SCAFFALE LECCHESE/ 317: L’Italia spiegata agli italiani. I 150 anni del “Bel Paese”

Dopo il bicentenario della nascita, nel 2024, ecco ora un altro anniversario all’insegna di Antonio Stoppani: i 150 anni della pubblicazione del “Bel Paese” che si finiva di stampare coi torchi della Tipografia Agnelli di Milano il 23 luglio 1876. 

Naturalmente si era già parlato del libro più popolare dell’abate lecchese. E popolare nel vero senso della parola: per il successo di vendite, per la fama imperitura data al suo autore, ma anche perché si trattava di un libro rivolto al popolo, vera e propria divulgazione scientifica. In effetti fu scritto per un concorso di “libri di lettura per il popolo” e nell’introduzione lo Stoppani si rivolge agli “istitutori” e cioè agli insegnanti.
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Indubbiamente, “Il Bel Paese”, fu un fenomeno editoriale. Tra i libri italiani più letti di sempre. E “Un best-seller per l’Italia unita” è il titolo di un libro pubblicato nel 2012 da “Guerini e Associati” a cura di Pietro Redondi: raccoglie gli interventi di una giornata di studio tenutasi a Milano l’anno precedente, quel 2011 in cui si celebravano i 150 anni dell’unificazione del nostro Paese.

«“Il Bel Paese” – scrive Redondi nella sua introduzione – è un libro di scienza popolare che per più generazioni ha fatto parte della cultura di massa della nostra Penisola, continuamente riedito dagli ultimi decenni dell’Ottocento fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, il che equivale a dire dall’età delle carrozze fino agli anni dello Sputnik. (…) Ancora negli anni Venti del secolo scorso era considerato “il libro che ha rivelato l’Italia agli italiani”,»
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«Gran Paese è il nostro! – le parole dello Stoppani - L’Italia è sempre nuova; che per ricchezza e varietà dei fenomeni fisici ha in Europa quel primato che essa tiene per i monumenti gloriosi della storia e dell’arte,» Certo, «il rovescio della medaglia – annota Redondi – erano le deficienze da colmare su tutti i piani: dallo studio geologico del territorio all’industria turistica e a quella mineraria. “Feroce spettacolo” anche le famose cave di Carrara, dove il marmo si estraeva come da millenni a forza di braccia e di buoi; “corpi tesi, facce stravolte, occhi iniettati di sangue”. Il libro se ne indignava: “ma via, e dal lato della civiltà e dell’economia, la cosa, va male”. Un’altra “barbarie”, i pozzi di petrolio a Salsomaggiore, in cui gli operai “per un tozzo di pane, bazzicavano colla morte ogni quarto d’ora” calandosi per decine di metri con una corda. (…)  “Vi pare che questa sia industria?” chiedeva il protagonista del libro, sentenziando che “l’introdurre da noi dei metodi migliori per le diverse industrie non è soltanto economia: è anche umanità.” (…) Del medesimo tenore erano le pagine in cui il libro denunciava il divario tra il nord e il sud della Penisola. (…) La morale del “Bel Paese”, la sua ricetta era che per venire a capo di questo stato di cose, la nazione, gli italiani dovevano conoscere le scienze naturali,»

Sandro Baffi aggiunge che «implicitamente Stoppani si inserisce nel vasto dibattito che negli anni immediatamente successivi all’unità, tenta di dare un’identità agli italiani, di “fabbricare” un’identità nazionale, nei vari aspetti che questo concetto implica. Indirettamente, “Il Bel Paese” definisce un modello ideale d’italiano, in contraddizione con le immagini o meglio gli stereotipi che potevano circolare all’epoca,»
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Come detto, l’opera dello Stoppani restò per decenni di larga diffusione, tanto celebre che – si ricorderà – il suo titolo nel 1906 venne utilizzato come marchio di un nuovo formaggio da lanciare sul mercato. Si calcola che nel 1931, e cioè nel giro di 55 anni, furono raggiunte le 150 edizioni.

Elena Marescotti fa rilevare che «la progressiva diffusione dell’opera, dopo le primissime edizioni, è attestata in modo significativo da un’ulteriore edizione (quella del 1889), economica ed espressamente dedicata alle scuole. Da questo momento in poi, infatti, “Il Bel Paese” comincia a conoscere una grande espansione nel settore scolastico. (…) Nel 1923 i programmi per la scuola elementare redatti da Giuseppe Lombardo Radice consiglieranno ai maestri di destare e sviluppare la curiosità scientifica degli scolari della III classe mediante la lettura delle pagine de “Il Bel Paese”. (…) E lo ritroveremo ancora protagonista in ambito scolastico in piena epoca fascista, nel 1932, come libro di lettura ritenuto funzionante all’effettiva costituzione di un popolo a nazione.»

