Alla foce del Gallavesa, dove nonostante analisi, divieti e 'macchie' si fa il bagno
Venerdì 10 luglio, primo pomeriggio: ci sono 32 gradi. Dopo qualche giorno di tregua, il caldo torna a farsi sentire e di conseguenza si torna in riva al Lago. A Vercurago, nonostante il giorno lavorativo, diversi i bagnanti alla foce del torrente Gallavesa, laddove l’acqua è stata bollata come “fortemente inquinata” dopo le analisi condotte da Legambiente che, nella mattinata dell’8 luglio, in occasione della ventunesima edizione di “Goletta dei Laghi”, ha presentato all’Officina Badoni i dati della salute microbiologica dei nostri bacini. Insieme alla foce del Caldone a Lecco, lo sbocco sul lago del Gallavesa è dunque, per l’associazione ambientalista, da bollino nero.

Molti dei presenti entrano in acqua senza essere a conoscenza dei risultati dei campionamenti, come Simona e Virginia, due ragazze che hanno appena finito di fare il bagno: “Non lo sapevamo, non ne eravamo a conoscenza, probabilmente non ci torneremo e cercheremo altre zone più pulite” o come Daniela, che abita nei paraggi e arriva già da tre pomeriggi consecutivi con la sua bicicletta, ma che a differenza delle due giovani tornerebbe proprio per la comodità e la vicinanza a casa, affermando che l’importante è evitare di bere l’acqua del lago; su quest’ultimo punto concordano anche Loretta e suo marito Maurizio, che ci hanno fornito il loro parere poco dopo.

Salvatore non ha bisogno invece della bici, abita proprio davanti alla spiaggia, da ormai 35 anni, ma diversamente da Daniela, da diverso tempo preferisce evitare di fare il bagno proprio perché non si è mai fidato della qualità dell’acqua. Anzi, Salvatore ci raccontato che negli scorsi giorni ha sentito di persone che hanno riscontrato macchie sulla pelle dopo essersi immerse. La riprova di ciò arriva da Manuela, una signora seduta poco distante, habitué di Vercurago: giusto due domeniche fa, dopo una giornata tra bagni nel lago e tintarella, sia lei che le sue amiche insieme al figlio di una di loro (ieri non presenti), hanno avuto sfoghi rossi a partire dal giorno successivo, ora guariti: “Io ho preso l’antistaminico, mentre il figlio della mia amica è stato visitato dal pediatra, che pensa possa trattarsi di punture di insetti”. L’amica in compagnia di Manuela invece dà la colpa al sole, che il giorno dell’accaduto batteva particolarmente. Chissà dove sta la verità.
Il signor Antonio, appresa la notizia dell’inquinamento dell’acqua, non tornerebbe, ma sposta il focus sulla non presenza di segnalazioni. In realtà (almeno) un cartello come abbiamo verificato e come potete vedere in foto è presente, vicino ai cassonetti dell’immondizia in uno degli ingressi alla spiaggetta... vecchio, sbiadito e rovinato, ma c’è.
Un gruppo di amici, in direzione lago, anche loro disinformati sulla situazione, appena notiziati dell’esito dei campionamenti di Legambiente, hanno cambiato il loro programma: “Allora niente bagno, solo sole”.
Per tirare le somme, dunque, tra chi non rinuncerà comunque a un comodo tuffo e tra chi invece cercherà altri posti, più sicuri e a norma, le risposte raccolte evidenziano come praticamente nessuno degli intervistati fosse al corrente della situazione alla foce del Gallavesa e dei recentissimi dati di Legambiente. Ignorando anche il divieto di balneazione comunque, da sempre, in vigore.

Il Gallavesa in secca alla foce
Molti dei presenti entrano in acqua senza essere a conoscenza dei risultati dei campionamenti, come Simona e Virginia, due ragazze che hanno appena finito di fare il bagno: “Non lo sapevamo, non ne eravamo a conoscenza, probabilmente non ci torneremo e cercheremo altre zone più pulite” o come Daniela, che abita nei paraggi e arriva già da tre pomeriggi consecutivi con la sua bicicletta, ma che a differenza delle due giovani tornerebbe proprio per la comodità e la vicinanza a casa, affermando che l’importante è evitare di bere l’acqua del lago; su quest’ultimo punto concordano anche Loretta e suo marito Maurizio, che ci hanno fornito il loro parere poco dopo.

La spiaggia con bagnanti in acqua
Salvatore non ha bisogno invece della bici, abita proprio davanti alla spiaggia, da ormai 35 anni, ma diversamente da Daniela, da diverso tempo preferisce evitare di fare il bagno proprio perché non si è mai fidato della qualità dell’acqua. Anzi, Salvatore ci raccontato che negli scorsi giorni ha sentito di persone che hanno riscontrato macchie sulla pelle dopo essersi immerse. La riprova di ciò arriva da Manuela, una signora seduta poco distante, habitué di Vercurago: giusto due domeniche fa, dopo una giornata tra bagni nel lago e tintarella, sia lei che le sue amiche insieme al figlio di una di loro (ieri non presenti), hanno avuto sfoghi rossi a partire dal giorno successivo, ora guariti: “Io ho preso l’antistaminico, mentre il figlio della mia amica è stato visitato dal pediatra, che pensa possa trattarsi di punture di insetti”. L’amica in compagnia di Manuela invece dà la colpa al sole, che il giorno dell’accaduto batteva particolarmente. Chissà dove sta la verità.
Il signor Antonio, appresa la notizia dell’inquinamento dell’acqua, non tornerebbe, ma sposta il focus sulla non presenza di segnalazioni. In realtà (almeno) un cartello come abbiamo verificato e come potete vedere in foto è presente, vicino ai cassonetti dell’immondizia in uno degli ingressi alla spiaggetta... vecchio, sbiadito e rovinato, ma c’è.

Il cartello che ricorda il divieto di balneazione
Un gruppo di amici, in direzione lago, anche loro disinformati sulla situazione, appena notiziati dell’esito dei campionamenti di Legambiente, hanno cambiato il loro programma: “Allora niente bagno, solo sole”.
Per tirare le somme, dunque, tra chi non rinuncerà comunque a un comodo tuffo e tra chi invece cercherà altri posti, più sicuri e a norma, le risposte raccolte evidenziano come praticamente nessuno degli intervistati fosse al corrente della situazione alla foce del Gallavesa e dei recentissimi dati di Legambiente. Ignorando anche il divieto di balneazione comunque, da sempre, in vigore.
Davide Russo




















