoporsi a visite di controllo, sia per il fatto che l’attesa per la visita specialistica può essere lunga. Questo quarto progetto prevede il reclutamento e l’addestramento di un infermiere che effettui un accesso a domicilio per accertare lo stato di salute del paziente, relazionando poi al medico specialista. Così facendo la famiglia è più tranquilla sapendo che il congiunto è stato valutato da personale qualificato e il paziente stesso vive in condizioni migliori grazie al rapporto che instaura con l’infermiere il quale lo informa costantemente dell’evoluzione del quadro clinico .
I quattro progetti sono stati presentati in Regione la quale, peraltro, con delibera votata all’unanimità ha approvato una risoluzione che mira alla creazione della figura del “geriatra di comunità”.
Consapevoli, tutti, che la transizione demografica deve essere gestita con razionalità perché il processo in atto è inarrestabile. E che le risorse per l’altissima specializzazione vengono utilizzate per un numero limitato di pazienti mentre la domanda maggiore di risorse proverrà dalla popolazione della terza e quarta età.
Con questo scenario deve fare il conto il servizio socio-sanitario considerando che una fetta importante delle risorse disponibili viene assorbito proprio dalla fascia di età over 65.
Regione Lombardia, con Delibera di Giunta Regionale dell’1 agosto 2025 ha aperto uno scenario del tutto nuovo per l’assistenza alla popolazione anziana e fragile presso il domicilio.
L’ASST di Lecco, al fine di dare seguito alle indicazioni regionali ha sviluppato ben quattro progetti operativi sotto la guida del dottor Gianluca Peschi, direttore sociosanitario aziendale, il primo dei quali si è concretizzato con l’avviso pubblico di manifestazione di interesse per la selezione di Enti Gestori di Residenza Sanitaria Assistenzialeper la realizzazione del progetto “Gestione attiva delle liste d’attesa: la RSA domiciliare”.
In che cosa consiste il progetto coordinato scientificamente e operativamente dal dottor Peschi?

La premessa è che la domanda di inserimento in una RSA è nettamente superiore all’offerta di posti. C’è quindi un problema da affrontare per l’anziano e la famiglia all’interno del tempo di attesa. Attesa che grava sia sulla famiglia, sia sul paziente, soprattutto se le condizioni psicofisiche di quest’ultimo sono precarie.
Quando la famiglia decide l’inserimento dell’anziano in una RSA – salvo casi di ricovero volontario – è perché la situazione generale è complicata e l’attesa rischia di deteriorarla ulteriormente.
La Regione ha messo a disposizione fondi del PNRR per raggiungere l’obiettivo fissato nel 10% degli anziani over 65 assistiti direttamente a domicilio.
Risorse aggiuntive quindi che possono consentire di proporre alle RSA un contratto di collaborazione-assistenza attraverso una equipe composta da professionisti che operano all’interno della stessa RSA.
Dunque l’erogazione, diversamente dagli altri tre progetti, avviene in maniera indiretta, cioè viene erogata dalle RSA disponibili a inviare a domicilio un medico e un infermiere e altro personale che si ritiene necessario per mantenere il paziente a casa in attesa che si liberi un posto.
Per la famiglia un grosso sollievo, potendo contare su un’assistenza continua e specializzata e per il paziente una progressiva familiarità con i professionisti che si prenderanno cura di lui una volta inserito nella Residenza Sanitaria Assistenziale.
“Si tratta di un primo passo sperimentale” spiega Gianluca Peschi. “Alle RSA abbiamo chiesto i criteri assistenziali relativi ai pazienti in lista d’attesa in modo da intervenire su quelli che versano in condizioni più critiche. Pensiamo che ciò possa davvero rappresentare un aiuto concreto alle famiglie”.
Ma, come dicevamo, i progetti messi a punto dalla Direzione aziendale e dalle commissioni di studio e valutazione regionale sono tre. In questi casi l’erogazione di fondi è diretta anche se, come sempre, più che di risorse finanziarie il sistema soffre della penuria di professionisti. Il secondo progetto, sempre dedicato agli over 65, riguarda pazienti problematiche diverse da quelle fisiche, quali: difficoltà cognitive, depressione da lieve a seria, stati confusionali occasionali. In questi casi l’equipe sanitaria sarà costituita da uno psicologo, un assistente sociale e un tecnico della riabilitazione psichiatrica con il supporto, laddove necessario, di un medico psichiatra. Il gruppo di lavoro si confronta col medico di famiglia e, eventualmente, con l’infermiere che assiste al domicilio allo scopo di organizzare al meglio l’assistenza. Ogni paziente fa storia a sé: c’è il paziente con problemi cognitivi, di progressiva fragilità mentale, pazienti che soffrono la solitudine e l’isolamento sociale. Per ciascuna patologia l’equipe deve disporre del professionista specializzato. Sul campo dovrebbero operare tre gruppi, uno per distretto: Lecco, Merate e Bellano.
Il terzo progetto è finalizzato a ridurre il tasso di ospedalizzazione del paziente over 65. In collaborazione col San Gerardo di Monza la nostra ASST sta mettendo a punto un programma di presenza nel Pronto Soccorso del San Leopoldo Mandic di un medico geriatra assistito da un infermiere con competenze geriatriche specifiche. Il paziente anziano che normalmente oggi il medico di Medicina d’urgenza ricovera in reparto, viene visitato dal Geriatra. Se le sue condizioni non destano preoccupazione dal punto di vista clinico, piuttosto che destabilizzarlo con un ricovero che potrebbe rivelarsi inappropriato, viene rimandato al domicilio e da lì scatta il sistema di assistenza domiciliare garantito dal medico geriatra, dall’infermiere e, eventualmente da altro personale specializzato che si ritiene sia utile o necessario. Insomma si gioca d’anticipo per evitare il ricovero. Il paziente sarà seguito al domicilio per una decina di giorni. Al termine del periodo il Geriatra stilerà la cartella con le indicazioni operative per la famiglia.
Il quarto progetto, infine, riguarda i pazienti che sono stati ricoverati in Stroke Unit. In genere dopo sei mesi gli specialisti perdono il contatto col paziente, sia perché il paziente stesso, una volta ristabilito, non ritiene più necessario sottoporsi a visite di controllo, sia per il fatto che l’attesa per la visita specialistica può essere lunga. Questo quarto progetto prevede il reclutamento e l’addestramento di un infermiere che effettui un accesso a domicilio per accertare lo stato di salute del paziente, relazionando poi al medico specialista. Così facendo la famiglia è più tranquilla sapendo che il congiunto è stato valutato da personale qualificato e il paziente stesso vive in condizioni migliori grazie al rapporto che instaura con l’infermiere il quale lo informa costantemente dell’evoluzione del quadro clinico .
I quattro progetti sono stati presentati in Regione la quale, peraltro, con delibera votata all’unanimità ha approvato una risoluzione che mira alla creazione della figura del “geriatra di comunità”.
Consapevoli, tutti, che la transizione demografica deve essere gestita con razionalità perché il processo in atto è inarrestabile. E che le risorse per l’altissima specializzazione vengono utilizzate per un numero limitato di pazienti mentre la domanda maggiore di risorse proverrà dalla popolazione della terza e quarta età.
C.B.




