«Ufficialmente – ci ricorda Redondi - il libro era andato in disuso nella scuola, ma per la fortuna del “Bel Paese” fu una battuta di arresto di breve durata. Poi, di colpo, nel 1929 il libro è nuovamente sulla cresta dell’onda anche per una pedagogia fascista. “Perché non dovremmo noi, proprio noi fascisti, rimetterlo sui banchi delle scuole insieme ai libri di morale e di storia informati allo spirito della Rivoluzione?” A chiederselo, fresco della lettura del libro, nel 1929, sul “Popolo d’Italia”, Luigi Freddi: non un redattore qualsiasi, ma uno specialista della comunicazione di massa. (…) Per esaltare il senso della patria nelle nuove generazioni italiane la propaganda del regime aveva deciso allora di puntare sull’esaltazione della romanità. Secondo Freddi era un argomento di propaganda troppo lontano dalle masse, mentre la lettura del “Bel Paese” gli suggeriva di fare leva su un sentimento ben più concreto e istintivo negli italiani come l’amore per la terra natia.»
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Freddi scriveva nel mese di luglio e nel gennaio di quello stesso anno era uscito nella collana “I curiosi della natura” una biografia del geologo lecchese (“Antonio Stoppani, il poeta della geologia”) curato da Francesco Savorgnan Di Brazzà. Nato nel 1883 e morto nel 1942, Savorgnan era un giornalista che proprio tra il 1929 e il 1930 tenne un programma radiofonico di divulgazione scientifica. Fu personaggio discusso per i suoi rapporti col fascismo. Del resto, la sua opera di divulgazione rientrava nel programma di esaltazione del genio italiano voluto da Mussolini.

Nel libretto sullo Stoppani – pubblicato dalle Edizioni Agnelli di Milano (le stesse che avevano pubblicato “Il Bel Paese” mezzo secolo prima) – Savorgnan non si lascia sedurre dalla consueta enfasi fascista, però la lunga introduzione alla biografia del geologo attribuisce all’Italia la scoperta della geologia a partire da Leonardo e si diffonde in una rilettura storica volta ad accreditare il primato italiano nelle scienze, Sciovinista, lo definì Antonio Gramsci.

Essendo anch’essa opera divulgativa, la biografia si basa sostanzialmente su quella scritta nel 1898 da Francesco Cornelio rimasta per decenni libro di riferimento, Nella sua conclusione, Savorgnan ci dice che «pochi uomini furoni circondati da una più affettuosa popolarità di quella che seppe acquistarsi in vita Antonio Stoppani, e per meglio dire “l’abate” Stoppani, per far uso di un titolo tuttora universalmente usato da quanti ne ricordano il nome. Titolo non so da dove uscito, poiché non giustificato da carica e di più, con il suo sapore settecentesco, contrastante con il carattere vivo dell’uomo. Forse glielo diede spontaneamente il volgo per distinguere dagli altri sacerdoti, chi per tutta la vita fu lontano da qualsiasi prebenda ecclesiastica o, forse, per trovare un appellativo più adatto di quello di “professore”, che, se gli spettava di diritto, era troppo cattedratico per un innamorato della semplicità, A Milano non vi era persona che non conoscesse la sua faccia sorridente e bonaria, negli ultimi anni resa ancor più caratteristica dall’inquadratura di una zazzera di lunghi capelli argentei. (…) Malgrado la sua anima ardente, battagliera, e facilmente polemica, fu un semplice, un modesto. (…) Negli ultimi anni il suo carattere allegro si era leggermente modificato anche a causa dei violentissimi attacchi, da cui era stato fatto segno dalla stampa clericale intransigente. Essi furono non piccola parte nella acuta nevrastenia che ne tormentò i due ultimi anni.»

La riconquistata popolarità del “Bel Paese”, portò la casa editrice Vallardi a pubblicare una nuova edizione illustrata dell’opera, dopo la prima proposta nel 1908 dall’editore Cogliati. Della nuova edizione – ricorda Redondi - saranno poi ripubblicate diverse ristampe anche nel secondo dopoguerra, l’ultima nel 1961.
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«La fortuna di questo libro – sono ancora parole di Redondi – è stata caratterizzata e spiegata, per motivi di carattere testuale: “Non è solo il geologo che parla, è il naturalista enciclopedico, il poeta ispirato, il pittore verista, il novelliere giocondo e soprattutto il letterato fine,” Per gli uni la chiave del suo successo è da cercarsi nel pathos che si comunica al lettore. (…) Per altri si deve attribuire alla vivacità di stile, modellata sulla letteratura di viaggio e all’oralità di un testo che ricalcava le conferenze scientifiche di cui Stoppani era un maestro, come rilevato anche dai primi recensori: “la folla che si costipa alle conferenze dello Stoppani ha bisogno che si dica l’arte che qui dispiega: è la magia della parola parlata.»

Per quanto a lungo libro scolastico e nonostante le premesse destinata «agli istitutori», secondo Pino Boero, “Il Bel Paese” non può comunque essere catalogato come letteratura per l’infanzia come invece fatto da una dozzina di Storie di questo genere letterario dal 1945 a oggi.

Nel 1956, per esempio, usciva una biografia dello Stoppani curata da Enzo Petrini per la casa editrice fiorentina “Le Monnier” proprio in una collana di “Saggi sugli scrittori per l’infanzia”. Petrini (1916-2008), pedagogista molto apprezzato nella seconda metà del Novecento, sottolineava che la lettura del “Bel Paese” fosse più adatta agli adolescenti delle prime classi della scuola media che agli scolari delle elementari. E si soffermava sul declino, che il libro aveva ormai imboccato, un declino dovute alle «mutate condizioni storico-ambientali» e alle «profonde trasformazioni operate dal costume e dal lavoro industriale», ma anche al «mutato gusto della divulgazione scientifica giovanile, non più impegnata in trattazioni così ampie, anche se di piacevole lettura e garbata lingua, e invece orientata a condire il vero con un pizzico di avventuroso e di sorprendente,»
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Petrini constatava dunque come l’interesse degli editori nei confronti del “Bel Paese” andava ormai declinando: il libro dello Stoppani aveva ormai perso d’attualità. E col passare degli anni, sarebbe stata quasi dimenticato. Decenni dopo, nel 2009, sarebbe uscita per l’editore Nino Aragno l’edizione curata da Luigi Clerici che – come ci dice Redondi – ha “storicizzato” il libro «ricollocandolo nelle forme della letteratura della sua epoca.»

Non è un caso che, nell’anno bicentenario 2024, l’editore Einaudi – pubblicando “Il Bel Paese” nella prestigiosa collana dei “Millenni” (con presentazione anche a Lecco) abbia scelto per una sorta di rigore filologico il testo della prima edizione, senza le aggiunte apportate in quelle successive.

E comunque «il cammino editoriale de “Il Bel Paese” – dice Paolo Traniello - si svolge, con forme che hanno fortemente variato in intensità produttiva (assai forte fino alla fine della prima guerra mondiale e ancora vivace fino agli anni ’30 del Novecento, per declinare poi bruscamente, con un risveglio parziale a partire dal centenario della morte dell’autore) lungo un tratto che percorre gran parte della storia d’Italia unita»

Infine, il giallo sulla prima edizione che, come detto, è del 1876. Però, c’è chi ne accredita una precedente, uscita nel 1875 e poi misteriosamente scomparsa. Di 1875, per esempio, parla lo stesso Petrini nel suo Stoppani.
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A tal proposito, il giudizio di Redondi è netto: «L’individuazione della prima edizione dell’opera è stata resa problematica (…) da notizie anche autorevoli fornite senza alcun riscontro e da errori catalografici gravi addebitabili alla rete. A semplici notizie senza riscontro è dovuta la creazione di una prima fantomatica edizione del 1875. Qui una certa responsabilità potrebbe essere attribuita allo stesso autore, se non fosse ben chiaro che la dichiarazione da lui effettivamente scritta, a cui improvvisati bibliografi si sono poi appigliati, appartiene al genere dei ricordi autobiografici non controllati, né prima né dopo che vengano enunciati, perché nessuna intenzione di ricostruzione storica precisa viene attribuita ai dettagli cronologici che li accompagnano. (…) Nei “Cenni autobiografici” da lui elaborati per essere presentati all’Accademia Cesareo Leopoldiana in occasione della sua nomina a socio, e rimasti inediti, Stoppani scrive: “Nella stessa epoca [il biennio 1871-73] scrissi molti articoli, in forma di conversazione sulle bellezze naturali, la geologia e la geografia fisica d’Italia, che raccolsi e pubblicai nel 1875 in un volume intitolato “Bel Paese”. Che il tono sia appunto quello di un ricordo personale privo di ogni pretesa di fornire una data inoppugnabile (…) a me pare evidente. (…) Se non che, su questo accenno non pienamente controllato, si è determinata la creazione del fantasma bibliografico relativo a un’edizione 1875 che non vi è mai stata» seppure venga citata da una tradizione formatasi già nell’Ottocento e che «si tratta tuttavia, più che di una serie tradizione critica, di una opinione senza fondamento, anche se purtroppo ripetuta da vari studiosi tra i quali (…) lo stesso biografo, nonché nipote, di Stoppani, Angelo Maria Cornelio, nessuno dei quali tuttavia dichiara di averne mai visto un solo esemplare.»
Dario Cercek
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